Serra San Bruno, il taglio dei platani di San Rocco scatena le polemiche

Diversi alberi secolari sono stati abbattuti all’interno di un’area verde di proprietà della diocesi di Catanzaro-Squillace. In città si leva un coro di proteste

Diversi alberi secolari sono stati abbattuti all’interno di un’area verde di proprietà della diocesi di Catanzaro-Squillace. In città si leva un coro di proteste

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L'area interessata dal taglio di alberi
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Sta creando non pochi malumori il taglio di diversi platani all’interno dell’area verde della chiesa di San Rocco, a Serra San Bruno. Gli alberi ad alto fusto, da molti considerati di elevato pregio naturalistico, rappresentavano parte integrante del patrimonio boschivo della Città delle Certosa. Alcuni di essi, addirittura, secondo le testimonianze dei residenti, erano stati posti a dimora nella seconda metà dell’Ottocento, crescendo fino a sfiorare i 30 metri. Svettavano in tutta la loro bellezza e storia nei pressi della cappella dedicata al Santo pellegrino di Montpellier, nell’area di proprietà della diocesi di Catanzaro-Squillace che ne avrebbe disposto l’abbattimento previa autorizzazione della Regione Calabria. Eppure, il loro taglio ha suscitato aspre critiche da parte di numerosi cittadini molto legati a quel luogo e alla sua straordinaria bellezza, ora violentata. Sull’argomento si è espresso anche il primo cittadino di Serra San Bruno, Luigi Tassone, che, attraverso la sua pagina Facebook, ha fatto sapere: «Vorrei precisare che il Comune non ha alcuna responsabilità sul taglio degli alberi di località San Rocco. Il taglio dei platani – continua il primo cittadino – sarebbe stato deciso dalla Curia e gli stessi lavori autorizzati dalla Regione Calabria». La comunicazione da parte di Tassone, come lo stesso evidenzia, è tesa ad «evitare qualsiasi forma di strumentalizzazione dei confronti dell’amministrazione comunale che nei fatti si è sempre dimostrata sensibile e attenta al bosco tanto da rinunciare al taglio di diversi lotti boschivi facendoli diventare oggetto di studio da parte dell’Università di Reggio Calabria».

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