domenica,Luglio 25 2021

Dialogo interreligioso, il messaggio della diocesi a musulmani e ortodossi

Ricorre oggi la Pasqua ortodossa e a breve inizierà il Ramadan. Don Cannatelli: «Davanti al virus siamo tutti popoli sulla stessa barca in mezzo alla tempesta»

Dialogo interreligioso, il messaggio della diocesi a musulmani e ortodossi
La basilica cattedrale di Mileto
Don Bruno Cannatelli

All’indomani della festività di Pasqua, la diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea rivolge un pensiero agli ortodossi e ai musulmani presenti sul territorio. E lo fa con due distinti messaggi di auguri diramati dall’Ufficio per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso guidato da donBrunoCannatelli.

I primi festeggiano la Pasqua oggi, domenica 19 aprile, ad una settimana di distanza da quella cattolica. I secondi, invece, si apprestano ad entrare nel periodo di Ramadan, previsto dal 23 aprile al 23 maggio. «Anche nella diversità dei riti e della data – si sottolinea nella lettera indirizzata ai “fratelli e alle sorelle” ortodossi – noi cristiani testimoniamo al mondo e alla storia che non c’è altra salvezza se non in Cristo risorto, luce e speranza di chi vive nelle tenebre e che può, nel fulgore del Risorto, entrare nella luce. Guardiamo a tutti i cristiani delle diverse confessioni, facciamo forza su quello che ci unisce e al bene comune, mettiamo in secondo piano le differenze. Siamo innestati nella stessa pianta, siamo sulla stessa radice: la morte e resurrezione di Cristo. E’ questa la nostra identità, e questo è un dono ma anche una responsabilità, per essere veramente operatori della pace data dal Cristo risorto». [Continua]

Nella stessa missiva si evidenziano, poi, la creazione nel novembre scorso del “Gruppoortodossi”, teso ad incentivare «il collegamento e l’informazione», e le iniziative comuni programmate in questo periodo «e, purtroppo, bloccate tutte dal coronavirus». Don Cannatelli – nel messaggio inviato ai “fratelli e alle sorelle” musulmani che vivono nella diocesi – focalizza invece l’attenzione sulle radici comuni che contraddistinguono le due religioni, «perché tutti figli di Abramo che invocano l’Altissimo per la fine di questa pandemia, ciascuno secondo la propria tradizione. Davanti al virus – si legge – ci stiamo riscoprendo popoli sulla stessa barca in mezzo alla tempesta, perché non opera distinzioni tra le fedi, ma colpisce tutti nella nostra umanità. Coronavirus è una prova per la nostra fede, che deve rafforzarsi e tradurla in opere; deve portarci alla conversione che comprende sia il ripensamento dei nostri stili di vita sia le scelte che guidano le nostre società a mettere al bando le armi e le spese inutili per spendere di più per i poveri e la ricerca scientifica».

La lettera del direttore dell’Ufficio diocesano per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso prosegue con l’invito a rafforzare in questo mese di Ramadan «i legami spirituali che condividiamo nell’amicizia tra cristiani e musulmani», e a continuare a portare avanti «la cultura del dialogo come mezzo di cooperazione e come metodo per accrescere la conoscenza e la stima reciproca. A voi fratelli musulmani – conclude don Cannatelli – va la nostra vicinanza spirituale, formulando l’augurio che possiate realizzare tutto quello che il vostro cuore di credenti in Dio desidera per voi stessi e per tutti gli uomini, come una maggiore attenzione ai poveri, agli emarginati, una maggiore solidarietà, il rispetto per la vita di tutti e la pace».

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