Gli alberi monumentali del Vibonese, giganti che svettano nel cuore delle Serre (VIDEO)

Quattro esemplari, tra Serra San Bruno, Mongiana e Fabrizia, sono stati censiti dal ministero delle Politiche agricole e inseriti nell’apposito elenco. L’esperto: «Testimoni di foreste che non esistono più»

Quattro esemplari, tra Serra San Bruno, Mongiana e Fabrizia, sono stati censiti dal ministero delle Politiche agricole e inseriti nell’apposito elenco. L’esperto: «Testimoni di foreste che non esistono più»

Informazione pubblicitaria
Albero di Tasso, Serra San Bruno
Informazione pubblicitaria

Racchiudono la storia millenaria della terra che li ospita. Sono alti, possenti e rendono l’atmosfera magica. Sono i giganti delle Serre, patrimonio ambientale e naturalistico custodito nel cuore del Vibonese. Con la loro presenza danno ossigeno e vita. Con la loro storia, testimoniano il trascorrere del tempo ed il sentimento che ha attraversato le popolazioni locali. Oggetto di interesse e studio da parte della comunità scientifica ancheinternazionale, quattro alberi secolari sono stati inseriti e censiti all’interno della lista stilata dal ministero delle Politiche agricole e ambientali. Si tratta del tasso e dell’abete bianco di Serra San Bruno, dell’abete bianco di Mongiana e del castagno ospitato nel comprensorio di Fabrizia. Veri e propri pilasti della terra che svettano verso il cielo, in tutta la loro bellezza.

Informazione pubblicitaria

L’abete bianco più grande d’Europa. Nel documento stilato dal Ministero, c’è ampio spazio per gli alberi monumentali della Calabria. Circa il 30 per cento sono ospitati in Aspromonte. Ma gli alberi secolari simbolo di maestosità e longevità non mancano nelle Serre Vibonesi. L’abete bianco più grande d’Europa, parte del patrimonio naturalistico della città della Certosa, ne è testimonianza rara. I riflettori si erano accesi nel 2014 quando si ipotizzò un abbattimento. Associazioni ambientaliste e tanti cittadini avevano duramente contestato la decisione del sindaco di vendere alcuni lotti all’industria del legno (compresa l’area dell’abete bianco) per risanare il bilancio comunale. L’emergenza – per alcuni abitanti solo “clamore mediatico” – è poi rientrata.

Dai pioppi agli abeti, passando per il tasso monumentale. Il Parco naturale regionale delle Serre è nato ufficialmente il 5 maggio del 1990 e si estende su un’area di oltre 17mila ettari. Comprende anche la zona del lago Angitola, la cui estensione è pari a 875 ettari. Non semplicemente numeri ma scrigno per le specie faunistiche e floristiche. Meta per i turisti, vanta sentieri naturalistici riqualificati e adatti per escursioni montane. Zona di particolare interesse, il viale della Certosa tratteggiato da pioppi. La loro imponenza, spiega Gabriel Figliuzzi, dottore in Scienze forestali ed ambientali, richiede cura costante. La presenza di una targhetta con il numero progressivo rimanda ad una scheda tecnica contenente tutte le caratteristiche legate all’albero. Toglie il fiato la maestosità del tasso, principe de “Santa Maria del bosco”, tra le piante inserite nell’elenco del ministero: «un vero e proprio reperto, testimone di foreste che non esistono più».

Il bosco, parte integrante dell’economia locale. Il bosco e le sue risorse impreziosiscono l’economia serrese: «alle piante monumentali è opportuno abbinare all’aspetto naturalistico e alla sua salvaguardia, l’utilizzazione del bosco stesso» commenta Marco Malvaso, agronomo, aggiungendo: «Pensare solo ad un aspetto protettivo sarebbe futile perché il bosco merita interventi selvicolturali nel corso del suo ciclo di vita per ottenere massima resa».

Per il serrese, la vasta distesa verde è molto di più che un’area geografica. Al pari di un pescatore con il suo mare, la foresta è un richiamo alla propria identità culturale, luogo di meditazione e di silenzi. Un rapporto tra bosco-uomo fatto di reciproco rispetto, rimasto intatto come nel passato: «Fin dai tempi antichi – spiega Christoph Nardo, dottore in Scienze forestali ed ambientali – la popolazione si serviva di questi boschi e li ha resi una parte integrante della propria economia». Riportate alla memoria, mestieri arcaici: «come i mannesi (falegnami, carpentieri) – conclude – che sfaccettavano la legna a mano. Oggi se si pensa all’industrializzazione ci vengono in mente macchinari che in pochissimo tempo lavorano tronchi interi».

Indispensabile, contribuire alla promozione e conoscenza del territorio e le sue meraviglie tramite visite e l’informazione a più fasce di età: «E’ anche importante sensibilizzare le scuole alle tematiche ambientali» rimarca Figliuzzi specificando le attività portate avanti dall’Asd Amici del ciclo, che propone percorsi in mountain bike alla scoperta delle risorse naturalistiche e culturali delle Serre e non solo.