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Pochi pediatri a Vibo, il Terzo settore all’Asp: «In città solo quattro medici per quattromila piccoli pazienti»

Il portavoce Conocchiella chiede all’Azienda sanitaria di intervenire a tutela dei piccoli assistiti: «Si valuti l’impiego di medici in pensione»

Pochi pediatri a Vibo, il Terzo settore all’Asp: «In città solo quattro medici per quattromila piccoli pazienti»
L’Asp di Vibo Valentia

La medicina territoriale, le esigenze dei piccoli pazienti e delle famiglie al centro della missiva inviata da Giuseppe Conocchiella, in rappresentanza del Forum terzo settore di Vibo Valentia all’Azienda sanitaria provinciale: «Nel comune di Vibo Valentia, allo stato attuale, ci risulta vi siano solo quattro pediatri di famiglia preposti ad assicurare un bisogno assistenziale della fascia pediatrica da 0-14 anni (circa 4000 assistiti). Ci è stato segnalato dalle nostre associazioni soci che – evidenzia Conocchiella – a breve si rischia una ulteriore diminuzione di tale numero con conseguente problematiche di scelta e/o migrazione degli assistiti».

Il referente delle associazioni vibonesi tiene a precisare: «Pur consci del fatto che il pediatra è obbligatorio – e quindi è un diritto – per i bambini fino ai 6 anni, siamo convinti anche che egli resta uno specialista di riferimento per i piccoli pazienti oltre i sei anni fino ai quattordici e fors’anche i sedici, conoscendone la storia clinica. Il pediatra di famiglia – rimarca – rappresenta una risorsa del servizio sanitario molto importante se non essenziale perché garantisce la tutela della salute del bambino e dell’adolescente e offre un’assistenza sanitaria qualificata a livello territoriale con un approccio orientato esclusivamente al minore, persona inserita nell’ambito di una famiglia e di una comunità».

I dati parlano chiaro: «Attualmente – afferma Conocchiella- la zona carente viene calcolata solo sulla fascia di età 0-6 anni tenendo conto di un rapporto ottimale di 1 pediatra per ogni 600 bambini. Questo metodo di calcolo, a nostro parere, di fatto sottostima il fabbisogno reale del territorio provinciale e crea problematiche di assistenza ordinaria o emergenziale a tutte le famiglie, perché i pediatri convenzionati vengono preferiti e scelti fino all’età di 14 anni».

E ancora: «Facciamo evidenza che il paziente della fascia pediatrica 0-14 ha diritto e l’esclusiva a ricevere le prestazioni sanitarie Ospedaliere del reparto di Pediatria e ciò per assicurare che il personale medico e paramedico sia adeguatamente formato sugli aspetti medici e relazionali/educativi specifici per questa fascia di età. Anche come genitori e nonni riteniamo che questa dicotomia tra pediatria di famiglia e pediatria ospedaliera oggi non sia sostenibile, in quanto se da un lato si impone una maggiore integrazione tra ospedale e territorio, per rispondere meglio all’emergenza ed urgenza pediatrica e alle patologie croniche, dall’altro è doveroso preservare il ruolo di Pediatra di famiglia, anche al fine di contrastare un eccessivo ricorso all’ospedalizzazione per problematiche lievi con aggravio di disagi al giovane paziente, alla famiglia e un aggravio della spesa sanitaria».

Immagine da pixabay (foto di tung256)

Conocchiella scandisce: «La circostanza che molti pediatri di base andranno a breve in pensione, non solo nel contesto nazionale, regionale, provinciale ma anche nel comune di Vibo Valentia impone una tempestiva e preventiva scelta politico-gestionale finalizzata ad evitare di arrecare pregiudizi immediati a pazienti e famiglie già costrette ad un’intensa attività di migrazione sanitaria per l’assenza di molti reparti e servizi asserviti alla fascia pediatrica».

La legislazione nazionale prevede «un principio guida ovvero che “Al fine di far fronte alle esigenze del Servizio sanitario nazionale e di garantire i livelli essenziali di assistenza, in assenza di offerta di personale medico convenzionato collocabile, le aziende del Servizio sanitario nazionale, sino al 31 dicembre 2026, possono trattenere in servizio, a richiesta degli interessati, il personale medico in regime di convenzionamento col Servizio sanitario nazionale (di cui al decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502), in deroga ai limiti previsti dalle disposizioni vigenti per il collocamento in quiescenza, fino al compimento del settantaduesimo anno di età e comunque entro la predetta data”, ne chiediamo l’applicazione in ottemperanza ai reali bisogni dell’ambito provinciale». Pertanto «nel caso specifico dell’ambito provinciale e della città capoluogo è prioritario garantire all’intera fascia pediatrica effettiva 0-14 anni e non solo alla fascia 0-6 un’assistenza medica pediatrica specialistica per le cure primarie domiciliari, nell’interesse dei vincoli e doveri genitoriali che la costituzione declina. Riteniamo sarebbe opportuna un’analisi che si fonda sul fabbisogno assistenziale 0-14 per la definizione delle zone carenti, a partire dalla città capoluogo di provincia oggi parzialmente coperta da 4 pediatri che risulterebbe ulteriormente pregiudicata – conclude- da una riduzione conseguente al raggiungimento dell’età pensionabile di alcuni senza il necessario subentro di nuovi specialisti».

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