L’evento promosso dalla Tazzina della legalità in sinergia con la Provincia: «La legalità non può essere celebrata soltanto nei convegni ma si pratica stando accanto a chi viene minacciato»
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«Ci sono momenti nei quali le parole non bastano più, nei quali pronunciare la parola “solidarietà” rischia di diventare persino offensivo se, alle parole, non seguono fatti concreti. La vicenda della sindaca Simona Scarcella, destinataria di minacce e gravissime intimidazioni che hanno coinvolto anche i suoi figli, impone una risposta forte, concreta e soprattutto immediata».
Lo afferma l’associazione La Tazzina della legalità, che ha promosso, in sinergia con la Provincia di Vibo Valentia, la realizzazione della Staffetta della legalità, in programma il prossimo 26 settembre a Vibo Valentia.
All’iniziativa sarà presente anche la prima cittadina di Gioia Tauro. «Nonostante la gravità della situazione – ricorda l’associazione – ancora non è stata disposta una tutela nei suoi confronti».
Per questo, «La Tazzina della legalità ha ritenuto doveroso non rimanere in silenzio. Abbiamo già scritto al ministro dell’Interno per rappresentare la nostra preoccupazione e chiedere che sulla vicenda venga prestata la massima attenzione. Ma per noi non basta».
Una presenza concreta
Alle parole, l’associazione vuole aggiungere una presenza concreta e tangibile. Il 26 settembre rappresenterà il primo passo.
«Simona Scarcella sarà con noi e sarà protagonista della Staffetta della Legalità, organizzata dalla Tazzina in collaborazione con l’Amministrazione provinciale di Vibo Valentia».
La sua presenza, sottolinea l’associazione, «è una risposta alle intimidazioni, la risposta di una donna che, nonostante la paura e le minacce, sceglie di non arretrare. Ma è anche la risposta della Calabria migliore, quella che non vuole assistere in silenzio mentre chi denuncia, chi amministra e chi sceglie di stare dalla parte della legalità viene lasciato solo».
Per la Tazzina, «la legalità non può essere celebrata soltanto nei convegni, ma si pratica stando accanto a chi viene minacciato» e «quando una comunità decide di non voltarsi dall’altra parte».
L’appello alla partecipazione
Da qui l’appello rivolto a tutte le istituzioni, ai sindaci, agli amministratori, alle associazioni e, soprattutto, ai cittadini.
«Venite a Vibo Valentia il 26 settembre. Non per una passerella. Non per una fotografia. Non per pronunciare l’ennesima frase di circostanza. Venite per esserci. Perché quando viene colpita una persona che rappresenta le istituzioni, viene colpita la credibilità delle istituzioni stesse. E quando vengono minacciati i figli di una donna che svolge un ruolo pubblico, quella minaccia non può essere considerata un fatto privato».
«Il problema di uno deve diventare il problema di tutti. Questa è la Calabria che vogliamo costruire».


