Il killer di Nicotera in fuga e le analogie con la strage del 1986 (VIDEO)

Lo Squadrone eliportato dei Cacciatori di Calabria ancora sulle tracce di Francesco Giuseppe Olivieri. Nel centro costiero vibonese c'è chi ricorda una vicenda simile risalente a 32 anni fa 

Lo Squadrone eliportato dei Cacciatori di Calabria ancora sulle tracce di Francesco Giuseppe Olivieri. Nel centro costiero vibonese c'è chi ricorda una vicenda simile risalente a 32 anni fa 

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Michele Valerioti, una delle vittime di Francesco Olivieri
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Nicotera. Qui vive, con i suoi numerosi fratelli, Francesco Giuseppe Olivieri, 31 anni, il fuggitivo sulle cui tracce da venerdì, e finora senza esito, c’è lo Squadrone eliportato Cacciatori di Calabria di stanza a Vibo Valentia. È un giovane definito come psicologicamente problematico. È armato e sempre pericoloso. Nicotera, sempre qui, a poche centinaia di metri l’una dall’altro, vivevano anche Giuseppina Mollese e Michele Valerioti, i due pensionati che Olivieri ha ucciso a colpi di fucile, nello stesso pomeriggio in cui, nel bar Nino’s di Limbadi, ha ferito altre tre persone, e nella frazione Caroni ha crivellato di colpi un’automobile. È caccia continua, estesa in tutta Italia. Forse solo lui, Olivieri, potrà spiegare cosa l’ha spinto a tanta ferocia.

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Nicotera, sempre qui si prova un senso di angoscia che riporta indietro nel tempo. Perché la paura di un killer psicopatico in fuga da queste parti qualcuno la ricorda ancora. Correva il gennaio del 1986. Natale Buccafusca, allora 39enne, sulla provinciale per Monte Poro uccise a colpi di pistola il nipotino di soli 8 anni; pochi minuti dopo, davanti ai figli, a Nicotera, assassinò il cognato con un proiettile alla tempia. Stessa scena, poco dopo, nella vicina Joppolo: uccise con un colpo in testa il cognato di suo cognato, sempre davanti al figlioletto. Il killer, anche allora, si diede alla fuga. I carabinieri lo scovarono in un casolare. Armato di pistola e con numerose munizioni. Si arrese subito, assente, quasi inconsapevole, dell’orrore di cui si era macchiato. Anch’egli con seri problemi psichici. Disse di aver compiuto quella mattanza perché a suo figlio era stato diagnosticato un tumore dal quale non poteva guarire. 

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