«Gatti randagi lasciati senza soccorso: una situazione inaccettabile». La denuncia arriva da due volontarie, Paola Cataudella e Samantha Mercadante che, in una nota diramata alla stampa, spiegano: «Nei mesi scorsi, alcune testate giornalistiche avevano riportato la notizia che diversi cittadini si erano visti rifiutare il primo soccorso per alcuni gatti randagi, a causa dell’esistenza di una presunta disposizione interna del Servizio Veterinario dell’Asp che, in modo del tutto illegittimo e contrario alla normativa vigente, impedirebbe ai veterinari reperibili di intervenire in caso di segnalazioni riguardanti gatti randagi».

Una circostanza, rendono noto Cautadella e Mercadante «confermata quasi quotidianamente, ancora oggi, dalle risposte fornite dal centralino dell’Asp che, a fronte delle richieste di aiuto da parte di cittadini che rinvengono gatti feriti, oppone un rifiuto di intervento qualora si tratti di felini, nonostante l’Asp abbia in essere una convenzione con una clinica veterinaria proprio per garantire il primo soccorso agli animali bisognosi di cure, compresi i gatti».

Emblematico, in tal senso, quanto accaduto alla fine di dicembre, «quando il Centralino prima e il Veterinario reperibile dopo si è opposto di intervenire per un gatto in gravi condizioni che rimetteva sangue, rifiutando di attivare le procedure di soccorso previste».

Alla luce di ciò, le Associazioni di Protezione Animali «avevano avviato degli incontri con il Servizio veterinario, e in particolare, le rassicurazioni fornite dal capo dipartimento di Prevenzione, dott. La Tessa, avevano fatto ritenere che almeno il primo soccorso, obbligatorio per legge, sarebbe stato garantito. Tuttavia, ad oggi, la situazione sembra tutt’altro che risolta».

Per tali ragioni, «riteniamo doveroso informare l’intera cittadinanza su quanto sta accadendo nella nostra provincia e invitare gli organi competenti, in particolare il dirigente sopra citato e il responsabile dell’Area A, a revocare immediatamente tale disposizione, di cui siamo in possesso, da ritenersi immorale oltre che illegittima, e a provvedere al ripristino della legalità e della correttezza delle procedure di soccorso nei confronti dei gatti randagi. In difetto di riscontri concreti, insieme alle Associazioni di Protezione Animali – concludono - agiremo nelle sedi opportune secondo quanto previsto dalla legge».