Tutti i primi cittadini sottoscrivono un documento di forte critica nei confronti del neo commissario che ha dato il via libera alla riorganizzazione delle postazioni di continuità assistenziale. E lanciano un ultimatum: «Fine di ogni confronto e ricorso al Tar se non revoca la delibera della triade»
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La luna di miele tra i sindaci vibonesi e il neo commissario straordinario dell’Asp di Vibo, Vittorio Sestito, sembra già finita. Almeno secondo i toni e il contenuto dell’ultima comunicazione della Conferenza dei sindaci, diffusa questa mattina, che punta il dito contro Sestito per aver dato il via libera alla riorganizzazione delle guardie mediche, «in totale spregio degli accordi» presi con i primi cittadini che ora, dicono, si sentono «presi in giro», lasciano il tavolo di concertazione con l’Asp e lanciano il loro ultimatum: «Revoca o ricorso al Tar».
La decisione di Sestito, rivelata ieri da Il Vibonese, prevede di dare piena operatività alla delibera numero 176 emanata dalla triade commissariale l’8 aprile scorso, ultimo giorno del suo mandato. L’atto, che prevede accorpamenti e rimodulazioni delle postazioni di continuità assistenziale, è stato duramente contestato fin dall’inizio dai sindaci, soprattutto da quelli delle aree interne.
Per questo motivo, appena insediatosi, il nuovo commissario ne ha sospeso gli effetti, d’accordo con i primi cittadini vibonesi, insieme ai quali è stato avviato un confronto per elaborare eventuali correttivi che ne possano limitare l’impatto. Ieri, invece, l’Asp, pur ribadendo la volontà di confronto con i sindaci, ha informato che la delibera avrebbe cominciato a produrre effetti in un’ottica «emergenziale», in attesa che sia possibile adottare concretamente scelte meno penalizzanti per il territorio. Decisione che ha scatenato la reazione degli amministratori locali, sintetizzata nella nota diffusa questa mattina firmata da 45 primi cittadini (mancano solo i Comuni commissariati).
A partire dal presidente della Conferenza dei sindaci Salvatore Fortunato Giordano, quanto deciso dall’Asp sarebbe «contro gli accordi stabiliti sia in sede di Conferenza dei sindaci, sia in sede di riunione del Comitato ristretto dei sindaci».
Gli accordi contestati dai sindaci
In quelle sedi, sostengono i sindaci, lo stesso commissario avrebbe «pubblicamente affermato che la delibera della Commissione straordinaria n. 176 non avrebbe avuto efficacia e sarebbe stata sottoposta a unanime valutazione, approfondimenti e modifica insieme ai sindaci e ai sindacati di categoria».
Da qui la scelta, maturata nella prima riunione del Comitato ristretto, di non procedere subito sulla strada degli accorpamenti, ma di tentare prima un’altra soluzione, cioè, «in accoglimento anche di una proposta proveniente dai sindacati delle guardie mediche, di deliberare con effetto immediato l’introduzione di incentivi per facilitare immediate nuove assunzioni di medici al fine di sopperire alla mancanza di sanitari».
Solo dopo questa verifica - sottolineano i sindaci -, e soltanto nel caso in cui non fossero arrivate adesioni sufficienti a coprire tutte le postazioni di guardia medica, commissario e sindaci avrebbero dovuto valutare insieme «le migliori soluzioni per come affrontare le emergenze dei mesi estivi». Anche perché, rimarcano ancora i primi cittadini, la delibera 176 porterebbe con sé «alcune evidenti discrasie che andavano assolutamente corrette».
Gli ordini di servizio e la rottura
Secondo la Conferenza dei sindaci, fino a quel momento il servizio avrebbe dovuto continuare secondo le modalità già adottate: in caso di assenza di medici, il direttore del Distretto avrebbe dovuto segnalare ai sindaci i giorni scoperti, indicando una sede alternativa per le giornate di carenza.
Poi, l’affondo: «Invece, in totale spregio di questi accordi, a livello unilaterale, a firma del direttore del Distretto venivano notificati a diversi medici ordini di servizio che prevedono gli accorpamenti e quindi danno esecuzione alla delibera della Commissione straordinaria, che non avrebbe dovuto essere invece applicata».
Una scelta che avrebbe spinto i sindaci a chiedere spiegazioni direttamente al neo commissario. «Sentito per le vie brevi, il neo commissario Sestito aveva garantito che vi era stata una non corretta interpretazione e applicazione degli accordi da parte degli uffici preposti, tranquillizzando i sindaci che nella giornata di giovedì sarebbe stata chiarita la vicenda».
La rassicurazione, però, secondo la Conferenza dei sindaci, sarebbe stata smentita dai fatti. «A questa rassicurazione invece viene notificata ai sindaci una nota che, contrariamente a quanto promesso, addirittura in sostanza convalida l’operato del Distretto sanitario, eseguendo di fatto le previsioni della tanto contrastata delibera 176 della Commissione straordinaria, sebbene come chiarito dal commissario in via emergenziale».
«Presi in giro»: stop al dialogo con Sestito
Da qui la decisione di rompere il tavolo con il commissario straordinario dell’Asp. Il passaggio più duro della comunicazione arriva nella parte finale, quando i sindaci annunciano di dissociarsi dalle decisioni assunte e di non voler proseguire il confronto alle condizioni attuali: «Stante ciò, i sindaci si dissociano da queste delibere e decisioni del commissario Sestito e contestano questo modo di operare, si sentono letteralmente presi in giro e ritirano la loro collaborazione ed ogni forma di dialogo con il neo commissario, fin quando non verrà revocata esplicitamente la delibera 176 della Commissione straordinaria e gli atti conseguenziali».
Non solo una presa di distanza politica e istituzionale, dunque, ma un vero ultimatum, con la “minaccia” di ricorrere al Tar contro in caso di mancata revoca della delibera contestata.



