L’osservatorio civico interviene dopo l’insediamento del nuovo commissario dell’Asp di Vibo. Riconosce il valore dell’apertura delle sei Case della comunità, ma insiste su macchinari, nuovo ospedale e servizi assenti: «Che fine ha fatto il programma illustrato con tanto di slide nell’agosto scorso?»
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La prima conferenza stampa del nuovo commissario straordinario dell’Asp di Vibo, Vittorio Sestito, non sembra aver pienamente convinto l’Osservatorio Civico Città Attiva, che affida a una nota firmata dalle avvocate Daniela Primerano, Francesca Guzzo e Ornella Grillo una lettura prudente, segnata soprattutto da una parola: l’attesa.
«L’attesa» come parola d’ordine
Per l’Osservatorio, infatti, «l’attesa sembra essere la parola d’ordine per la sanità vibonese: attesa per il potenziamento del personale, attesa per l’autorizzazione del piano di sviluppo, attesa per l’attivazione di nuovi posti letto, attesa per la riapertura di alcuni reparti ed ambulatori fondamentali per garantire assistenza e cure, attesa per la nuova Tac con funzione di cardioTac e della nuova risonanza magnetica, attesa anche per i lavori di messa in sicurezza dello Jazzolino, ed attesa per il completamento dell’ospedale nuovo».
Dentro questa cornice, Città Attiva riconosce un elemento valutato in modo favorevole: «Sicuramente incoraggiante è la nota positiva dell’apertura entro la fine di giugno delle sei Case di comunità, che se ben organizzate, con la strumentazione adeguata, potrebbero effettivamente migliorare il livello dell’assistenza territoriale». Ma anche su questo punto resta una riserva: «Riteniamo che andrebbero dislocate diversamente, per coprire aree che continuano a rimanere prive di servizi sanitari».
I reparti ancora fermi e il nodo dei Livelli essenziali di assistenza
La critica si concentra poi sui tempi della programmazione sanitaria. Secondo l’Osservatorio, si arriva da «altri 18 lunghi mesi di studio durante il commissariamento dell’Asp di Vibo, che oggi forse potrebbero finalmente portare a dei risultati, quasi come se il caso clinico da analizzare fosse particolarmente complicato».
Eppure, osservano le firmatarie della nota, al centro non ci sarebbero obiettivi straordinari, ma servizi basilari: «Stiamo ancora parlando di reparti come psichiatria, urologia, nefrologia, oculistica, otorinolaringoiatria, della medicina d’urgenza e dell’Obi, cioè del minimo sindacale per garantire i Livelli essenziali di assistenza».
Anche sulle rassicurazioni relative al personale, il giudizio resta cauto: «Abbiamo letto di rassicurazioni sul rafforzamento del personale anche alla luce dei pensionamenti, ed in virtù di un calcolo che tenga conto di assenze legittime, tipo maternità o legge 104, ma sembra più una cosa ovvia che una conquista, anche perché non capiamo come si potesse ragionare diversamente».
«Nessuna visione che vada oltre l’essenziale»
Il punto politico e sanitario della nota è nella mancanza, secondo Città Attiva, di una prospettiva più ampia per il sistema sanitario provinciale. «Nessuna visione però che vada oltre l’essenziale», scrive l’Osservatorio, lamentando «nessun accenno per esempio alla conversione dell’ospedale spoke di Vibo in hub alla luce del bacino d’utenza».
Il riferimento è anche alla pressione turistica sulla costa: «Non bisogna infatti dimenticare che nei mesi estivi, milioni di turisti si riversano sulla Costa degli Dei». Da qui la richiesta di ragionare su servizi che oggi, secondo l’associazione, restano fuori dal dibattito: «Nessun riferimento ad una struttura complessa di oncologia, Vibo continua a rimanerne priva, eppure c’è un ambulatorio a Tropea che potrebbe essere riorganizzato per offrire assistenza h24, con l’attivazione dei posti letto e che già da subito potrebbe garantire le cure palliative».
La stessa attenzione viene chiesta per l’area montana: «Nessun richiamo nemmeno al reparto di recupero e riabilitazione di Serra San Bruno, che prevede 20 posti letto, che andrebbero immediatamente attivati, ed altrettanti bisognerebbe prevederne allo Jazzolino». E ancora: «Silenzio assoluto anche sull’emodinamica che negli spoke è parte integrante della rete cardiologica per l’emergenza. E bocche cucite anche su quei circa 80 posti letto già autorizzati dai decreti commissariali, ma che non risultano attivati».
Salute mentale, consultori e centri per l’autismo
Nella nota c’è spazio anche per altri settori considerati scoperti o sottodimensionati. Città Attiva segnala «nessun cenno poi ai centri di salute mentale in forte carenza di personale, agli otto consultori di cui dovrebbe disporre la nostra provincia, ai centri per l’autismo che attendiamo da anni vengano aperti a Serra San Bruno ed a Pizzo».
A questo quadro si aggiunge, secondo l’Osservatorio, un’altra assenza: «E che dire delle figure dei terapisti occupazionali e della riabilitazione psichiatrica, totalmente assenti sul territorio vibonese».
Il programma annunciato e la domanda: fase di studio o fase operativa?
La nota si chiude richiamando un passaggio precedente, considerato ancora in sospeso. «Ci chiediamo anche che fine abbia fatto quel bel programma illustrato il 26 agosto durante la Conferenza dei sindaci da Ilario Lazzaro ed alla presenza di Sestito, attuale commissario dell’Asp di Vibo, e che con l’ausilio di slide, metteva nero su bianco le gravi carenze rispetto ai Livelli essenziali di assistenza del nostro territorio, anticipandone le soluzioni».
Da qui la domanda finale, che sintetizza il senso dell’intervento dell’Osservatorio: «A quasi un anno da quella presentazione, ci domandiamo se siamo ancora nella fase di studio o siamo passati a quella operativa, perché il serio rischio è che mentre il medico studia, il malato muore».




