sabato,Maggio 8 2021

Né Almirante né Berlinguer: la toponomastica è una cosa seria

Non è la scelta del personaggio a cui intitolare una via il problema. Ma attribuirne il nome a seconda delle simpatie della maggioranza di turno, può dar vita ad una reazione a catena infinita

Né Almirante né Berlinguer: la toponomastica è una cosa seria
Enrico Berlinguer e Giorgio Almirante

Martedì approderà nella competente commissione consiliare, in un clima arroventato dalle polemiche, la proposta per l’intitolazione di una via cittadina a Giorgio Almirante. Facile prevedere il fuoco incrociato proveniente dagli opposti schieramenti; da una parte i fautori della proposta, pronti a mettere in luce i meriti e gli aspetti positivi dello storico esponente della Destra, mentre la parte avversa profonderà tutto il suo impegno  per mettere in evidenza le ombre che hanno caratterizzato il personaggio politico.

Non sarà sicuramente una giornata di quelle da trasmettere ai posteri. La toponomastica è una cosa seria, in quanto in essa dovrebbero rivivere fatti e personaggi che hanno dato lustro alla città. Il cuore del problema non risiede nella scelta del personaggio cui intitolare la via, ma consiste nel principio stesso di attribuire il nome di personaggi politici a strade e piazze vibonesi, che potrebbe costituire l’inizio di una reazione a catena senza fine, a seconda delle maggioranze che andranno a reggere l’ente comunale. Ad Almirante si potrebbe rispondere con Berlinguer, a Fanfani con Craxi e via, anzi vie, dicendo. [Continua]

Da un’analisi retrospettiva emerge un dato incontrovertibile: nessuna via o piazza vibonese è stata mai intitolata a esponenti di partito o a vicende politiche, con pochissime eccezioni. Il primo esempio è quello di piazza Martiri d’Ungheria, in cui ha peraltro sede il palazzo comunale, che nel nome ha un esplicito riferimento alla rivolta antisovietica del 1956 da parte degli ungheresi, repressa con durezza dai russi.

Si era in pieno clima di guerra fredda e l’Italia era governata da governi di centrodestra; tuttavia la scelta, più che altro, servì a ribadire la fedeltà dell’Italia all’alleanza atlantica da poco costituita, più che ad esprimere un vero e proprio messaggio politico.  Altri vie intitolate a personaggi politici sono quelle di Luigi Razza e Alcide De Gasperi. Nel primo caso il legame con il territorio è indiscutibile, nel secondo caso ci si trova di fronte non ad un politico ma ad uno statista. La differenza fra i due termini è contenuta nel famoso aforisma di J. Clarke: «Il politico pensa alle prossime elezioni, lo statista pensa alle prossime generazioni».

Ai politici di oggi si chiede non già di pensare alle generazioni future, ma quantomeno a quelle presenti, alle quali interessa meno l’intitolazione di una strada che i problemi legati all’ambiente, alla salute, al lavoro.

Nell’intitolazione delle vie sarebbe opportuno  in ogni caso, mettendo da parte le convinzioni politiche di ognuno,  avere come obiettivo il recupero e la conservazione dell’identità e della memoria collettiva, mantenendo vivo il ricordo delle storie e dei personaggi del territorio in cui si è nati, si è cresciuti e in cui si vive, per favorire la coesione della comunità. È solo riscoprendo la consapevolezza diffusa del proprio passato che si può guardare più serenamente al futuro.

Vibo, «una via per Almirante»: e al Comune scoppia il putiferio

top