Il Consiglio regionale ci riprova. È stata nuovamente presentata la Proposta di legge per la “Modifica dei confini territoriali tra i comuni di Zambrone e Zaccanopoli nella provincia di Vibo Valentia” che, nella passata legislatura, era stata promossa dal capogruppo di Forza Italia Michele Comito e che è stata ora ripresa, con un testo quasi del tutto invariato, dal consigliere regionale di Noi Moderati, Vito Pitaro.

La proposta Comito era stata già esaminata con parere positivo dalla Commissione competente (la prima - Affari istituzionali) ed aveva ricevuto il via libera anche dalla Commissione bilancio senza, tuttavia, mai approdare in assemblea. La fine anticipata della XII legislatura ne aveva poi interrotto l’iter.

La proposta viene dunque rinnovata su iniziativa di Vito Pitaro e si focalizza, oggi come allora, sul passaggio di località Cancino dal comune di Zaccanopoli a quello di Zambrone. Nonostante faccia parte amministrativamente di Zaccanopoli, la contrada dista oltre 15 chilometri dal proprio comune di riferimento, dal quale - si spiega nella Pdl - è separata da un’assenza di collegamenti viari diretti. Al contrario, Cancino, è divisa da Zambrone solo da una strada comunale e si è ormai integrata con la frazione di Daffinacello.

Le 13 famiglie residenti (trenta elettori in totale) ricevono già da tempo i servizi essenziali, come fornitura idrica, raccolta rifiuti e trasporto scolastico - si argomenta ancora -, dal Comune di Zambrone, essendo per Zaccanopoli antieconomico e logisticamente complesso garantirli. La proposta mira quindi a sanare questa "incongruenza storico-geografica" a favore di una maggiore efficienza amministrativa. Sul punto, nel corso di un’audizione nella prima commissione consiliare di Palazzo Campanella, i sindaci dei comuni interessati si erano già espressi con parere favorevole, sulla base della necessità di sanare l’incongruenza evidenziata nel testo di legge.

L'operazione prevede il “trasloco” di un'area di circa 5 ettari e il suo accorpamento a Zambrone a partire dal 1° gennaio 2027. Per procedere occorre passate però da una consultazione popolare. Facendo leva sulla legge regionale n. 13/1983, si prevede un referendum limitato ai soli residenti di Cancino, titolari di un “interesse qualificato” in merito alla questione oggetto di referendum. Estendere il voto a tutti i cittadini dei due comuni, si legge nella relazione, finirebbe per “soffocare la voce autentica” della minoranza territoriale direttamente interessata.

A suscitare particolare curiosità è la lievitazione dei costi per l’espletamento del referendum stesso. Se nella precedente proposta Comito (qui il testo di legge) si prevedeva una spesa di appena 1.248 euro, calcolata sulla base dei parametri di riferimento adottati dal ministero dell’Interno in occasione delle elezioni politiche e regionali del 2013 e vista la necessità di allestire un unico seggio, il costo previsto dalla nuova proposta di Pitaro (reperibile cliccando quiviene stimato in 39mila euro, sempre per 30 elettori e sempre per un solo seggio da allestire. Quindi più di 30 volte tanto rispetto alla prima stima.

A supporto di questo calcolo, la legge Pitaro tira in ballo l’ultimo referendum che ha interessato l’area cosentina. «Per il calcolo dell’ammontare del rimborso spettante ai Comuni - si spiega - si sono assunti quali parametri di riferimento di carattere generale quelli adottati per l’ultimo referendum espletato, ovvero quello riferito alla modifica dei confini dei Comuni di Cosenza, Rende e Castrovillari (Castrolibero, ndr) della Provincia di Cosenza, nel dicembre del 2024». Un referendum, questo, costato 30mila euro ma che ha chiamato alle urne un numero neppure lontanamente paragonabile a quello di Cancino. Gli aventi diritto, in quel caso, erano infatti 55.717.

Un dato che non sfugge al proponente, il quale sul punto precisa: «analogamente, bisognerà considerare tale iter anche per l’espletamento del referendum relativo ai Comuni di Zambrone e Zaccanopoli, i cui costi potranno essere simili, nel suo tetto massimo, al precitato caso, prescindendo dal numero di elettori interessati». Tra le voci di spesa si cita anche il costo connesso all’utilizzo di una piattaforma informatica necessaria alla raccolta, alla registrazione e all’elaborazione dei voti (8mila euro). La spesa finale è così quantificata in 39mila euro e comporterebbe una costo di 1.300 euro per ognuno dei 30 elettori chiamati alle urne. Un dato che appare decisamente eccessivo per il caso in questione. Con tutto il rispetto per i 13 nuclei familiari Cancino, il cui diritto ad esprimersi democraticamente va assolutamente garantito.