OPINIONI E IDEE | Chi sono i calabresi che amano la Calabria?

Un palazzone incompiuto. Uno dei tanti mostri di questa terra. Troppo opprimente e osceno nella sua infinita bruttezza, simbolo di una regione guasta. Ma esistono storie di passione e coraggio che mostrano una realtà diversa e un futuro possibile. Eccone alcune

Un palazzone incompiuto. Uno dei tanti mostri di questa terra. Troppo opprimente e osceno nella sua infinita bruttezza, simbolo di una regione guasta. Ma esistono storie di passione e coraggio che mostrano una realtà diversa e un futuro possibile. Eccone alcune

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Chi sono i calabresi che amano la Calabria? Questa estate, mi è stata posta questa domanda e da essa, avrei dovuto realizzare un articolo. Era una sfida che avevo accolto con grande entusiasmo. Ma, più riflettevo sulla frase e più l’entusiasmo mi lasciava.

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Troppe storie, troppi fatti e situazioni negative erano presenti nella mia mente, per essere in grado di dare una risposta e un’opinione obiettiva a questa domanda. E pian piano, davanti ai miei occhi, avveniva la trasposizione di un ricordo della mia infanzia. Il periodo in cui ho vissuto a casa dei miei genitori. Ogni giorno, dalla finestra della cucina, vedevo un muro di mattoni rossi. Troppo grande era quel muro.

Un palazzone incompiuto. Uno dei tanti mostri di questa terra. Troppo opprimente e osceno nella sua infinita bruttezza. Un monumento orrendo simbolo della Calabria peggiore, di omertà, disonestà, paura, abitudine, vecchiume, servilismo, corruzione, mancanza del senso della bellezza. Tutto questo in un paradiso di Sud che amavo e sentivo dentro l’anima e nelle vene, ogni giorno di più. Un muro che ritrovo spesso nella quotidianità: tra i discorsi della gente, nei loro infiniti silenzi, nei gesti arroganti, nell’infinita attesa di poter vivere finalmente, una vita da cittadino del mondo.

Ho voluto superare quel muro, guardare oltre, in maniera distaccata per essere credibile, per poter spiegare in maniera semplice chi siano per me questi uomini e queste donne che, nel loro lavoro, nelle loro parole ma anche nei silenzi, nelle loro lotte, amano la Calabria e ne rappresentano la parte migliore. Perché di questa terra e della sua gente, non se ne può parlare in maniera semplice.

E’ una regione di grandi contraddizioni, di passione e di dolore, di lotte e catene, di ricchezza e di opportunità mancate, di paradisi (s)perduti. Scrivere del mio pensiero senza tener conto della prospettiva di altri calabresi che vivono come me questa terra, mi dava quasi il senso di sminuire il pezzo. Mi sono rivolta così, a uomini e donne della mia terra che stimo in maniera incondizionata, ed ho trovato nelle loro parole e nelle loro storie di lotta, di giustizia, di coraggio, di sogni, lavoro e sacrificio, un quadro più completo alla mia risposta.

Il primo è stato il giovane e brillante Gianpaolo Masciari, Project manager e co-founder di una innovativa start-up di promozione turistica della regione, Calabreasy, mi ha dato la sua risposta partendo dalla descrizione contraria alla mia domanda, e cioè: “Mi soffermerei sui calabresi che non amano la Calabria cioè tutta quella gente che si ostina a fare proclami di cambiamento e progresso. Io credo che la Calabria non ha bisogno di cambiamento, ha bisogno di gente che valorizzi il patrimonio esistente e lo salvaguardi, proteggendolo, esaltando il talento genuino delle risorse umane, dando spessore alle straordinarie autenticità eterogenee territoriali. La Calabria la si ama perpetrando i riti e le tradizioni, tutte connotazioni secolari che ci rendono unici in un panorama di globalizzazione che tende ad un appiattimento e impoverimento culturale, vero elemento di distinzione e crescita. La Calabria la ama chi conserva gelosamente e tramanda saggiamente, la memoria storica collettiva”.

Antonino Brosio, giovane ricercatore calabrese, Direttore generale presso il Parco Astronomico Lilio di Savelli, ha tradotto nei fatti il suo amore per questa terra, rimanendo ostinatamente qui a realizzare il suo sogno del parco astronomico, insieme ad altri giovani caparbi calabresi. Lui stesso in una intervista di qualche mese fa disse: “Se andiamo via tutti, chi resta? Io penso che se hai un’idea la devi portare avanti dove vuoi. Se la puoi fare a Milano la puoi fare anche in Calabria. E’ semplicemente questione di volontà”. Alla domanda “Chi sono i Calabresi che amano la Calabria?” Mi ha risposto così: “Per me i calabresi che amano la Calabria sono quelle persone che hanno deciso di rimanere e fare qualcosa di utile, che lottano quotidianamente tra mille difficoltà. Sono quelle persone che nonostante tutto non vanno via”.

Poi c’è il pensiero di un mio grande amico, Pino Conocchiella. Uomo attivissimo nel sociale, attualmente pensionato. Un uomo preparato sia sul piano culturale e politico che umano. Un ottimo consigliere. La sua risposta è stata questa: “Amano la Calabria, tutti coloro che ogni giorno si impegnano a mantenere alti i valori antichi di questa terra. Chi quotidianamente con il proprio onesto lavoro rendono onore e contrastano le forze negative che esistono su questo territorio. Tutti coloro che con il loro impegno civile e solidale portano alta la bandiera del riscatto dei meno fortunati. Tutti quelli che nonostante le difficoltà non scappano, ma lottano per una Calabria più ricca e per una gestione politica più onesta e competente. Chiunque fa bene a questa terra la ama, chi fa del male va isolato anche se questo è rischioso e doloroso.”

Quest’anno, dopo aver visto un servizio di un amico giornalista nel suo paese, ho avuto modo di conoscere il Sindaco di Cinquefrondi. Michele Conia. Un sindaco giovane, grintoso, che sa quello che vuole per la sua terra. Cresciuto a pane, politica e Calabria. Alla mia domanda, ha risposto così: “Ama la Calabria chi lotta per lei, chi valorizza il bello, ma non nasconde il brutto, lo evidenzia, lo combatte. Ama la Calabria chi ne conosce le contraddizioni, le culture diverse che l’hanno formata. Chi dona se stesso per lei, per migliorarla.”

Recentemente ho avuto l’onore di conoscere un uomo, Tiberio Bentivoglio, imprenditore reggino, colpito dalla mafia. Anche a lui ho fatto la stessa domanda e la sua risposta, ha il peso che può avere chi soffre il male di questa regione sulla propria pelle: “…ecco chi sono le persone che amano questa terra,… chi chiede con forza il rispetto delle regole, chi non si piega alle volontà della criminalità e si ribella denunciando , chi ha deciso di rimanere Libero per aiutare chi libero non è. Questa terra è la casa dei calabresi onesti e tra di essi ci sono persone che darebbero la vita per poterla rendere più bella, per poterla consegnare ai propri figli e nipoti libera da ogni abuso e prepotenza.”

E ancora, l’ultima risposta, di un amico, di un Sindaco giovane e tanto caparbio e positivo da coinvolgere molti nei suoi progetti che hanno come obiettivo una Calabria migliore, al passo col mondo. Lui è Vitaliano Papillo, sindaco di Gerocarne. La sua risposta è un inno alla speranza: “I Calabresi che amano la Calabria sono: chi ama profondamente la propria terra, chi si impegna con passione e voglia di riscatto per essa, chi non si rassegna a questo stato di cose, chi spera che una Calabria diversa sia possibile e lotta affinché ciò avvenga!”

Dalle risposte di questi amici, di questi illustri calabresi, ho trovato la mia risposta a chi siano i calabresi che amano la Calabria. Ci vuole coraggio a restare, fare e, vivere in Calabria. E il coraggio non è inteso nella testardaggine ma nel significato originario che ha questa parola: dal latino “coraticum” o anche “cor habeo”, cioè “con cuore”, “ho cuore”. Chi ha a cuore la sua famiglia, le persone che ama, il lavoro, questa terra o i nostri paesi, è garante della sua identità e soprattutto della sua dignità, dell’unione, del sacrificio e dovere lavorativo, degli amici, della politica corretta, di quella nata e fatta per il popolo.

Chi ha coraggio e, ha a cuore questa terra, è garante della sua stessa moralità e della vitalità della sua comunità che non dovrebbe mai cadere nel sonno profondo dell’apatia e dello sconforto. Non è più quell’antica e impolverata “questione meridionale” il problema del sud d’Italia. Il problema è dentro ognuno di noi. Nella nostra testa, nei nostri pensieri e nelle grandi paure o timori che abbiamo. Amare la Calabria, è soltanto una questione di coraggio! Il coraggio di restare in questa terra maledetta dagli uomini e benedetta dagli Dei provando ad abbattere ogni giorno, in ogni ambito, quei muri vergognosi, fatti di mattoni rossi, crudi, osceni nella loro bruttezza, per raggiungere un diritto o semplicemente realizzare un sogno, un’idea.

Ama la Calabria chi resta e fa, in maniera incondizionata; chi è onesto e in nome di essa, paga a volte con la vita il prezzo più alto di un amore vero e radicato; chi si impegna con sacrificio, anche togliendo tempo alle proprie famiglie, per perseguire il riscatto di questa terra e non nasconde le criticità ma le affronta; chi costruisce una politica corretta e competente, chi protegge le sue ricchezze e le esalta per farle conoscere al mondo intero.

Ama la Calabria chi, guardando quel muro tanto grande e brutto, prende coraggio e, se non riesce a scavalcarlo, inizia a distruggerlo dalle sue fondamenta!