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Nata a Pizzo nel 1900 accolse nel suo istituto orfani e bambini di famiglie povere, assicurando loro sostegno negli studi e nei bisogni quotidiani e consentendo a tanti di affermarsi nella società

La marchesa Luisa Francica
Storia e memoria

Avendo dato vita ad un istituto in cui ospitava minori di ambo i sessi sino alla maggiore età, la marchesa Luisa Francica era conosciuta come una grande benefattrice.

Nata a Pizzo nel 1900, sposata con l’ingegnere Niccoli, che è stato anche sindaco di Soriano, già da prima della Seconda Guerra Mondiale e sino alla sua dipartita, avvenuta nel 1974, la nobildonna accoglieva non solo gli orfanelli, ma anche tanti altri bambini che i genitori li tenevano ma non erano, questi, nelle condizioni di garantire loro il necessario sostentamento.

I giovani avevano così assicurato vitto, alloggio e un’istruzione elementare e, per chi teneva voglia ed attitudini, finanche gli studi superiori. Non poche furono le ragazze disagiate, anche al di fuori dell’istituto, che si apprestavano ad andare all’altare, alle quali la marchesa assicurò una dote.

L’istituto era dislocato nelle sedi di Pizzo, Soriano e Santa Cristina d'Aspromonte, dove riposano i suoi resti e dove vi è un Palazzo allora destinato solo alle ragazze. (In foto a lato Villa Aurora dei baroni Mattei a Pizzo, dove la marchesa soggiornava d'estate)

Non mancavano i detrattori che l’accusavano di sfruttare i giovani, portandoli nelle sue vaste proprietà terriere per la raccolta delle olive ed altro. Ad ogni modo, tanti sono stati i giovani bisognosi di Pizzo, Soriano, Santa Cristina di Aspromonte e di altre località a queste vicine, cui la marchesa ha dato accoglienza. Non pochi di questi ragazzi sono riusciti a raggiungere il diploma e anche la laurea, affermandosi nella società come valenti professionisti.

Davvero una grande cosa, considerando i tempi, quando la scolarizzazione nel Meridione non era certamente alla portata di tutti. La marchesa Luisa, nobile di censo ma soprattutto d’animo, non ha avuto figli suoi, ma ha saputo e voluto riversare a questi fanciulli sfortunati tutto l’amore e la dedizione di cui disponeva e tanti, tantissimi le sono ancora oggi grati. A Soriano le è stata dedicata una via.

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