Le stime presentate a Catanzaro dall’Osservatorio nazionale confermano l’entità del problema in Calabria dal 1993 al 2025. Mesotelioma, tumori del polmone e altre malattie disegnano un quadro che richiama l’urgenza di bonifiche, risorse sanitarie e una lettura più completa dei dati epidemiologici
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La provincia di Vibo Valentia emerge come uno dei territori calabresi maggiormente segnati dalle conseguenze dell’amianto disperso nell’ambiente, con numeri probabilmente sottostimati (molti sono morti in ospedali fuori regione) che raccontano comunque di un impatto sanitario profondo e spesso sottovalutato.
Secondo le stime presentate a Catanzaro durante la convention regionale “Amianto e altri rischi cancerogeni in Calabria”, tra il 1993 e il 2025 nel Vibonese si sono contati tra i 40 e i 55 casi di mesotelioma (il cancro ai polmoni causato dalle fibre di amianto), con un indice di mortalità a cinque anni stimato al 93%. A questi si aggiungono circa 80 casi di tumore del polmone attribuibili all’esposizione e un centinaio di altre patologie asbesto-correlate, per un totale di circa 230 casi complessivi.
Numeri che, come sottolineato dall’Osservatorio nazionale amianto, vanno letti dentro un quadro regionale più ampio e complesso. «Dagli anni ’90 ad oggi, per quanto riguarda i dati della regione abbiamo censito circa 600 casi di mesotelioma, che sono un numero molto più elevato di quelli che risultano nel Cor regionale», ha spiegato Ezio Bonanni, presidente dell’Ona. Una discrepanza che, ha chiarito, dipende anche dal fatto che «molti casi di mesotelioma risultano censiti in regioni del nord dove i cittadini calabresi si sono recati per avere diagnosi più accurate, terapie e cure che in molti casi in Calabria non sono possibili».
Un fenomeno che incide anche sulla lettura dei dati epidemiologici provinciali, compresi quelli di Vibo Valentia. «Non per inefficienza dei sanitari – ha precisato Bonanni – ma per insufficienza delle strutture e dei fondi necessari». Da qui l’appello a un rafforzamento degli investimenti pubblici, non solo per l’assistenza sanitaria ma anche per le bonifiche, a partire dai territori dove la presenza di amianto è ancora diffusa.
Il contesto ambientale resta infatti critico. In Calabria sono stati censiti oltre 15 milioni di metri quadrati di tetti coperti da amianto. Un dato che il dirigente generale del Dipartimento Ambiente della Regione Calabria, Salvatore Siviglia, ha definito «estremamente spaventoso», richiamando l’attenzione anche sui materiali abbandonati e sui cosiddetti siti orfani. «Quello sull’amianto è un impegno forte», ha aggiunto, ricordando che la mappatura e la rimozione rappresentano un passaggio imprescindibile per la tutela della salute pubblica.
La documentazione illustrata al convegno evidenzia come i dati ufficiali del Registro nazionale mesoteliomi e del Cor Calabria siano concentrati soprattutto su questa patologia, mentre il quadro reale include asbestosi, tumori polmonari, gastrointestinali, della laringe e delle ovaie, oltre alle malattie pleuriche non maligne. Le prime segnalazioni nel registro regionale risalgono al 2001, con tre casi, «per un totale di 118 fino al 2021», ma «almeno altri 500 casi di mesotelioma» emergerebbero dalle segnalazioni raccolte dall’Ona.
Nel dibattito è tornato anche il caso del sito di interesse nazionale di Crotone, citato come esempio emblematico della necessità di risorse dedicate. Bonanni ha ribadito l’urgenza di fondi nazionali per la bonifica e la messa in sicurezza, mentre l’oncologo Pasquale Montilla, consulente scientifico dell’Ona, ha parlato di «convergenza tossicologica» legata a metalli e contaminazioni radioattive, sottolineando come «l’accumulo e l’interferenza di tali agenti» abbiano inciso sull’aumento delle patologie oncologiche e su rischi anche in età pediatrica.


