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Dalla fine di febbraio la pianta dell’acetosella dai caratteristici fiori invade vigne, uliveti e campi. Da bambini ne succhiavamo il gambo per dissetarci col suo succo asprigno

Storia e memoria

In questa stagione le campagne sono invase (nella foto una vigna di Pizzo) da una pianta spontanea dal caratteristico fiore, l’acetosella gialla o trifoglio giallo. Tanti sono gli ex ragazzi, cresciuti sul finire del secolo scorso, che la ricorderanno come “susamelle”, “erba aceto” od altri nomi che localmente venivano adoperati. Da ragazzi, quante scorpacciate di questi fiori! Veniva succhiato il gambo e il loro sapore, asprigno come il limone, faceva strizzare gli occhi, ma quanto era buono! Solo al ricordo si sente in bocca il suo gusto acidulo.

I più anziani ricordano, facendo di ciò memoria storica, che una volta, quando i tempi erano tristi, il suo succo oltre che dissetare faceva passare anche la fame, e anche i suoi bulbi, essendo edibili, venivano consumati, sia crudi che cotti. Ma i botanici ci dicono di stare attenti perché è ricca di acido ossalico, che se ingerito in quantità considerevoli può dare fastidio allo stomaco.

La pianta è originaria dal Sud Africa ed è stata introdotta nel bacino del Mediterraneo ai primi dell’Ottocento. Una particolare curiosità, il contadino se ne serve perché lo avverte della possibilità di piogge imminenti per la sua capacità di ripiegare le foglie prima dell'arrivo di una pioggia.