Premio “Dodò Gabriele”, un riconoscimento all’insegna della legalità – Video

Organizzato dal Lions e conferito ad una studentessa del liceo Capialbi. La cerimonia davanti alle autorità civili e militari ed ai genitori del piccolo ucciso nel 2009
Organizzato dal Lions e conferito ad una studentessa del liceo Capialbi. La cerimonia davanti alle autorità civili e militari ed ai genitori del piccolo ucciso nel 2009
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La ‘ndrangheta i bambini li uccide, che sia per sbaglio oppure no poco importa. Dodò Gabriele aveva appena 11 anni quando fu colpito da proiettili vaganti esplosi da mano criminale. Era in un campetto a Crotone, dieci anni fa, giocava a pallone come fanno milioni di ragazzini della sua età in tutto il mondo. Per non dimenticare quella assurda morte, ma soprattutto per sensibilizzare i ragazzi su un tema spesso trattato con superficialità, come la legalità, il Lions Club di Vibo Valentia ha deciso di intitolargli un premio. E lo ha consegnato ad una ragazza, una liceale del Capialbi di Vibo, che si è particolarmente distinta nello studio. La manifestazione si è svolta alla presenza delle massime autorità civili e militari della città e ad una folta rappresentanza istituzionale. Non potevano mancare la mamma e il papà di Domenico, Francesca e Giovanni. Visibilmente emozionata la premiata. «Sono onorata, molto contenta di ricevere questo premio. Ma mi dispiace davvero tanto – ha detto la studentessa, Federica Zagari – vedere i genitori di quel ragazzo, che hanno vissuto una tragedia». [Continua dopo la pubblicità]

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Il sentimento e le parole provate nell’apprendere di questa triste storia sono comuni a molti, specie alle anime belle di questa terra, come i ragazzi. «Provo grande tristezza, ma anche schifo per queste cose, per la mafia che uccide». La via maestra che conduce alla legalità inizia con la scuola, inizia con lo studio. «Impegnarsi fino in fondo, studiare, è l’unica via per crescere». Il presidente del Lions Andrea Lanza ha chiuso parlando della necessità di assecondare le buone pratiche di legalità. Perché siano sempre meno, perché non ve ne siano più, di genitori costretti a piangere i loro figli.