I risultati del referendum sulla riforma della giustizia proposta dal governo in carica e realizzata dal Ministro della Giustizia Nordio mi hanno spinto a numerose riflessioni che desidero condividere con tutti coloro che abbiano la pazienza di leggerle e che riguardano la politica italiana. Il trionfo del No è stato motivo di grande soddisfazione per coloro che si sono battuti in questa direzione e per la difesa della Costituzione italiana e immediatamente il centro sinistra si è precipitato per attribuirsi il merito della vittoria. Personalmente non condivido questa lettura dei risultati anche se sono convinta che i partiti della sinistra potrebbero trarne vantaggio se solo sapessero fare tesoro dalle indicazioni che gli elettori hanno voluto dare in questa, come in altre occasioni, alla politica.

Nell’ormai lontano 2016 anche il centro sinistra, allora guidato da Matteo Renzi, aveva realizzato una riforma della costituzione che è stata bocciata con un sonoro no dagli italiani, esattamente come è avvenuto la settimana scorsa. Questo vuol dire che gli italiani amano la loro costituzione perché sanno che essa è stata scritta con il sangue dei martiri della resistenza e da persone che avevano non solo lottato per la libertà, ma studiato e ponderato ogni espressione e ogni parola di cui la carta costituzionale è formata; anche molti ormai stanchi della politica che difficilmente prendevano la matita per esprimere il loro voto hanno scelto di farlo di fronte al pericolo della cancellazione di ben sette articoli della Costituzione. È certo, dunque, che i referendum costituzionali attraggono il voto negativo di quanti (siano essi di sinistra siano essi di destra) credono nel valore della democrazia e dell’antifascismo; infatti, io sono convinta che anche molte persone di destra (quella democratica e liberale) abbiamo voluto bocciare la riforma Nordio così come pare la abbiamo bocciata i giovani (almeno quelli che hanno potuto votare).

A questo punto mi preme dare qualche indicazione ai partiti della sinistra, a cui non va il merito della vittoria, che va ascritto piuttosto ai padri e alle madri costituenti i quali hanno scritto una costituzione che si è soliti definire la più bella del mondo; io non so se questa ultima affermazione corrisponda al vero perché non ho letto le altre costituzioni, ma conosco quella italiana e la trovo bellissima, un testo “sacro” e che come tale non avrebbe bisogno di essere rivista; nonostante i tempi siano cambiati infatti, essa si fa portatrice di valori e leggi universali e intramontabili che, per parafrasare Antigone di Sofocle, sono “non scritte eppure sicure degli dei. Infatti esse non vivono da oggi o da ieri, ma da sempre, e nessuno sa da quando apparvero”. Ma, se proprio questo testo va rivisto le modalità devono essere ben diverse da quelle messe in campo fino ad ora e devono coinvolgere l’intero arco costituzionale e persone di caratura cultura e morale che nel nostro parlamento mancano ormai da tempo.

Tra un anno sono previste le prossime elezioni politiche e le forze progressiste e di sinistra hanno tutto il tempo per prepararsi alla sfida elettorale mettendo in campo una serie di strumenti e metodologie che possano assicurare la vittoria di quanti credono nella democrazia e nella giustizia. Non ritengo per nulla una priorità la scelta di un leader della coalizione né l’indizione di primarie per selezionare l’aspirante premier, questo dovrà essere, a mio avviso, il “segretario” del partito della coalizione che prenderà il maggior numero di voti alle elezioni.

Invece, è necessario che si parta dalla selezione dei candidati baypassando la legge elettorale che prevede liste bloccate come nelle migliori dittature di ogni colore politico e partendo, piuttosto, dai territori e dai collegi elettorali perché i candidati vengano selezionati in ciascun partito della coalizione attraverso delle primarie a cui sia consentita la partecipazione degli iscritti e dei simpatizzanti del partito. Quanto al programma di governo ritengo che come primo punto programmatico il centro sinistra dovrebbe impegnarsi a modificare la riforma elettorale in cui sia prevista la cancellazione delle liste bloccate attualmente in vigore; a seguire sarebbe da procedere con l’abolizione di tutte le leggi e decreti legge liberticidi (autonomia differenziata, decreto sicurezza, DDL Gasparri, decreto immigrazione, chiusura centri in Albania, riforma della scuola, solo per citarne alcune delle più devastanti e anticostituzionali) varate dal governo di destra attualmente in carica e per finire programmerei un grande piano di modernizzazione del paese riportando in piedi la grande tradizione culturale e morale del paese, ripopolando il sud e i piccoli centri montani e marini, favorendo il turismo di qualità e destagionalizzato in tutte le aree del paese, promuovendo le tradizioni contadine e nobiliari del nostro paese e varando un grande piano a favore dell’ambiente e dell’integrazione culturale di quanti provengono da paesi e culture altre.

Prima di cercare di ottenere voti e consensi, penso che sia necessario cercare di conquistare credibilità; perché chi fa politica (quella vera) sa bene che i voti (come i soldi) vanno e vengono, ma la credibilità una volta che è venuta meno non può più essere riacquistata. Quindi, invito i partiti progressisti a ripartire dai giovani (con i loro sogni e le loro aspirazioni) e dalla base per costruire una nuova sinistra, una nuova Italia, una nuova Europa e un nuovo Mondo, in cui a dominare e a comandare non siano gli squilibrati genocidi come Nethanyau e Trump e i loro sodali anche italiani, ma i popoli e le masse che forti della loro cultura e della loro passione civica sappiano indirizzare chi li governa verso un mondo più giusto e umano, in cui le diseguaglianze tra i popoli e le classi sociali siano sempre minori.

Partire insomma dai programmi per essere più credibili e concreti è la ricetta, che io suggerisco, per vincere questa che si avvicina e tutte le prossime sfide elettorali.