Il preside del Capialbi di Vibo smentisce le accuse del collega dell’Ite

Alla base del braccio di ferro tra i due presidi, il ritardo nella messa a disposizione delle aule del “Galileo Galilei” inizialmente assegnate al locale Liceo artistico “Colao”
Alla base del braccio di ferro tra i due presidi, il ritardo nella messa a disposizione delle aule del “Galileo Galilei” inizialmente assegnate al locale Liceo artistico “Colao”
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Antonello Scalamandrè

È bene che parlino i documenti protocollati, inerenti alla fitta corrispondenza con la Provincia, per dimostrare che non dico falsità. Oggi i ragazzi hanno per la terza volta deciso di effettuare uno sciopero bianco. Spero che lunedì prossimo rientrino in classe. Solo ieri, in tarda serata, siamo riusciti con l’aiuto dei collaboratori scolastici a sanificare e igienizzare le sei aule ottenute all’interno dell’Istituto tecnico economico “Galileo Galilei”, molto probabilmente non pulite dal periodo pre Covid. Ce ne mancano altre due, fino a quando non le recupereremo il presidente Salvatore Solano ci concederà l’utilizzo della sala consiliare della Provincia”. Usa le “carte”, la fitta corrispondenza intercorsa in questo periodo con l’amministrazione provinciale di Vibo Valentia, il dirigente scolastico del Liceo “Vito Capialbi” Antonello Scalamandrè per smentire le pesanti accuse di falsità rivoltegli dal collega dell’Ite Genesio Modesti. Alla base del braccio di ferro tra i due presidi, il ritardo nella messa a disposizione al primo Istituto delle aule del “Galileo Galilei”, inizialmente assegnate al locale Liceo artistico “Colao”. “Il Capialbi – sottolinea oggi Scalamandrè – utilizza da tre anni otto classi dell’Ite.

Non sono al corrente degli accordi e delle decisioni del “Colao” con la Provincia. In Conferenza dei servizi mi sono opposto alla decisione della chiusura di quest’istituto in quanto non era inagibile, visto che non risultava da nessuna relazione tecnica tale stato. Il presidente Solano ha impostato gli incontri su uno spirito di collaborazione e, per questo motivo, ho spiegato che l’idea di spostare delle classi presso il corpo B11 non era praticabile perché troppo distante dalla nostra sede centrale. Di ingressi separati e di spostamento al secondo piano venivo ufficialmente informato dalla Provincia solo il 17 settembre scorso con la trasmissione della planimetria”. A seguire, il preside del Capialbi sottolinea, poi, che nella stessa occasione era stato invitato anche a prendere immediatamente possesso delle aule, “considerata la imminente chiusura dell’Ite perché sede di seggio elettorale”. E che, di conseguenza, il giorno dopo ha provveduto a inviare due suoi collaboratori “ad effettuare un primo sopralluogo, scoprendo che i locali utilizzabili come aule erano solo sei e non otto. La delibera definitiva della Provincia (la numero150) – specifica a questo punto – è solo dell’11 settembre e non, come affermato, dell’11 luglio, e ci è stata inviata il 15 settembre, mentre è del 17 settembre, del giorno precedente al nostro sopralluogo, la comunicazione della planimetria che identificava le aule assegnateci. Su nostra sollecitazione – prosegue – in data 24 settembre l’architetto della Provincia Bellantoni ha voluto un incontro presso l’Ite ed ha identificato una settima aula da assegnarci, come da provvedimento dello stesso giorno, si impegnava a realizzarne un’ottava in breve tempo, effettuando dei lavori sullo stesso secondo piano dell’Istituto interessato”. Infine, la smentita sul fatto che gli alunni e il personale del Capialbi dislocato lo scorso anno presso il Liceo Scientifico “G. Berto” “abbiano mai utilizzato una scala di sicurezza esterna per l’accesso ai locali che detenevamo in tale Istituto”. Anche in questo caso nulla di vero, così come possono testimoniare tutti gli alunni e i docenti che vi erano allocati e lo stesso personale del Berto”.

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