Zungri: Premio Mariano ad un’infermiera di Mesiano impegnata in un reparto Covid

La giovane vibonese per quattro mesi ha lavorato in un ospedale della Liguria. La seconda tappa del premio si svolgerà il 4 agosto
La giovane vibonese per quattro mesi ha lavorato in un ospedale della Liguria. La seconda tappa del premio si svolgerà il 4 agosto
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Licia Lojacono

di Antonio Fiamingo

Nella suggestiva cornice del sagrato del Santuario Diocesano della Madonna della Neve di Zungri è stato consegnato qualche sera fa il Premio Mariano 2020. «Insieme al comitato Festa – ha detto don Giuseppe La Rosa, rettore del Santuario e parroco di Zungri – abbiamo pensato al settore sanitario, in particolare a infermieri e medici che in questo terribile periodo della pandemia sono stati un punto di riferimento sicuro prima di tutto per i malati, ma in maniera davvero speciale anche per i familiari, impossibilitati a vedere i propri cari ricoverati in isolamento». Proprio per rendere merito a entrambe le categorie sanitarie, questa decima edizione è stata divisa in una doppia premiazione, la prima dedicata agli infermieri, la seconda (che si svolgerà il 4 agosto) ai medici.

La prima ad essere eletta a simbolo di questi “eroi” in corsia è stata Licia Lojacono, infermiera ventiseienne che per quattro mesi è stata impegnata in un reparto covid in Liguria. Originaria di Mesiano, ha studiato a Roma per poi lavorare nel centro nord (Trentino, Verona, Savona), per infine essere richiamata a Catanzaro nel luglio scorso. «Quando è scoppiata la pandemia – ha raccontato la professionista sanitaria – facevo servizio nel reparto di medicina dell’ospedale San Paolo di Savona, ma a febbraio è cambiato tutto. Il reparto si è trasformato in una sub-intensiva per i contagiati dal coronavirus. È stata dura, avevamo pazienti isolati dai propri familiari e spesso siamo stati noi a fare da tramite con i parenti, che non potevano entrare in reparto. È stato impegnativo sia fisicamente che mentalmente, ma in quei mesi abbiamo riscoperto il valore della famiglia, dei rapporti umani.»
La realizzazione del premio è stata affidata all’artista zungrese Giuseppe Gaudioso, che ha realizzato un bassorilievo di San Giuseppe Moscati, il medico canonizzato da Giovanni Paolo II nel 1987.
Nelle motivazioni di questa decima edizione del premio, lette dal presidente del comitato, Paolo Raffa, si legge che “Questo riconoscimento è per l’impegno e la professionalità che ogni giorno mettete in campo nelle corsie degli ospedali. Una parola semplice ma con un valore immenso, “grazie”. Grazie perché da quando è iniziato questo vero e proprio incubo tutti i giorni avete rischiato la vita per difendere la nostra, perché da mesi lottate sul fronte degli ospedali, nelle sale di terapia intensiva. Voi rappresentate il vero orgoglio italiano, lottate con coraggio, grinta e senza paura, per ringraziarvi non basterebbero pagine e pagine.

Questi operatori sanitari – ha concluso don Giuseppe a margine della premiazione – sostenuti dalla sollecitudine dei cappellani degli ospedali, hanno testimoniato la vicinanza di Dio a chi soffre. Sono stati silenziosi artigiani della cultura della prossimità e della tenerezza. Anche se esausti, gli infermieri hanno continuato a impegnarsi con professionalità e abnegazione, è stata una grande prova. Questo ha generato speranza, in quel periodo terribile sono stati una delle colonne portanti del Paese. A loro va la nostra stima e il nostro ringraziamento».

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