Il sindacato Fp Cgil lancia l'allarme: senza un cambio di rotta il sistema dell'emergenza-urgenza nel Vibonese rischia il collasso. È una denuncia che punta il dito contro la carenza di personale, i tempi di intervento e il modello organizzativo che Azienda Zero sta introducendo in Calabria, ritenuto inadatto alle caratteristiche del territorio. A firmarla è il segretario generale della Fp Cgil Area Vasta Catanzaro-Crotone-Vibo Valentia, Luciano Contartese, che chiede un intervento diretto del presidente della Regione Roberto Occhiuto.

In questi giorni le criticità relative al 118 sono tornate a galla più che mai in seguito alla vicenda della 23enne investita a Vibo Valentia e a quella della giovane mamma morta in spiaggia a Capo Vaticano dopo un malore. In entrambi i casi, i soccorsi sarebbero giunti in ritardo. 

Secondo il sindacato, «la continuità e l'efficienza del servizio di emergenza-urgenza 118 in provincia di Vibo Valentia non possono più essere affidate né allo spirito di sacrificio dei lavoratori, né a modelli organizzativi calati dall'alto». Per la Fp Cgil, il sistema sarebbe «giunto ormai al punto di non ritorno», tra «ritardi record nell'arrivo delle ambulanze, postazioni territoriali sguarnite e una cronica mancanza di medici e infermieri».

Nel mirino finisce la riorganizzazione promossa da Azienda Zero e dal direttore generale Gandolfo Miserendino. Il sindacato contesta l'adozione di schemi ispirati a esperienze del Nord Italia, ritenendo che non siano compatibili con le peculiarità della Calabria. «Non si può pensare di riorganizzare i soccorsi applicando equazioni teoriche concepite per aree con viabilità autostradale e infrastrutture avanzate», afferma la Fp Cgil. «La provincia di Vibo Valentia ha una conformazione geografica complessa: centri storici isolati, una rete viaria provinciale fortemente dissestata, zone montane nelle Serre e centri costieri presi d'assalto nei mesi estivi. Ignorare questa realtà morfologica nel disegno dei tempi di percorrenza e nella distribuzione delle postazioni significa condannare il servizio al ritardo perenne».

A sostegno delle proprie critiche, il sindacato richiama alcuni dati relativi alle postazioni di Vibo Valentia, Serra San Bruno, Soriano, Nicotera e Tropea. «Oltre il 70% dei mezzi continua a uscire in configurazione "demedicalizzata", lasciando sulle sole spalle degli infermieri e degli autisti soccorritori la gestione di emergenze complesse sul posto», denuncia la Fp Cgil, aggiungendo che «l'organico infermieristico prosciugato costringe ad autorizzare centinaia di turni in straordinario e prestazioni aggiuntive, un tampone economico che strema i lavoratori e non garantisce continuità».

Da qui l'appello rivolto direttamente al presidente della Regione e commissario ad acta per la sanità, Roberto Occhiuto. «Chiediamo al presidente Occhiuto di farsi protagonista di un cambio di passo decisivo: ascolti gli operatori che vivono la trincea quotidiana del 118 e fermi le riforme astratte che non tengono conto della geografia calabrese. Serve un atto di responsabilità per guidare l'emergenza-urgenza fuori da questa crisi, garantendo finalmente ai cittadini vibonesi un soccorso tempestivo, dignitoso e sicuro».

La Fp Cgil indica anche le priorità ritenute indispensabili per affrontare l'emergenza: una revisione della rete delle postazioni e delle ambulanze sulla base della reale viabilità del territorio, un piano straordinario di assunzioni per medici e infermieri dedicati all'emergenza-urgenza e l'apertura di un confronto immediato tra Regione, Azienda Zero, Asp di Vibo Valentia e organizzazioni sindacali prima che proseguano le successive fasi della riorganizzazione del servizio.