Escherichia coli nell’acqua, Vena Inferiore ancora sul piede di guerra – Video

Dalle analisi effettuate privatamente emergono tracce di batteri intestinali e detergenti nella rete idrica. Ordinanza di divieto ancora in vigore dopo quattro mesi
Dalle analisi effettuate privatamente emergono tracce di batteri intestinali e detergenti nella rete idrica. Ordinanza di divieto ancora in vigore dopo quattro mesi
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La protesta dei cittadini di Vena Inferiore

Tornano a protestare i cittadini di Vena Inferiore. Da quattro mesi vige un’ordinanza che vieta l’utilizzo dell’acqua potabile, consentendone l’uso esclusivamente per la pulizia della casa e per il funzionamento degli impianti sanitari. Il provvedimento datato 10 luglio è arrivato pochi giorni dopo la denuncia degli stessi abitanti della popolosa frazione di Vibo Valentia che avevano avvertito un forte odore di fogna. Sebbene le analisi effettuate dall’Asp non siano state rese pubbliche, i cittadini hanno deciso di fare analizzare a proprie spese il prezioso liquido. E i risultati non lasciano spazio ad interpretazioni: escherichia coli, enterococchi, tensioattivi anionici, in altre parole escrementi e detergenti.

E se la maggior parte degli abitanti si arrangia come può, acquistando l’acqua piuttosto che rifornirsi a una vicina sorgente, altri, soprattutto gli anziani, sono costretti ad utilizzarla per l’igiene personale. E la dermatite ne è la conseguenza. Chiazze rosse sulle mani di una donna. Le stesse macchie sull’addome di un altro residente. Una donna ci accompagna a casa dell’anziana madre. Le scopre la schiena. Ha utilizzato l’acqua in barba all’ordinanza e le è venuta una dermatite. «Come faccio io? Non ho le forze per andare alla sorgente a prendere l’acqua. Questa ho e questa utilizzo», dice rassegnata. 

Michele Russo è il portavoce del comitato spontaneo di cittadini, ha fatto analizzare l’acqua da un laboratorio privato, ha pagato 80 euro per scoprire che è fortemente inquinata. «Sono mesi che siamo costretti a vivere questo disagio e il comune di Vibo non fa niente per risolvere il problema». Da qui l’appello al sindaco Maria Limardo: «Faccia qualcosa al più presto, non siamo cittadini di serie B».