Operazione “Minosse 1”: piccoli passi in avanti per il processo in corso da 11 anni

L’indagine dell’allora comandante dei carabinieri della Stazione di Vibo Valentia, Nazzareno Lopreiato, risale al 2004. Droga e armi le contestazioni

L’indagine dell’allora comandante dei carabinieri della Stazione di Vibo Valentia, Nazzareno Lopreiato, risale al 2004. Droga e armi le contestazioni

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Piccoli passi in avanti dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia, presieduto dal giudice Giulio De Gregorio, per il processo nato dall’operazione denominata “Minosse 1”, scattata il 10 febbraio 2005 con 16 arresti e 14 indagati, alcuni dei quali poi condannati in abbreviato, mentre altri hanno patteggiato la pena. Un dibattimento che si trascina dal 2007 e che ha visto il cambio di numerosi Collegi giudicanti. Rinnovato stamane il dibattimento, le parti hanno prestato il consenso all’utilizzazione delle deposizioni già rese in aula nelle precedenti udienze dai testi Lopreiato, Lupinacci e Ferrise. In aula ha è stato quindi oggi chiamato a deporre Pasquale Grillo, 69 anni, di San Calogero, detenuto per altre vicende (operazione antidroga denominata “Stammer”). Già sentito in aula nel processo Minosse il 22 maggio 2014, il teste ha dichiarato di riportarsi ale dichiarazioni rese in tale udienza. Il processo è stato quindi rinviato al 5 giugno prossimo. Per tale data il pm Concettina Iannazzo (in foto), che ha ereditato il processo, citerà tutti i rimanenti testi della pubblica accusa. Gli imputati sono: Carmelo Belvedere, 61 anni, di Cessaniti; Domenico Belvedere, 41 anni, di Vibo; Giuseppe Corsaro, 40, di Limbadi; Giovanni Cossu, 39, di Vibo; Gregorio Giofrè, 55 anni, di San Gregorio d’Ippona; Francesco Limardo, 57 anni, di Motta Filocastro; Michele Ranieli, 41 anni di Rombiolo, Gianluca Tassone, 39 anni, di Soriano Calabro.

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L’operazione “Minosse 1” è scaturita da un’attività investigativa dell’allora comandante della Stazione dei carabinieri di Vibo Valentia, Nazzareno Lopreiato (in foto). Detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e detenzione di armi i reati, a vario titolo, contestati agli imputati. L’inchiesta ha permesso di portare alla luce come la cocaina arrivava nel Vibonese direttamente dalla Colombia, mentre la marijuana di provenienza albanese, una volta sbarcata a Taranto, proseguiva sino a Vibo Valentia. Da quanto emerge dai fascicoli dell’inchiesta, inoltre, dopo la consegna di un carico di cocaina, almeno quattro corrieri colombiani sarebbero stati uccisi ed i loro corpi gettati nelle campagne di Rosarno, mentre uno sarebbe finito nel fiume Mesima. Omicidi che avrebbero provocato una durissima reazione da parte dei colombiani. Nonostante si tratti di uno dei dibattimenti più importanti in corso dinanzi al Tribunale di Vibo Valentia, la carenza cronica di magistrati e la cattiva gestione della “macchina giustizia” ha portato il processo a rinvii su rinvii ed a 13 anni dal blitz dei carabinieri il processo è ancora in corso.