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Anziani pazienti costretti ad odissee anche di dieci giorni per “semplici” fratture al femore e sullo sfondo le prestazioni private “offerte” dai medici al di fuori del reparto 

Degenti in barella in corsia
Sanita'

Sulla porta del reparto di ortopedia c’è ancora il nome di Michele Soriano, sebbene il primario sia in quiescenza da oltre un anno. Un cartoncino affisso alla meno peggio riporta il nome del nuovo responsabile, Maria Grazia Grillo. E’ sulle sue spalle che grava il carico di un’unità operativa sottodimensionata, che giornalmente deve sopportare le lamentele di pazienti costretti ad attendere fino a dieci giorni per un intervento urgente. A lei vorremmo rivolgere qualche domanda, ma la nostra presenza, in quest’ala dell’ospedale “Jazzolino” di Vibo Valentia evidentemente non è gradita. Volevamo chiederle spiegazioni sull’odissea vissuta da una 85enne di San Costantino Calabro e raccontata da Il Vibonese. Una disavventura che allo “Jazzolino” sembra essere diventata una consuetudine. In quello stesso reparto che pochi giorni fa ha registrato le dimissioni anticipate di un dirigente medico, Alfonso Ussia, che ha deciso di gettare la spugna. Ma le fatiche a quanto pare non c’entrano molto con la decisione. Ad ammetterlo è lo stesso medico. A microfoni spenti, infatti, Ussia, pronto a racimolare altri tre anni a Verona prima di godersi la pensione, ci invita ad interrogarci sul perché le strutture pubbliche non riescano a garantire i servizi minimi essenziali. A chi giova questa situazione? Risposta scontata: alle strutture private. Lì dove è possibile che incontri lo stesso medico che opera in ospedale. Magari più affabile e più aperto al dialogo. Lì dove basta mettere mano al portafogli e l’intervento è fatto. E’ tutto legale, sia chiaro. Purtroppo. E chi non può permettersi di sborsare qualche centinaio di euro per ricomporre una frattura… deve pazientare. Anche per dieci giorni.

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Lacnews24.it
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