domenica,Luglio 25 2021

Raccolta rifiuti Vibo, Piperno alla Ecocar: «Portare a tempo pieno i lavoratori»

Il responsabile dello Slai Cobas ricorda lo «scellerato» accordo con la ProgettAmbiente. Sollecitato adesso un ripensamento del progetto operativo e del relativo piano industriale che dovranno prevedere organici adeguati alle nuove necessità

Raccolta rifiuti Vibo, Piperno alla Ecocar: «Portare a tempo pieno i lavoratori»
Operai addetti al servizio di raccolta dei rifuti solidi urbani
Nazzareno Piperno (Slai Cobas)

«Oggi tutto è più pesante e più difficile. Abbiamo perso un lavoratore, un dipendente EcoCar, ma soprattutto abbiamo perso un amico. Un malore improvviso ci ha portato via, appena 54enne, uno dei nostri assistiti storici, un lavoratore già provato dalla vita. Ma anche se con il cuore pesante e con l’anima in pena, anche per rispetto alle battaglie che Giovanni Di Renzo ha sempre condiviso con noi, crediamo sia giusto tornare a parlare di raccolta rifiuti a Vibo Valentia. Un comparto che sembra non avere pace, per come le recenti vicende giudiziarie, su questioni vicine e lontane, hanno confermato». [Continua in basso]

Lo afferma Nazzareno Piperno, coordinatore provinciale dello Slai Cobas, il quale sottolinea che, nell’attesa che la giustizia faccia il suo corso e accerti se ci siano responsabilità e su chi gravino, «è necessario oggi ribadire alcuni concetti sul prezzo alto che i lavoratori del comparto hanno pagato e, chissà, pagano anche oggi. Noi non sappiamo se la tragica scomparsa del lavoratore abbia o meno una diretta attinenza con il lavoro che faceva e gli stress che subiva. Siamo consapevoli della finitezza umana e di camminare tutti sul ciglio così come siamo consapevoli che in una vita lavorativa i problemi e le tensioni si accumulino sempre a prescindere dal proprio percorso lavorativo, ma – osserva il sindacalista – è anche vero che il cammino per questi lavoratori non è stato e, sotto certi aspetti, non è nemmeno oggi, un cammino “normale”».

Per Piperno, la pietra angolare è stata «lo scellerato accordo con la Progettambiente dell’agosto 2014 tanto che, per molti lavoratori, vi è stato un prima e un dopo il 2014. Tutti ricorderanno il bagno di sangue dei lavoratori costretti ad accettare riduzioni di orario e abbattimento di livelli con la conseguente vanificazione dei progressi ottenuti in anni e anni di lavoro senza dimenticare la perdita definitiva del lavoro per molti di loro che ancora oggi sono privi di occupazione. Accordo che contestammo sin dall’inizio venendo piegati soltanto per così dire dalla “Ragion di Stato” ossia dalle pressioni, per usare un eufemismo, del prefetto dell’epoca che di fatto avallò le drastiche posizioni della giunta comunale che già allora aveva la stessa dirigente che fino a soli pochi giorni fa ancora dirigeva gli uffici amministrativi dell’ente e che, finalmente diciamo noi, è stata allontanata dal settore». [Continua un basso]

Detto questo, il responsabile dello Slai Cobas ricorda che «la nostra opposizione non era solo determinata, per come molti potevano pensare, dal ruolo che rivestiamo e dalla volontà di difendere i livelli occupazionali, ma dalla consapevolezza che l’abbattimento indiscriminato del monte ore e delle risorse umane avrebbero  portato problemi da un lato alla qualità del servizio ma anche e soprattutto alla salute e all’incolumità dei lavoratori. La storia dimostra purtroppo che avevamo ragione. A testimonianza del fatto che l’organico era sottodimensionato e il monte ore insufficiente a garantire uno standard appena appena passabile al servizio, infatti, ogni azienda succedutasi alla ProgettAmbiente, a cominciare dall’Ased si affrettò ad aumentare ad una parte almeno dei lavoratori l’orario di servizio. Operazione continuata con la Dusty che sia pur per periodi di tempo limitati, aumentò a molti lavoratori le ore di servizio non ritenendo sussistenti tuttavia i presupposti per un consolidamento definitivo dell’orario. Presupposti poi – rimarca Piperno – invece ritenuti presenti dalla Ecocar che solo pochi mesi dopo il suo arrivo ha aumentato in maniera definitiva l’orario di lavoro a tutti i dipendenti ancora assunti a 4 ore portandoli appunto in via definitiva a 5 ore. Ora il prossimo passo è arrivare anche per loro al tempo pieno cioè alle 6 ore quotidiane. Perché – e i recenti sviluppi giudiziari sembrano in qualche modo confermarlo – le esigenze del servizio richiedono un numero di ore lavorate ed un numero di addetti superiore all’organico effettivo attuale del personale. Dal 2014, infatti, il servizio rsu – prosegue sempre sindacalista – è radicalmente cambiato con un porta a porta spinto che all’epoca neanche era cominciato e con tutta una serie di ulteriori esigenze di lavoro che le modalità di raccolta in uso dieci anni fa neanche esistevano. Stante ciò riteniamo opportuno e doveroso un ripensamento del progetto operativo e del relativo piano industriale che dovranno prevedere organici finalmente adeguati alle nuove necessità. Perché il rischio che si corre, rimanendo così le cose, con le aziende che spingono allo stremo per il raggiungimento dei propri obiettivi, è quello di usurare il risicato organico a disposizione che, complice anche il progressivo aumento dell’età media dei lavoratori e l’inevitabile comparsa di qualche patologia, viene già oggi sfruttato oltre ogni limite, mettendo a rischio l’incolumità personale degli addetti».Organici limitati, infatti, a giudizio di Piperno, «impongono carichi di lavoro estremi insostenibili così come impongono la riduzione degli equipaggi spesso composti da un solo operatore che deve fare tutto, salendo e scendendo dal mezzo con ogni relativa conseguenza  specie oggi con le alte temperature estive.   E questo è un prezzo che per nessun motivo siamo disposti a far pagare ai lavoratori.Dobbiamo insomma evitare che, nel malaugurato caso di qualche altra scomparsa prematura e ovviamente augurandoci non si verifichi mai più niente del genere, nessuno possa neanche pensare, anche solo come lontana possibilità, che la scomparsa di qualche lavoratore possa avere a che fare con condizioni di lavoro impossibili da sostenere.E tornando per un attimo alla morte del nostro assistito, chiediamo a chiunque voglia ascoltarci di non lasciare sola la sua famiglia, in persona dei due figli rimasti entrambi privi di occupazione, che oggi più che mai ha bisogno di un concreto segno di solidarietà da parte di chiunque sia in grado di darlo e, quando parliamo di solidarietà, parliamo proprio di lavoro con la necessità che l’azienda sicuramente avrà di coprire il vuoto in organico». 

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