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Domenica 26 marzo cittadini chiamati alle urne per dire la loro su un “tema” di cui si discute da oltre 50 anni. E riemerge il vecchio vizio locale di dividersi “a prescindere”…

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Volete voi che la denominazione del Comune di Ricadi sia modificata in Ricadi-Capo Vaticano?” Questo il quesito che si troveranno domenica i cittadini del comune di Ricadi intenzionati a recarsi alle urne per il referendum consultivo indetto per dare la possibilità agli elettori di approvare o meno l’aggiunta del nome di “Capo Vaticano” a quello di Ricadi.

Sei le sezioni elettorali: una a Ricadi in via Commercio, due a Brivadi, una a Ciaramiti e due a Santa Domenica in via Monumento. Si voterà dalle ore 8 alle 21 per un referendum consultivo che mette la parola “fine” ad un tentativo di istituzionalizzare ufficialmente quanto gran parte della popolazione, ma soprattutto turisti e forestieri, hanno di “fatto” già istituzionalizzato da tempo, ovvero la dicitura di “Capo Vaticano” per indicare quella vasta area del promontorio ricadente nel comune di Ricadi che dal Capo si estende sino al mare. Un tentativo che va avanti da almeno 60 anni.

Le ragioni del No. “La Regione Calabria dovrebbe occuparsi di altro”, il “cambio del nome non risolve i problemi delle strade colabrodo, del mare non sempre al top e dei parcheggi spesso fuorilegge”, il referendum è stato “calato dall’alto”, meglio “la fusione dei Comuni”, “qualcuno vuol sfruttare il referendum per farsi facile pubblicità politica”, il “cambio di denominazione annulla le identità delle singole frazioni”. Questi i principali argomenti - ma non se ne escludono altri - dei fautori del No alla modifica del nome del Comune di Ricadi.

L’antico “male” di Ricadi: buttare tutto e sempre in politica. Riemerge così con forza uno dei principali “mali” di Ricadi: la divisione, sempre e comunque, su tutto, preferibilmente buttando davvero tutto in politica (leggasi spesso “caciara inconcludente”). La democrazia è confronto e rispetto delle opinioni altrui, certo. A Ricadi, però, si è spesso finiti negli ultimi decenni ben oltre - circostanza ravvisabile ancor più facilmente da qualunque “osservatore” esterno -, dividendosi in maniera preconcetta su quasi ogni tema ed “a prescindere”. Alcuni degli odierni fautori del No alla denominazione “Ricadi-Capo Vaticano” sono infatti gli stessi che sino a qualche anno fa erano per il “Sì”. Diversi fra gli attuali favorevoli al cambio di denominazione del Comune, negli scorsi anni erano invece fra i fautori del “No”.

Polemiche da cestinare. Polemiche e divisioni politiche che mai però come in questo caso possono definirsi “immotivate” per alcune semplicissime ragioni. In primis, il nome di “Capo Vaticano” non va a sostituire la precedente denominazione di “Ricadi” bensì ad affiancarla. Non snatura la precedente denominazione ma la arricchisce con l’aggiunta di un nome che è - piaccia o meno - già patrimonio comune a livello nazionale ed internazionale.

Una sorta di “brand”, il nome di “Capo Vaticano”, ben più conosciuto del nome di Ricadi che non va comunque per nulla a sparire. In secondo luogo, il nome di Capo Vaticano “istituzionalizzato” all’interno della denominazione ufficiale di un Comune italiano va a rendere ufficiale un luogo dalla storia reale ed antichissima, ben conosciuto sin dall’epoca romana, che si è tentato invano negli ultimi anni di sostituire ed “appannare” con improbabili e fantasiose denominazioni come quella “Costa degli dei” che nessuno sa dove si trovi e non ha davvero nulla di storico e reale. Della necessità di superare un dualismo esistente tra due denominazioni che agli occhi dei forestieri fa apparire Ricadi e Capo Vaticano quasi come due diverse località si era del resto fatta promotrice già nel luglio 2006 l’associazione “Noi di Ricadi” che attraverso il suo giornale “Terra Nostra” diretto da Michele Garrì aveva lanciato la proposta ricevendo consensi da ogni parte d’Italia e dall’estero.

Capo Vaticano, la politica “piccola” ed il grande Giuseppe Berto. "Appena la vidi seppi che quella terra, dalla quale si scorgevano magiche isole, era la mia seconda terra, e qui son venuto a vivere. Sto su un promontorio alto sul mare, è un panorama stupendo. E quando il giorno, dalla punta del mio promontorio, guardo gli scogli e le spiaggette cento metri sotto il mare limpidissimo che si fa subito blu profondo, so di trovarmi in uno dei luoghi più belli della terra". Con queste parole il grande scrittore veneto Giuseppe Berto - che volle essere sepolto nel cimitero di San Nicolò di Ricadi - descrisse Capo Vaticano. E basterebbe la grandezza di tali versi per far capire ancor di più quanto “piccola”, davvero “piccola”, sia la contrapposizione per la modifica del cambio di denominazione del Comune. Fuori dagli stretti confini comunali, infatti, a nessuno importa che la proposta di modifica del nome sia stata avanzata dal consigliere regionale Michele Mirabello e che la stessa serva o meno a distogliere l’attenzione su altri problemi del comprensorio che la politica - anche regionale - non è riuscita sinora a risolvere.

Si vota infatti per un quesito referendario ben preciso: modificare il nome del Comune, non per il gradimento o meno su un consigliere regionale che comunque, essendo di Ricadi, ha avuto il merito di portare all’attenzione della Regione - perché dalla Regione doveva per legge passare - la modifica della denominazione del territorio comunale di cui si discute da anni. Ci saranno altre, e diverse, occasioni elettorali e momenti politici per esprimere consenso o dissenso verso l’operato di un politico. Così come ancor più fuorviante appare il tentativo di legare il referendum alla mancata risoluzione di specifiche problematiche come l’acqua non proprio cristallina che continua a fuoriuscire dai rubinetti delle abitazioni di Santa Domenica.

Domenica, dunque, la parola passerà ai cittadini su un interrogativo puntuale: il cambio di denominazione del Comune da Ricadi in “Ricadi-Capo Vaticano”. Tutto il resto appare decisamente fuori luogo.

 

 

Lacnews24.it
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