“C'è più gioia nel dare che nel ricevere”. Partono da questo brano evangelico e da tale consapevolezza le iniziative benefiche che da due anni vengono promosse dall'associazione “ Le ali di Samuele ” sul territorio di Mileto, e non solo. L'ultima è stata portata a compimento nel maggio scorso a favore della Casa della Carità di Vibo Valentia . Una serata nel rione Calabrò all'insegna della birra, delle deliziose prelibatezze del luogo, della musica e della sana allegria che ha permesso ai promotori di raccogliere 3.200 euro a favore della struttura assistenziale-riabilitativa, destinati al progetto “Terapia Sospesa” pensato per sostenere percorsi terapeutici rivolti a bambini e famiglie in difficoltà economica che, senza un aiuto, rischierebbero di rinunciare alle cure . Ma il “buon cuore” de “Le ali di Samuele” non si è fermato qui . Nei giorni scorsi, infatti, i volontari dell'associazione hanno consegnato alla Casa della Carità anche una sedia a rotelle , a sua volta ricevuta dal locale club “Noi giovani” . E a conferma del fatto che spesso “ c'è più gioia nel dare che nel ricevere ” e che gesti del genere arricchiscono sia chi dona e sia chi riceve giunge la riflessione de “Le ali di Samuele”.

Ecco il testo integrale. «C'è un momento in cui una donazione smette di essere un semplice gesto materiale e diventa qualcosa di più profondo e vicendevole. Nei giorni scorsi noi volontari dell'associazione abbiamo fatto visita alla Casa della Carità per consegnare una carrozzina destinata alle attività della struttura, mantenendo l'impegno assunto nel corso della serata solidale organizzata a Calabrò di Mileto. Eppure l'emozione per chi ha partecipazione all'incontro è stata, all'arrivo, per ciò che è stato portato in dono, all'uscita per ciò che si è ricevuto avvicinandosi a questa realtà. Un conto è sapere che esiste un centro riabilitativo. Un conto è attraversarne la porta. Un conto è immaginare cosa accada ogni giorno al suo interno. Un altro è immergersi, anche solo per qualche ora, nella vita che scorre tra quelle mura. I corridoi animati dal vociare dei bambini. Le risate improvvisano. Qualche protesta dei più piccoli davanti a una terapia affrontata controvoglia. Le attese dei genitori. Gli operatori che si spostano da una stanza all'altra. Le porte che si aprono e si chiudono. I piccoli traguardi conquistati giorno dopo giorno. Una quotidianità intensa, fatta di professionalità e umanità, che difficilmente può essere raccontata fino in fondo a chi non la vive direttamente.

Durante la visita è stata ripercorsa anche una parte della storia della Casa della Carità di Vibo Valentia. La scelta, maturata quasi casualmente molti anni fa, di trasformare una struttura immaginata per altre finalità in un luogo dedicato ai bambini con fragilità. Le intuizioni, i sacrifici e la dedizione di generazioni di donne, le Oblate che hanno scelto di consacrare la propria esistenza al servizio degli altri, seguendo il carisma e l'insegnamento del Beato Francesco Mottola che viene oggi rinnovato con l'opera di operatori specializzati. Una storia lunga settant'anni che continua ancora oggi. Molti di noi volontari ci siamo emozionati. Gli occhi inevitabilmente lucidi quando si incontrano bambini piccolissimi impegnati nei percorsi riabilitativi, quando si comprendono le fatiche delle famiglie, quando si percepisce il valore concreto di un servizio che, lontano dai riflettori, continua ogni giorno a sostenere centinaia di persone. Forse è proprio questo il significato più autentico della visita. Assieme alla consegna di una carrozzina la scoperta di una realtà che appartiene al territorio e che il territorio è chiamato a conoscere, comprendere e custodire. Perché l'impressione che abbiamo portato con noi è che la Casa della Carità non sia soltanto un luogo dove si erogano prestazioni sanitarie. È una presenza silenziosa che da decenni accompagna fragilità, speranze e percorsi di crescita. E oggi più che mai diventa importante che ciascuno si chieda quale contributo possa offrire per tutelare e sostenere un patrimonio umano e sociale costruito nel tempo, spesso lontano dai riflettori, ma fondamentale per la vita di tante famiglie della nostra comunità. A volte si entra per consegnare qualcosa e si esce portando con sé molto di più».