Autobomba a Limbadi: indagini a tutto campo per far luce sull’esplosione (VIDEO)

Gli inquirenti esaminano anche le cause civili che vedono contrapposti le vittime alla famiglia Di Grillo-Mancuso

Gli inquirenti esaminano anche le cause civili che vedono contrapposti le vittime alla famiglia Di Grillo-Mancuso

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E’ stata una bomba a far esplodere l’auto con a bordo il biologo Matteo Vinci di 42 anni, deceduto, ed il padre Francesco, di 73 anni, ex carrozziere, che si trova attualmente ricoverato in gravi condizioni (con ustioni di primo e secondo grado, anche se fuori pericolo di vita) all’ospedale di Palermo. Questa l’unica certezza al momento su quanto accaduto ieri pomeriggio a Limbadi, in località Cervolaro. Indagini complesse, quelle dei carabinieri del Reparto Operativo e del Nucleo Investigativo di Vibo che, con il colonnello Giorgio Romano ed il maggiore Valerio Palmieri, non scartano per ora alcuna ipotesi. Chi, come e quando abbia collocato nell’auto il potente ordigno esplosivo è l’interrogativo sul quale stanno lavorando gli investigatori, coordinati dalla Procura di Vibo Valentia e dalla Dda di Catanzaro. Il fascicolo d’inchiesta, infatti, non è ancora passato sotto l’esclusiva competenza della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. Tante le risposte da dare ed i tasselli da mettere insieme di un complesso puzzle che i militari dell’Arma stanno cercando di comporre per fare luce sulla potente esplosione. Si scava nei contrasti che le vittime avevano avuto con i confinanti dei propri terreni: i Di Grillo-Mancuso. Proprio a seguito delle perquisizioni seguite all’autobomba, i militari dell’Arma hanno ieri sera arrestato Domenico Di Grillo, 71 anni, nella cui disponibilità è stato trovato un fucile di provenienza illecita e delle munizioni. Si trova attualmente rinchiuso nel carcere di Vibo in attesa della convalida del fermo da parte della magistratura di Vibo Valentia. Si tratta dello stesso Domenico Di Grillo (cognato dei boss Giuseppe, Francesco, Pantaleone detto l’Ingegnere, e Diego Mancuso) protagonista nel marzo 2014 di una violenta rissa a colpi di bastone con Matteo Vinci ed il padre Francesco, e per questo anche all’epoca arrestato. Ma anche dello stesso Domenico Di Grillo che unitamente alla moglie Rosaria Mancuso nell’ottobre scorso avrebbe aggredito e minacciato Francesco Vinci con una pistola per poi picchiarlo con un bastone ed un tridente, provocandogli la rottura dei denti e il ricovero in ospedale. Gli investigatori dell’Arma stanno quindi passando al vaglio anche alcune cause civili intentate dai Di Grillo-Mancuso contro i Vinci e tuttora pendenti dinanzi al Tribunale di Vibo Valentia. Al centro della contesa, un muro che separa le proprietà dei terreni delle due famiglie ed un ricovero per galline demolito. Quanto basta per collocare un ordigno esplosivo a così alto potenziale per eliminare i “rivali”? Troppo presto per avanzare un’ipotesi del genere. Diverse le cose che non tornano, ma su questo gli inquirenti mantengono il più stretto riserbo e solo lo sviluppo di ulteriori indagini potrà fornire molte delle risposte capaci di gettare un fascio di luce su una vicenda balzata agli onori delle cronache nazionali. Alta rimane l’attenzione anche da parte del prefetto di Vibo Valentia che ha convocato il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica al fine di fare il punto della situazione. In foto: Francesco e Matteo Vinci

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