LA TESTIMONIANZA | Il fuoco, la paura e le coscienze color cenere

Il racconto in prima persona di uno dei tanti incendi che hanno colpito in questi giorni la provincia di Vibo Valentia. Storie di chi ha rischiato di perdere tutto, di chi non ha risparmiato il suo impegno, di chi si è macchiato di un vero e proprio crimine

Il racconto in prima persona di uno dei tanti incendi che hanno colpito in questi giorni la provincia di Vibo Valentia. Storie di chi ha rischiato di perdere tutto, di chi non ha risparmiato il suo impegno, di chi si è macchiato di un vero e proprio crimine

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Gli occhi, più del fuoco stesso, sono le cose che mi sono rimaste più impresse nella mente, che mi hanno toccato l’anima. Attraverso questi, ho percepito lo sconforto, la rabbia, la rassegnazione di star perdendo tutto. Nel fumo denso, sono arrivata fin dove c’erano delle persone che cercavano di salvare la propria casa, i sacrifici di una vita intera.

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Un attimo di pausa per riprendere fiato, il muso coperto da un asciugamano bagnato e quegli occhi lucidi, sgranati, staccati e persi da quell’orribile visione. Poi una frase: “A perdivi a casa! Ormai a perdivi! Perdimmu tuttu!”. E io lì, a non saper che dire. Erano soli…

C’erano fiamme altissime, tanto fumo, l’aria irrespirabile, tanto da dover allungare la mia t-shirt sulla faccia a coprire naso e bocca. La pelle bruciava con l’aria rovente. Sentivo una donna gridare ma non riuscivo a vederla. Poi un uomo sbucare da quella strada piena di fuoco con l’auto, per parcheggiarla poco lontana. L’ho visto scendere e andare di nuovo verso il fuoco e le grida di quella donna, con le mani alla testa, con lo sgomento di assistere ad una vera e propria Apocalisse di fuoco. Lo scoppiettio della vegetazione, al passaggio del fuoco, era un suono da paura. In quel preciso momento, mi sono resa conto che niente, veramente niente, si può contro gli elementi della natura.

Furioso incendio devasta la collina di Zambrone, evacuate alcune abitazioni (FOTO/VIDEO)

La bellissima collina zambronese, regina di macchia mediterranea, che si specchiava nel mare azzurro dandogli mille sfumature, non c’è più. Come non c’è più, il verde che sovrastava tutta la “Costa degli dei”: il fuoco ha lasciato il nero e l’odore della distruzione. Il fuoco ha lasciato il colore della coscienza di chi ha appiccato i focolai, incurante del fatto che ci fossero temperature anomale e forte vento. Incurante di stare mettendo a rischio la vita di persone soprattutto, in un periodo di grande afflusso turistico. Criminali!

A noi non bastava il fuoco dentro, quello che anima la nostra quotidianità, la continua lotta contro un sistema e un modo di fare “chiuso”, quello che sentiamo davanti al “si è sempre fatto così” o davanti all’apatia di gente che non vuole aprir gli occhi e la bocca. No, non ci bastava! Ora brucia anche la terra per mano di ignobili esseri umani che, incuranti del pericolo che possono scatenare, appiccano fuochi per ripulire zone con sterpaglie. Sono malati. Si, perché chi incendia non è normale, ha un problema molto serio, soffre di una grave malattia: l’ignoranza!

Tra il fumo degli incendi ormai domati, nonostante la distruzione provocata, resta tanto, o almeno dovrebbe. Resta l’aver preso coscienza che, ognuno dovrebbe ripulire i propri terreni, periodicamente, da sterpaglie. Con o senza ordinanze comunali. Dovrebbe essere un fatto di coscienza. Appunto. Allo stesso modo, gli enti locali e pubblici, devono poter dare l’esempio facendo pulire i terreni di loro competenza. Dare l’esempio prima di “imporre”.

Emergenza incendi nel Vibonese, 74 interventi dei Vigili del fuoco in 42 ore (VIDEO)

Fare affidamento sempre ad uno classe politica che non c’è, o che appare quando deve far raccolta di voti coi suoi rappresentanti, non è una buona scusa. Piangersi addosso o gridare contro le istituzioni assenti, a poco serve. Tanto sempre colpa nostra è! Gli uomini impiegati nell’emergenza incendi, hanno dato l’anima per giorni, ininterrottamente. Ma sui giornali non si parlerà molto di loro. Ci saranno altri “protagonisti” a far bella figura camuffando la propria assenza in impegno costante e appassionato. Impariamo però a puntare il dito prima contro noi stessi e solo dopo, sugli altri. Se si agisse per come parliamo, avremmo una Calabria migliore. Un amico Vigile del fuoco ieri ha scritto questo: “Manca la manutenzione e la cura del territorio, ma soprattutto coscienza e prevenzione”. Sta riassunto tutto in questa frase il senso del dramma.

Eppure, avrei voluto farveli vedere quegli occhi; farvi assistere al dramma di lavorare senza sosta per allontanare il fuoco dalle proprie case, a rischio della vita. Certe cose vanno vissute per essere capite. Erano soli! Quegli occhi, vi sarebbero entrati nella coscienza, nell’anima, a scuoterla, a farvi capire che ci sono cose che è un dovere fare, da politici o istituzione pubblica per quanto concerne il dare l’esempio e fare il proprio lavoro e, da privato cittadino, per tutto quello che è un dovere nei confronti della propria comunità. Mi auguro che questa tragica storia possa essere servita da insegnamento ma… siamo in Calabria, abbiamo la memoria corta e qui la storia non cambia mai il suo finale.

Il Vibonese brucia ma “Il pompiere paura non ne ha”