In Calabria è stata la fascia jonica a riportare i maggiori danni a causa del Ciclone Harry, ma è in provincia di Vibo Valentia che si sono registrate le quantità di pioggia maggiore. Un dato che è risaltato questa mattina, durante l’audizione in Commissione Insularità del capo del Dipartimento della Protezione civile Fabio Ciciliano, in merito all'indagine conoscitiva sull'individuazione degli svantaggi derivanti dalla condizione d'insularità e sulle relative misure di contrasto.

Sono 570 i millimetri caduti in provincia di Vibo Valentia, 556 nella provincia dell'Ogliastra in Sardegna, 519 nella provincia di Messina. «Numeri che corrispondono più o meno alla quantità media di caduta di pioggia di 7-8 mesi per quelle zone», ha sottolineato Ciciliano. Nel Vibonese, ad essere colpite sono state le zone interne e in particolare l’area delle Serre. 

L’audizione di Ciciliano nella Commissione parlamentare

«Dal 18 gennaio venti orientali di tempesta hanno causato violentissime mareggiate. I fenomeni più intensi si sono verificati tra il 20 e il 21 gennaio, in particolare nella Sicilia orientale e meridionale, nella Calabria ionica e nella Sardegna meridionale e orientale. Nelle tre regioni interessate si sono registrate non solo fortissime mareggiate ma anche precipitazioni persistenti e diffuse con valori cumulati molto elevati», ha detto Ciciliano collegato in videoconferenza.

«L'analisi ondametrica ha registrato un moto ondoso estremo, associato a un ciclone mediterraneo - ha aggiunto -, con condizioni idrodinamiche compatibili con tempi di ritorno nell'ordine di diversi decenni. I venti di scirocco e levante hanno superato anche i 120 km orari sui bacini del basso Tirreno e sullo Ionio. Dal punto di vista ondametrico, si potrebbe ritenere questo evento come raro o estremo perché i tempi di ritorno sono pluridecennali. Lungo i litorali esposti, quindi Sicilia ionica, Calabria Ionica e tratti della Sardegna sudorientale, sono state registrate onde significative di circa 6,5 metri con onde massime prossime ai 10 metri, sufficienti a generare mareggiate distruttive su infrastrutture costiere vulnerabili. L'onda di picco registrata tra il largo di Portopalo e Malta è stata di 16,66 metri alle 14.30 del 20 gennaio».

Quindi il focus sulle precipitazioni: «A questo si deve aggiungere l'analisi idrometrica determinata dalle intense precipitazioni, perché i dati pluviometrici ci restituiscono in alcune zone una quantità di picco e di cumulata di 570 mm in provincia di Vibo Valentia, 556 nella provincia dell'Ogliastra in Sardegna, 519 nella provincia di Messina. Numeri che corrispondono più o meno alla quantità media di caduta di pioggia di 7-8 mesi per quelle zone e i tempi di ritorno che sono stati registrati per questo tipo di precipitazioni variano da 200-500 anni. Questo significa che l'evento è stato veramente raro anche dal punto di vista pluviometrico».

L’informativa di Musumeci in Senato

Lo stesso dato, relativo a piogge estreme, è stato sottolineato anche dal ministro per la Protezione civile, Nello Musumeci, nella sua informativa al Senato: «A partire dal 18 gennaio si sono verificati eccezionali eventi meteorologici che hanno interessato i territori di Sicilia, Sardegna e Calabria con precipitazioni, venti forti e mareggiate: in particolare nelle province di Vibo Valentia, Ogliastra e Messina le precipitazioni hanno raggiunto valori superiori a 500 millimetri».

«A seguito delle piogge ci sono stati innalzamenti in numerosi corsi d'acqua, con criticità segnalate in Sardegna anche su alcune dighe per le quali si sono resi necessari rilasci graduali e controllati, al fine di mitigare il rischio idraulico nella parte a valle - continua Musumeci -. Il sistema di protezione civile ha dimostrato validità, efficienza ed efficacia soprattutto nel sistema di allerta nazionale per il rischio idrogeologico: dichiarato lo stato di emergenza, è stata già adottata l'ordinanza volta a disciplinare i primi interventi urgenti per fronteggiare l'emergenza; si è anche provveduto alla nomina dei commissari delegati per l'espletamento delle necessarie attività, nelle persone dei rispettivi tre presidenti di Regione. Quasi contestualmente si è verificata un'altra gravissima calamità: il movimento franoso nel territorio di Niscemi».