Sabato 24 aprile ricorre il 30esimo anniversario della morte del “papà” del Giro d’Italia Vincenzo Torriani. Pochi sanno, tuttavia, che il celeberrimo direttore della mitica Corsa Rosa è un cittadino onorario di Mileto. Al riguardo, giunge oggi il ricordo di una delle persone che nel corso della sua ultraquarantennale carriera alla guida del Giro gli è stato più vicino. Si tratta, nello specifico, dell’ex presidente regionale della Federazione ciclistica italiana Mimmo Bulzomì, nativo proprio della cittadina normanna. Un’amicizia di vecchia data, la loro, nata nel 1972, in occasione del passaggio da Mileto della 55esima edizione del Giro d’Italia, sede di un traguardo volante. D’allora è stato un susseguirsi di fraterne collaborazioni sfociate, appunto, il 14 aprile del 1981 nel conferimento della cittadinanza onoraria al patron della Corsa Rosa, da parte dell’amministrazione comunale dell’epoca guidata dal sindaco Di Leo. Con Torriani in quell’occasione a Mileto vi erano anche i grandi giornalisti Gianni Mura e Bruno Raschi.

«A lui - sottolinea a Il Vibonese oggi un commosso Bulzomì - mi legano i ricordi di una vita. Ci accomunava un rapporto di grande fiducia e l’affetto e l’enorme passione per il ciclismo. Vincenzo è stato il vero “padre” del Giro d’Italia, grande uomo e figura iconica della disciplina. Il mio pensiero va oggi ai figli Gianni, Marco e Milly. Tutti noi in casa lo consideravamo uno di famiglia, tant’è che è stato il padrino di battesimo di uno dei miei figli, non a caso iscritto all’anagrafe con il nome Vincenzo. Sono già trascorsi 30anni dalla sua morte - conclude Bulzomì, ancora oggi presidente dello Sporting Club, promotore negli anni in Calabria di decine di corse internazionali - ma il ricordo, l’affetto e il sentimento di gratitudine nei suoi confronti rimangono per tutti noi inalterati».

«Organizzatore della massima manifestazione ciclistica italiana - si legge nel documento di assegnazione della cittadinanza onoraria a Torriani - uomo di cultura che, in un periodo decisamente negativo come quello che la società attraversa, si sforza di polarizzare l'attenzione delle masse giovanili, sollecitando il loro impegno verso il recupero dei valori morali altamente educativi e formativi, facendoli scaturire dal confronto leale in competizioni civili affinando l'animo e dando un senso nuovo alla vita».

Vincenzo Torriani è morto il 24 aprile del 1996 a Milano, all’età di 77 anni. Il giorno dopo la Gazzetta dello Sport uscì in edicola con il significativo titolo «Addio, papà Giro», facendone rivivere la leggenda attraverso le testimonianze di Sergio Zavoli e di altri illustri giornalisti. Mileto lo ricorderà nelle prossime ore con una messa di suffragio, ennesimo attestato di un legame rimasto inalterato nel tempo.