Il verbale conclusivo della Conferenza dei servizi sul Piano comunale di spiaggia, dà la stura a nuove polemiche e interpretazioni sui limiti imposti allo sviluppo turistico del retroporto di Vibo Marina. L’atto, sul quale il Consiglio comunale si appresta ora a deliberare a 10 anni dall’avvio dell’iter burocratico, segna un passaggio epocale in materia di regolamentazione delle concessioni balneari e dei tratti di spiaggia libera, ma si ferma, gioco forza, ai confini dell’area del porto e dell’immediato retroporto che ricadono, ai sensi di legge, nella competenza dell’Autorità di sistema portuale dei mari Jonio e Tirreno meridionale.

In tale perimetro le concessioni esistenti verranno confermate, ma ogni altro intervento dovrà essere sottoposto all’Autority che ha sede a Gioia Tauro. Di conseguenza, all'interno dell'ambito portuale, il Piano spiaggia comunale non produrrà effetti vincolanti, assumendo un valore meramente ricognitivo e conoscitivo.

Un dato che secondo alcuni osservatori ed esponenti dell’opposizione certificherebbe l’incapacità da parte del Comune di Vibo Valentia di affermare il proprio ruolo sul piano politico-istituzionale, segnando un arretramento rispetto alla progettualità legata alla vocazione turistica dell’area retroportuale e, soprattutto, rispetto alla delocalizzazione del sito della Meridionale petroli, vero nodo della questione.

Sul punto è stata la vicesindaca con delega all’Urbanistica, Loredana Pilegi, a chiarire in un video i termini della questione: «Il Comune non ha nessuna competenza su quel tratto di spiaggia (via Vespucci, ndr) - ha ribadito, spiegando che «l'Amministrazione ha cristallizzato l'esistente grazie a un'interlocuzione positiva con l'Autorità portuale che ha consentito di mantenere i lidi già presenti in quell'area, mentre ogni nuova espansione o modifica sostanziale resta vincolata ai nulla osta dell'AdSP».

Il Pcs punta tutto, quindi, sul tratto di litorale tra il quartiere Pennello e Trainiti dove, assicura l’assessore, «le concessioni verranno incrementate e verranno realizzate anche nuove aree parcheggio. Anche l’occhio avrà la sua parte - ha rimarcato - grazie alle linee guida che il Piano prescrive per tutto ciò che sorgerà sull’arenile».

Cosa prevede il Piano spiaggia? Intanto che vengano «puntualmente identificate e stralciate le aree del demanio marittimo interessate da abusivismo edilizio o da destinazioni non coerenti con la vocazione turistico balneare. Tali ambiti saranno oggetto di specifici Piani attuativi urbanistici (Pau) di recupero».

Poi, che «tutti i manufatti da installarsi sulla fascia costiera devono essere realizzati esclusivamente in legno o materiali naturali, essere facilmente smontabili e privi di fondazioni in calcestruzzo gettato in opera. È obbligatorio procedere allo sgombero totale di ogni manufatto stagionale entro e non oltre il 30 novembre di ogni anno. L'altezza massima delle strutture arenile (ombrelloni, gazebo, pedane) è fissata a 80 cm; i volumi tecnici non potranno superare i 3,50 m di altezza. Le tonalità cromatiche ammesse sono: bianco, panna, crema e beige. Sono consentiti esclusivamente dettagli minimi in blu/azzurro. La vegetazione spontanea deve essere protetta e salvaguardata. L'arredo verde è consentito esclusivamente con specie tipiche locali, collocate in vaso. È fatto divieto assoluto di ancoraggio sulle praterie di Posidonia oceanica presenti lungo il litorale».

Sul piano dell’accessibilità e della dimensione sociale, il Piano spiaggia «garantisce il rispetto dello standard minimo del 30% di spiaggia libera, elevando di fatto tale quota a circa l'80% della superficie demaniale totale. Tale scelta costituisce un preciso indirizzo a tutela del libero e gratuito accesso al litorale».

Inoltre, «entro sei mesi dall'approvazione del Piano, tutti gli stabilimenti balneari esistenti devono installare: piazzole attrezzate per almeno il 20% degli ombrelloni, sedie job anfibie, passerelle trasversali e cartellonistica in linguaggio Braille. È obbligatorio esporre cartellonistica indicante i dati periodici sulla qualità delle acque di balneazione e le sanzioni previste per comportamenti lesivi dell'ambiente costiero».