Addio a Nunzio Gaetano Canduci, uno degli ultimi rais della Tonnara di Bivona

Se ne va uno dei custodi della storia della marineria locale e dell’antica arte della pesca del tonno. Sognava di poter donare i suoi cimeli all’agognato museo
Se ne va uno dei custodi della storia della marineria locale e dell’antica arte della pesca del tonno. Sognava di poter donare i suoi cimeli all’agognato museo
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Nunzio Gaetano Canduci

Viveva con il sogno di veder realizzato il Museo della tonnara, a cui aveva in mente di donare gli oggetti che gelosamente conservava, fra cui la campana della “Caterina”, la barca-ammiraglia della flotta tonnarota, quella dove prendeva posto il rais.

«Ce la farò a vedere di nuovo la tonnara con il suo Museo?», diceva spesso. Ma Nunzio Gaetano Canduci, da sempre orgoglioso di portare il titolo di rais, ereditato dal nonno e poi dal padre Francesco, se n’è andato, portandosi con sé un pezzo di storia locale, quella legata alla marineria e all’antica arte della pesca del tonno. Mentre il complesso architettonico della Tonnara di Bivona, il più importante del Sud Italia, insieme a quello di Favignana, è ancora desolatamente chiuso nonostante le numerose “inaugurazioni” che si sono succedute negli anni. [Continua]

La Tonnara di Bivona

Il nonno, che portava il suo stesso nome, era arrivato in Calabria intorno al 1890 e nel 1919 venne chiamato dal marchese Gagliardi in qualità di primo rais della tonnara di Pizzo, mentre nel 1924 fu calata, sempre dallo stesso proprietario, la tonnara di Bivona, che rimase in attività fino al 1936. Dalla Sicilia vennero fatte arrivare esperte maestranze, come i salatori, in quanto i tonni, all’epoca, si vendevano freschi o sotto sale, come le loro uova che diventavano “bottarga”.

Scoppiata la guerra, parte della famiglia era ritornata in Sicilia, ma subito dopo la fine del conflitto, con una barca a remi che, in presenza di vento, poteva alzare anche una vela, il padre con altri quattro pescatori partono da San Giorgio di Patti alla volta di Bivona, che riescono a raggiungere riunendosi al resto della famiglia. Subito dopo, l’imprenditore Cantafio assegna al padre Francesco e al fratello di questi, Giovanni, il titolo di rais.

«Poiché il titolo di rais si trasmette ai discendenti maschi – spiegava – mio cugino Nunzio Canduci ed io, Nunzio Gaetano Canduci, siamo rais: lui come primogenito di Giovanni ed io come unico figlio maschio di Francesco».

Nel 2015 la Pro loco di Vibo Marina gli aveva conferito, insieme al cugino Nunzio,  il “Premio Porto Santa Venere” in segno di riconoscenza e stima per le abilità e conoscenze nelle tecniche di pesca e per l’impegno profuso nella salvaguardia delle Tonnare con i valori delle sue straordinarie tradizioni.