Vibo Marina, dai cimiteri industriali abbandonati al possibile recupero

Dagli stabilimenti industriali dismessi alla ricerca di una rinascita con strutture pubbliche di cui il territorio ha sempre più bisogno

Dagli stabilimenti industriali dismessi alla ricerca di una rinascita con strutture pubbliche di cui il territorio ha sempre più bisogno

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Strutture fantasma che nel passato hanno avuto un ruolo importante nell’economia del territorio. Poi, per i motivi più diversi, le attività che vi si svolgevano sono state soppresse e gli insediamenti di ferro e cemento sono rimasti, silenti, a deperire. Ora sono presenze tristi, sinistre, pericolose.

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Il territorio che da Vibo Marina arriva fino a Porto Salvo è disseminato di cimiteri industriali, occupato, per una percentuale consistente, da insediamenti ormai dismessi che contribuiscono in maniera marcata a fornire un aspetto di degrado e di abbandono a una cittadina che potrebbe ancora giocare più di una carta in altri settori economici, come il turismo o i servizi. L’area più vasta è occupata dagli stabilimenti Italcementi ma non mancano altri esempi, come quello dell’ex deposito di carburanti Basalti & Bitumi, ubicato a ridosso del porto o quello che ospitava lo stabilimento della C.G.R., lungo la strada provinciale per Tropea e, ancora, tristi vestigia del miraggio industriale degli anni 60-70, la Gaslini e la Saima.

Sul possibile recupero dell’area Italcementi sono stati versati mari d’inchiostro e fiumi di parole ma, ad oggi, nessuna ipotesi di riqualificazione è stata presa in seria considerazione. Per lo stabilimento ex CGR, invece, si erano registrate, qualche decennio fa, iniziative mirate a favorire una sua riconversione come polo fieristico nonché, più recentemente, una proposta progettuale per la realizzazione di un centro servizi, poi tutto si è fermato e l’imponente struttura è rimasta a deperire inesorabilmente.

Il caso forse più evidente, a causa della sua collocazione, è quello dell’ex deposito Basalti & Bitumi. E’ ormai trascorso qualche anno dalla demolizione dei serbatoi, un’operazione  certamente da valutare positivamente in quanto ha rappresentato un importante risultato per la cittadina portuale in un’ottica di riqualificazione urbana e di risanamento ambientale. Grazie all’intervento di demolizione è stato possibile, dopo tanti anni in cui la lentezza della burocrazia, sicuramente favorita da un certo lassismo da parte delle istituzioni, hanno impedito che l’ecomostro venisse eliminato, liberare un’area di 14243 mq restituendola al territorio. Un protocollo d’intesa prevedeva che una parte dell’area liberata rimanesse a disposizione della società proprietaria dell’impianto dismesso, ma che un’altra consistente fetta venisse destinata al Comune per scopi di risanamento ambientale. Ma finora tutto è rimasto nel cassetto, quando invece l’argomento dovrebbe rivestire carattere di priorità per qualsiasi amministrazione . ll tempo previsto fino allo scadere dell’attuale concessione dovrebbe essere proficuamente impegnato per iniziare a pensare alla destinazione da attribuire all’area interessata, avviando studi di fattibilità riguardanti il ventaglio di opzioni possibili. Ma fra tutte le varie soluzioni a disposizione, da individuare possibilmente indicendo un concorso di idee, quella che sicuramente andrebbe scartata a priori è l’ipotesi di una possibile reindustrializzazione dell’area interessata.

Sarebbe grave, ancorché privo di senso logico, liberarsi di un insediamento industriale, posto a ridosso di un luogo di particolare bellezza naturale, alle spalle di uno splendido arenile frequentato da un numero considerevole di cittadini e di turisti, per poi concedere l’area per installazioni pseudo-industriali o, peggio, permettendo che su di essa si concentrino le mire della speculazione edilizia (l’area rientra nel demanio marittimo). E arriva “a fortiori” la recente azione del prefetto di Vibo che mira ad attuare integralmente il Piano delle Emergenze escludendo la possibile coesistenza, sulla stessa area, di insediamenti industriali e attività turistico-alberghiere. Appare, quindi, opportuno, che essa venga finalmente restituita, dopo circa 50 anni, alla collettività  programmando su di essa l’insediamento di strutture pubbliche di cui Vibo Marina ha urgente bisogno. A titolo puramente esemplificativo e non certamente esaustivo, sull’area potrebbe sorgere una stazione passeggeri a servizio del porto, un auditorium comunale, un anfiteatro all’aperto per spettacoli estivi, una biblioteca-emeroteca, un museo tematico del mare con annesso acquario o un investimento produttivo nel settore turistico con positive ricadute occupazionali e destinando, in ogni caso, un’adeguata fetta a verde pubblico attrezzato. Si darebbe , in tal modo, il segno di una città più viva e vivibile che sta cambiando e che vuole cambiare. Occorre fare in modo che, dopo l’abbattimento di uno dei più vistosi monumenti al degrado esistenti nella zona costiera, Vibo Marina accentui il profilo di città turistica esaltando la propria connotazione di città di mare.

Curare il recupero degli insediamenti industriali dismessi, cercando di valorizzarli, significherebbe restituire loro, oltre che una funzione economica, anche una sorta di dignità storica e sociale.