Ci sono anche due indagati al momento irreperibili nell’ambito dell’operazione antimafia Jerakarni. Sono infatti sfuggiti alla cattura della polizia due destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere vergata dal gip distrettuale. Si tratta di due personaggi ritenuti di primo piano nella struttura del clan Emanuele-Idà: Domenico Zannino, 37 anni, di Sorianello, e Michele Idà, 29 anni, di Ariola di Gerocarne (quest’ultimo difeso dall’avvocato Giuseppe Di Renzo).

Domenico Zannino, detto “Testazza” – che il contrapposto clan dei Loielo ha tentato invano più volte di uccidere – è accusato di essere il reggente del gruppo Emanuele di Gerocame, in sottordine ai germani Bruno e Gaetano Emanuele e in assenza del loro cognato Franco Idà, detto “Nuccio” o “Linuccio”. In particolare, l’accusa principale di associazione mafiosa che viene mossa a Domenico Zannino lo inquadra quale “organizzatore e coordinatore del sodalizio, azionista del gruppo, nonché braccio destro dei capi promotori e deputato finanche a rappresentarli nei periodi di assenza”. Domenico Zannino è inoltre accusato di aver mantenuto rapporti con “professionisti, imprenditori e politici”, compresi “conniventi esponenti dell'amministrazione comunale di Soriano Calabro e dei paesi limitrofi” (l’inchiesta “fotografa”, tra l’altro, rapporti di conoscenza di Zannino pure  con l’ex sindaco di Soriano, Vincenzo Bartone di Forza Italia, la cui amministrazione è stata poi sciolta per infiltrazioni mafiose). Zannino sarebbe infine molto attivo “nel campo delle estorsioni” e si sarebbe “occupato direttamente della ideazione ed esecuzione di efferati delitti di sangue, rivelandosi figura di spicco della consorteria, imprescindibile per la sua stessa sopravvivenza ed affermazione sul territorio di influenza, prestando assistenza in favore degli associati anche nei periodi di latitanza di questi”.


Michele Idà è invece il figlio di Franco Idà, 61 anni, di Ariola di Gerocarne, detto Nuccio, quest’ultimo ritenuto il reggente del clan in assenza dei cognati Bruno e Gaetano Emanuele. Michele Idà è in particolare accusato del reato di associazione mafiosa quale “organizzatore e coordinatore del sodalizio, legato anche da vincoli di sangue ai capi promotori del sodalizio con cui è chiamato a relazionarsi quotidianamente, concertando le strategie criminali da attuare e le azioni delittuose da compiere, ivi inclusa l'ideazione e l'organizzazione di agguati omicidiari ai danni di esponenti delle consorterie rivali”. Michele Idà sarebbe inoltre “pienamente inserito nell'attualità delle dinamiche criminali, garantendo l'operatività e l'espansione del sodalizio anche al Nord Italia, nella provincia di Bologna, Milano, Monza Brianza e territori limitrofi, occupandosi, tra le altre cose, della gestione della cassa comune della ‘ndrina, di estorsioni e narcotraffico”.
Michele Idà nei giorni scorsi è stato condannato dalla Corte d’Appello di Catanzaro alla pena di 2 anni e 8 mesi per la sparatoria avvenuta a Sorianello la sera di Natale 2023 che ha portato al ferimento dell’argentino Jeremias Lovrovich, raggiunto a casa da un colpo d’arma da fuoco al polpaccio.