Raggiungere Fabrizia da Vibo Valentia è un viaggio da incubo tra strade chiuse, restringimenti di carreggiata, voragini e segnaletica quasi inesistente. Chi conosce il percorso riesce a coprire i 55 chilometri in circa un’ora e 15 minuti. Chi non lo conosce rischia di perdersi tra deviazioni, bivi senza indicazioni e tratti alternativi che sembrano più strade di campagna che arterie di collegamento. Durante il viaggio incontriamo diversi automobilisti smarriti. Una donna alla guida di una Cinquecento si ferma a un posto di blocco dei carabinieri e chiede: «Per Soverato?».

Il percorso a ostacoli inizia a Vazzano, dove proseguono i lavori di completamento di un altro tratto della Trasversale delle Serre. Ma i cantieri sono solo una parte del problema. Lungo la strada sono tanti i punti in cui l’asfalto ha ceduto, con restringimenti improvvisi e transenne che sembrano ormai parte del paesaggio. «Questa transenna è qui da diversi anni», dice rassegnato un residente. «Tutte le strade sono “pezziate”», aggiunge una giovane del luogo.

La protesta sul territorio delle Serre per le condizioni disperate, è il caso di dire, della viabilità interna. A lanciare la denuncia il Gruppo Fabriella, l’azienda che produce acqua imbottigliata.

Raggiungiamo la provinciale 53 “Vallelonga-Vazzano”, al chilometro 6+800, dove vige un’ordinanza di chiusura datata 18 marzo 2026. In quel tratto la strada è crollata. Per proseguire bisogna avventurarsi nell’unico percorso alternativo, una strada stretta, senza cartelli, senza segnaletica adeguata e senza guardrail, dove a stento riescono a incrociarsi due auto. I tir non ce la fanno. Più si sale verso l’entroterra e più le buche aumentano, trasformando ogni curva in un’incognita e ogni spostamento in una prova di pazienza.
Incontriamo due autotrasportatori all’interno dello stabilimento Fabriella Group, azienda con sede a Fabrizia che produce acqua in bottiglia e da cui partono ogni giorno decine di camion. Una realtà produttiva cresciuta in un territorio interno, ma oggi costretta a fare i conti con una rete viaria che rischia di rallentarne l’attività e di isolare l’intera area. Da qui la lettera aperta dell’amministratore delegato Giampiero Latassa, che ha denunciato una situazione ormai insostenibile.

La rabbia degli autotrasportatori

Massimo, autotrasportatore di Maierato è esasperato: «Queste sono le strade della provincia di Vibo Valentia. Si devono solo vergognare. Non si può camminare né con il camion né con le macchine. Dove vanno a finire tutti i soldi per l’asfalto?».

Per chi ogni giorno percorre questi tratti con mezzi pesanti, la viabilità delle Serre non è più soltanto un disagio. È diventata una prova continua, fatta di scosse, deviazioni, rallentamenti e paura di danneggiare i mezzi. «Da Fabrizia fino a Serra San Bruno, oppure andando verso la Limina, è una strada che fa paura».

Poi c’è Fernando, un altro autotrasportatore che aggiunge: «Le strade sono disastrose. Ci vorrebbero dei trattori di montagna per attraversarle».

La strada chiusa e l’azienda che rischia di restare isolata

A far esplodere la protesta è stata la chiusura della Vazzano-Vallelonga. Una porzione di asfalto è crollata sotto il peso della pioggia a marzo scorso e ancora non si può transitare. Ma il nodo, per l’amministratore delegato di Fabriella, non è soltanto il dissesto di un tratto stradale, piuttosto la condizione complessiva dei collegamenti intorno alle Serre. «Tutte le strade intorno al circondario delle Serre Calabre sono abbandonate, tutte disastrate. C’è persino la chiusura totale su un tratto della Trasversale, mentre viene inaugurato un tratto di strada che sfocia su una strada chiusa. Siamo completamente in uno stato di abbandono».

«Per raggiungere il litorale tirrenico e l’autostrada del Mediterraneo – spiega Latassa -, i nostri camion sono costretti ad allungare il percorso fino al litorale Ionico, affrontando strade altrettanto difficili, e poi da qui tornare sulla fascia tirrenica per arrivare all’autostrada».

«I camion arrivano a metà strada e tornano indietro»

«Ricevo continuamente lamentele da parte dei titolari delle imprese di trasporto che mi dicono: “Guardi, gli autisti si rifiutano di venire a caricare”. Non è raro che qualcuno arrivi a metà strada e poi torni indietro. Non pretendiamo un’autostrada a cinque corsie – conclude –, ma solo che le strade esistenti siano agibili».