L'evento si è tenuto venerdì sera nel Palazzo della Cultura di Pizzo. Tanti i premi sia singoli che collettivi assegnati nel corso della storica manifestazione
Tutti gli articoli di Sport
PHOTO
Un appuntamento divenuto ormai storia sportiva vibonese e calabrese. Innumerevoli primavere ed estati sono passate, ma il fascino della Coppa Olimpia, giunta alla 64esima edizione, è rimasto intatto, vivido come quello del suo anno inaugurale. Un’altra pagina bianca si è dunque riempita, per una storia che prosegue ormai da quel lontano 1962.
Un evento radicato
Nel tardo pomeriggio di venerdì, nel Palazzo della Cultura di Pizzo, si è tenuta la cerimonia di premiazione dell’edizione 2026. Un evento annuale che, nel corso del tempo, ha lasciato un’impronta indelebile nello sport prima vibonese e poi calabrese.
Storia, tradizioni e radici caratterizzano la manifestazione, fondata e portata avanti dal suo attuale presidente Matteo Betrò. Una storia di prestigio per quello che è il più antico torneo del Meridione e probabilmente anche d’Italia (in attesa della conferma dell’esistenza di una competizione analoga in Trentino).
Sessantaquattro anni che hanno visto, nel corso del tempo, molteplici comparse di giocatori di Serie A e Serie B. Insomma, una creatura di Matteo Betrò estesa a tutta la Calabria sportiva. Il brand e la fama di un evento così longevo, inoltre, sono mantenuti ad altissimo livello anche grazie allo sponsor storico ufficiale Tonno Callipo.
Il premio giornalistico
Ad aggiudicarsi la competizione, quest’anno, è stata la Vibonese U19 che, nella finale secca, ha battuto per 2-1 i pari età del Pizzo. Come ormai accade dal 2012, la cerimonia è stata arricchita anche dal consueto premio giornalistico “Franco Russo”, fortemente voluto anch’esso da Matteo Betrò, che nel corso degli anni ha visto come ospiti figure di spicco del giornalismo regionale e nazionale come, tra gli altri, Francesco Repice, Maurizio Bonanno, Cristina Iannuzzi, Maurizio Insardà, Mimmo Famularo, Antonio Lopez, Karen Sarlo ed Emanuele Giacoia (alla memoria).
Anche stavolta il livello è rimasto altissimo, dal momento che il profilo scelto per essere insignito del premio è stato quello di Giuseppe Sarlo. Oltre mezzo secolo di carriera, con l’impegno costante di dare voce ai fatti mantenendone trasparenza e integrità. Ben 55 anni di giornalismo puro, capace di intrecciarsi con la vita sociale e culturale del territorio.
Difficile riassumere un percorso lungo ben 55 anni, che ha toccato diverse tappe significative, come la collaborazione con il quotidiano nazionale Il Tempo e la direzione di TeleRadio 2000. E poi ancora la fondazione, su suo impulso, di “Pronto? Qui Calabria” e la nomina a corrispondente capo zona della Gazzetta del Sud.
Il messaggio di Sarlo
Intenso, ricco di significato e volto a incentivare la forza del cambiamento l’intervento dello stesso Giuseppe Sarlo: «Per la prima volta, in cinquantacinque anni, posso dire che mi viene riconosciuto un premio alla carriera proprio nel posto in cui sono vissuto e ho operato da sempre. Nel corso della mia attività ho avuto tante possibilità di essere premiato per altri motivi, ma mai per la carriera. Di questo devo ringraziare anche Pino Nano, persona alla quale mi lega una profonda amicizia e un grande rispetto, e con cui ho condiviso uno straordinario viaggio nell’informazione. Pino Nano mi ha offerto la possibilità di far conoscere il mio lavoro attraverso uno scritto nel quale ha ripercorso tutta la mia attività».
Un premio “già scritto”, ma che aspettava il suo tempo, come spiega lo stesso Sarlo: «Quando Matteo Betrò mi ha chiamato per dirmi che avrei ricevuto questo premio, la cosa mi ha sorpreso poco, perché conoscevo lo stesso Betrò e, come lui ha detto nel corso della cerimonia, aspettava solo il momento giusto per potermelo consegnare, anche perché avrebbe potuto darmelo già trent’anni fa. Lo ringrazio per quello che fa e che spero continui a fare anche in futuro».
La forza di cambiare le cose
Infine, un messaggio profondo e dal significato enorme: «Io non posso che pensare alla guerra e ai tantissimi bambini che continuano a morire come se fosse una cosa normale. Su questo dobbiamo riflettere tutti e non possiamo rimanere indifferenti. Un’iniziativa deve nascere, perché non possiamo continuare in queste condizioni. Dobbiamo tutti guardarci attorno».
Le parole del sindaco
Anche l’intervento del sindaco di Pizzo, Sergio Pititto, ha sottolineato il valore storico e territoriale dell’evento: «La Coppa Olimpia ha un significato particolare che unisce valore sociale ed educativo, e il nostro orgoglio è proprio questo. Posso affermare con certezza che la Coppa Olimpia cammina sulle gambe delle persone e, quando accade, vuol dire che possiede valori solidi. L’orgoglio dell’amministrazione è vedere una persona come Matteo Betrò, instancabile e sempre in movimento, che ha dato anima e cuore a una causa che rappresenta una tradizione della Pizzo sportiva. Da qualche giorno sto interloquendo con la prefettura per la rinnovata agibilità dello stadio Tucci e so che era il grande sogno dello stesso Betrò tornare a giocare la sua Coppa Olimpia a casa».
I premiati
Tanti i premi, sia singoli che collettivi. Oltre al già citato Giuseppe Sarlo, numerosi i riconoscimenti legati al calcio giocato e alla Coppa Olimpia.
Il premio capocannoniere è andato al giovane Andreacchio della Vibonese U19, premiato dallo storico portiere del Pizzo Rocco Lotito; il premio al giocatore che si è distinto è stato assegnato al napitino De Filippis; il Premio Lory Bretti al miglior giocatore è andato a Giorgio Cortese; il premio alla Tonno Callipo, main sponsor dell’evento da anni, è stato ritirato da Pietro Laporta; il Premio Marincola ai secondi classificati è andato al Pizzo U19; infine il premio ai vincitori, la Vibonese U19.
Da qualche anno è stato inoltre istituito il premio sorpresa, che quest’anno è stato assegnato a Pino Laporta, parrucchiere della cittadina napitina, capace di riunire nel suo salone diverse generazioni per parlare di calcio, raccogliendo nel tempo innumerevoli fotografie di personaggi legati alla storia sportiva di Pizzo.

