La vicenda dell’araucaria abbattuta nel centro storico di Pizzo è approdata all’esame di un consiglio comunale aperto, convocato in un clima segnato da tensioni e richieste di chiarimento. Al centro del dibattito, le responsabilità connesse all’abbattimento, il regime giuridico di tutela dell’esemplare e la titolarità dell’area su cui insiste.

Il Consiglio si è svolto alla presenza di un pubblico numeroso, a testimonianza di un’attenzione che nelle settimane precedenti aveva già trovato espressione in una manifestazione di protesta. In apertura, il sindaco Sergio Pititto ha ricostruito l’operato dell’amministrazione, evidenziando come già nel mese di dicembre fosse stato avviato l’iter per il censimento e il riconoscimento del carattere monumentale dell’albero, ricevendo «solo il 9 aprile scorso conferma della regolarità degli atti».

All’intervento del primo cittadino sono seguite le posizioni dei consiglieri di minoranza De Pasquale e Federico, che hanno individuato in «ritardi e omissioni da parte dell’amministrazione» le principali criticità, sostenendo che, in loro assenza, «la pianta non avrebbe subito il taglio».

Ampio spazio è stato riservato agli interventi dei cittadini, dai quali è emerso un quadro segnato da indignazione, sfiducia e crescente stanchezza rispetto a situazioni percepite come irrisolte. In più occasioni, l’abbattimento dell’araucaria è stato indicato come punto di convergenza di un malessere più ampio.

A Pizzo si è svolto un Consiglio comunale aperto alla cittadinanza per fare chiarezza su diversi aspetti legati al taglio illegale dell'esemplare di Araucaria che svettava sul centro storico napitino, avvenuto poche settimane fa. Amministratori e residenti a confronto

Nel corso della discussione non sono mancati momenti di attrito. Durante l’intervento dell’artista e storico locale Antonio Montesanti, volto a evidenziare la lentezza delle procedure amministrative, si è registrato un confronto diretto con alcuni esponenti della maggioranza, i quali hanno rilevato che le affermazioni rese sarebbero state acquisite per un eventuale utilizzo in sede legale.

Ulteriore elemento di tensione è emerso in occasione dell’intervento dell’avvocato Marco Talarico, difensore della società che ha operato sul bene arboreo. Il legale ha sostenuto che non sussisterebbero dubbi in merito alla titolarità del terreno, richiamando un atto notarile e affermando la possibilità di verificarne i contenuti attraverso visure catastali. Quanto al taglio, lo ha ricondotto a esigenze di sicurezza, ritenendo l’intervento necessario. Nella sua esposizione ha inoltre collocato la presenza dell’araucaria in un arco temporale più recente (anni Cinquanta del Novecento), ridimensionandone la secolarità e la corrispondenza alla realtà dei fatti.

Di diverso tenore il contributo dell’avvocato Massimiliano De Benetti, difensore del Comune, che ha ricostruito la vicenda sotto il profilo giuridico, soffermandosi sulla questione della proprietà e indicando in Roberto Bisogni il titolare effettivo del terreno, e non la società rappresentata da Talarico. Ha inoltre evidenziato come l’atto richiamato dalla controparte non determinasse il trasferimento della proprietà né potesse, di per sé, legittimare interventi di tale portata.

In chiusura, l’amministrazione ha ribadito l’intenzione di fare piena luce sull’accaduto e di proseguire nelle verifiche, confermando l’impegno nella tutela del patrimonio cittadino e nel contrasto a ogni forma di illegalità.