VIDEO | Tutta la comunità ha voluto rendere omaggio al suo centenario che incarna i valori più autentici e sani di una Calabria che sta scomparendo. Mega torta con i suoi 6 figli, 13 nipoti e 11 pronipoti
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A Melicuccà di Dinami il 6 gennaio non è soltanto la giornata dell’Epifania. È anche la data in cui la comunità si stretta affettuosamente attorno a Domenico Sangiuliano, che ha raggiunto il traguardo dei cento anni circondato dal calore del paese in cui è nato e dove ha scelto di vivere sempre. Per celebrare il secolo di vita del centenario sono stati organizzati una funzione religiosa e, nel pomeriggio, un momento di festa condiviso con familiari, amici e concittadini.
Domenico, nonno Micu per i nipoti, incarna un modo d’essere che oggi appare raro: misurato nei gesti, sobrio nel parlare, rispettoso in ogni relazione. Chi lo conosce lo descrive come un uomo d’altri tempi, capace di conquistare stima e simpatia con la sola forza dell’esempio. La sua storia personale non è fatta di clamori, ma di costanza, sacrificio e dedizione quotidiana.
Ha lavorato per tutta la vita nei campi, affrontando le fatiche dell’agricoltura tradizionale. Nel 1951 ha sposato Maria Francesca Poci, compagna di un’esistenza segnata da un legame profondo e duraturo. Dal loro matrimonio è nata una famiglia numerosa che oggi rappresenta il centro affettivo della sua vita: sei figli, tredici nipoti e undici pronipoti, destinati a diventare dodici nei prossimi mesi. Per tutti Domenico è un riferimento saldo, una presenza che orienta e rassicura.
Accanto al lavoro, la fede ha rappresentato il pilastro della sua esistenza. Domenico partecipa quotidianamente alle celebrazioni religiose e segue ogni funzione possibile, anche attraverso la televisione quando non può essere presente fisicamente. Da decenni è legato alla lettura del Messaggero di Sant’Antonio e vive la religiosità come pratica costante, non come semplice tradizione. Quando qualcuno lo incontra mentre cammina nei centri vicini e gli chiede dove sia diretto, la sua risposta resta sempre la stessa: «Dove vuole Dio».
I figli raccontano di un padre fermo nei principi ma mai severo nei modi. Salvatore, il primogenito, ricorda come l’insegnamento principale fosse il rispetto: non approfittarsi degli altri, non arrecare disturbo, lavorare con onestà. Regole trasmesse con calma, senza urla né imposizioni, tanto che le punizioni sono state rare eccezioni. Un metodo educativo che ha lasciato il segno.
L’emozione diventa palpabile nelle parole dei nipoti, che faticano a parlare senza commuoversi. Per Maria Francesca Racco è l’uomo che ha dedicato la vita alla famiglia e al lavoro, capace di incantare con i suoi racconti serali. Ramona Racco lo definisce il nonno che chiunque vorrebbe avere, sottolineandone forza d’animo e umiltà. Diego Sangiuliano lo considera una guida costante e un simbolo di unità familiare, mentre Irene ne ammira la correttezza e il rigore morale. Tina e Francesca Sufrà ne evidenziano la saggezza e il ruolo di collante affettivo, capace di tenere insieme generazioni diverse.
Anche le istituzioni hanno voluto rendere omaggio al centenario. Il sindaco di Dinami, Antonino Di Bella, ha ricordato come Domenico rappresenti una memoria vivente del territorio, un uomo che con la sua esistenza insegna il valore delle radici, della dignità e del lavoro. Un patrimonio umano che appartiene all’intera comunità.
Parole di profonda stima sono arrivate anche dal parroco di Melicuccà, padre Angiolo Giovanni Solano, che ha descritto Domenico come una figura di grande maturità spirituale e umana. Le sue visite, racconta il sacerdote, diventano occasioni di serenità, ricche di memorie antiche e valori ancora vivi.

