Il commosso addio a Raffaele, “mascotte” del reparto cardiologia di Vibo

I genitori del 27enne di Nao recentemente scomparso, ringraziano il personale ospedaliero per il trattamento amorevole riservato al loro sfortunato figlio
I genitori del 27enne di Nao recentemente scomparso, ringraziano il personale ospedaliero per il trattamento amorevole riservato al loro sfortunato figlio
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Il compianto Raffaele Piperno
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Lontano dagli occhi ma mai dal cuore. La storia di Raffaele Piperno, ventisettenne di Nao di Ionadi, deceduto prematuramente a causa di un arresto cardiaco, è una lunga storia di sofferenza. Alleviata però dall’amore che tutto il reparto di cardiologia dell’ospedale di Vibo gli ha trasmesso. I suoi genitori, ancora provati dal dolore, ripercorrono tutte le tappe. E per il reparto guidato dal primario Michele Comito sono parole al miele. Raffaele era affetto da “Atassia di Friedrich” sin da piccolo. Dall’età di 11 anni era su una sedia a rotelle. Il progredire della malattia lo portò ad avere una cardiomiopatia dilatativa, il diabete e ad avere grosse possibilità di avere un ictus (che puntualmente lo assalì nel 2013). La tratta Nao-ospedale diventa quasi routine, specie dal 2017 in poi. Ed è in questo periodo che nasce il grande rapporto tra gli operatori del reparto e il ragazzo. Raffaele per tutti diventa “Raffaele mio”. Le volte in cui i dottori si trattengono oltre il dovuto al capezzale del giovane sono innumerevoli. La gentilezza dei dottori non si manifesta solo nei confronti del ragazzo ma anche dei suoi genitori. «Più volte ci hanno sostenuto non solo professionalmente ma anche umanamente dimostrandoci vicinanza» sostengono commossi. Circa dieci, quindici ricoveri in due anni. Una via crucis. Tutti sono coscienti che quella di Raffaele è una discesa inesorabile. Eppure i dottori non lesinano sforzi. Tante le volte in cui la vita del ragazzo viene salvata in extremis grazie al loro tempestivo intervento. Raffaele non è un semplice paziente. Diventa piano piano la mascotte del reparto. Utic o cardiologia che sia la sua stanza è meta di un lungo peregrinare di personale. Dai dottori agli operatori socio sanitari. «Hanno fatto più del loro dovere, sono stati eccezionali con nostro figlio. Per loro un semplice grazie non basta» aggiungono con la voce rotta dall’emozione i genitori di Raffaele. Una commovente storia d’amore quella tra il giovane e tutto il reparto che s’interrompe bruscamente il 18 dicembre scorso quando un arresto cardiaco lo sottrae all’affetto dei suoi cari. L’obitorio dell’ospedale diventa l’ultima stanza in cui ogni dottore staziona per tributargli l’ultimo saluto. La morte allontana Raffaele dagli occhi. Ma dal cuore mai. Lì lo hanno tenuto da sempre i dottori, li lo tengono i suoi genitori che insieme a lui tengono pure tutti gli operatori del reparto di cardiologia di Vibo per quanto fatto per suo figlio.

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