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Dichiarazioni spontanee da parte dei fratelli Leone e Gaetano Soriano e della nipote Caterina. Pesanti le accuse contestate dalla Dda di Catanzaro

Cronaca

Si sono avvalsi tutti della facoltà di non rispondere gli arrestati dell’operazione “Nemea” contro il clan Soriano comparsi ieri dinanzi al gip del Tribunale di Vibo Valentia, Gabriella Lupoli, per gli interrogatori. Solo i fratelli Leone e Gaetano Soriano, di 52 e 54 anni, di Pizzinni di Filandari oltre a Caterina Soriano, 28 anni, nipote dei primi due (l’unica finita ai domiciliari per ragioni di salute) hanno inteso fare delle dichiarazioni spontanee. Scena muta, invece, per gli altri arrestati comparsi dinanzi al gip del Tribunale e raggiunti da ordinanza di custodia cautelare in carcere. Si tratta di: Giuseppe Soriano, 27 anni, di Pizzinni di Filandari (figlio della Silipigni, difeso dagli avvocati Daniela Garisto e Francesco Capria); Francesco Parrotta, 35 anni, di Filandari (avvocato Giovanni Vecchio); Luca Ciconte, 26 anni, di Sorianello, di fatto domiciliato a Pizzinni di Filandari (marito di Caterina Soriano, difeso dall’avvocato Daniela Garisto). Dall’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip distrettuale di Catanzaro, Pietro Carè, sono interessati pure: Emanuele Mancuso, 30 anni, di Nicotera (difeso dall’avvocato Francesco Sabatino), figlio del boss di Limbadi Pantaleone Mancuso, alias "l'Ingegnere"; Graziella Silipigni, 47 anni, di Pizzinni di Filandari, moglie del defunto Roberto Soriano (lupara bianca), fratello di Leone; Giacomo Cichello, 31 anni, di Filandari, macellaio. 

Leone Soriano è assistito dagli avvocati Diego Brancia e Salvatore Staiano; Gaetano Soriano dagli avvocati Giovanni Vecchio e Daniela Garisto. Tutti gli arrestati erano stati raggiunti l’8 marzo scorso da un provvedimento di fermo di indiziato di delitto vergato dal pm della Dda di Catanzaro, Annamaria Frustaci. Estorsione, spaccio di sostanze stupefacenti e detenzione di armi, con l'aggravante delle finalità mafiose, i reati contestati agli arrestati. Leone Soriano nel corso della notifica del fermo di indiziato di delitto si è inoltre reso protagonista di minacce, aggravate dalle modalità mafiose, nei confronti dei carabinieri e da qui per lui la nuova accusa contestata ora con l’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Gaetano Soriano non risultava invece fra i fermati, ma è stato attinto dall’ordinanza di custodia cautelare in carcere con l’accusa di aver spacciato diversi chili di cocaina ed eroina. 

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