Furti d’auto, preoccupante escalation nel Vibonese (VIDEO)

Già cento casi dal primo dell’anno per un fenomeno che fa registrare un’impennata senza precedenti

Già cento casi dal primo dell’anno per un fenomeno che fa registrare un’impennata senza precedenti

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Se conosci la strada, se hai qualche gancio con i bassifondi della mala, sganci 500 euro (il prezzo è quello, salvo che non ti abbiano fregato una berlina fa 50mila euro in su) e l’auto sparita ecco che, come per miracolo, ricompare. Si chiama “cavallo di ritorno”. Se, invece, oltre a conoscere la strada, hai anche il nome giusto, che richiama non ai bassifondi ma ai piani alti della mala, l’auto rubata ricompare sì, ma senza sganciare un centesimo, anzi, ripulita dentro e fuori di ogni granello di polvere, e profumata del miglior deodorante; come dire: «Tante scuse, abbiamo sbagliato…». 

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Cavallo di ritorno e pezzi di ricambio. Fenomenologia del furto d’auto. E non più solo a Lamezia, nei dintorni di Scordovillo, a Cosenza, in via degli Stadi, o a Cassano allo Ionio, a Timpone Rosso. No, siamo a Vibo Valentia, teatro – nel corso dell’ultimo anno – di una escalation di furti d’auto senza precedenti. Sì, perché Vibo sarà anche la provincia con una delle percentuali di omicidi, di usura e di estorsioni – in rapporto alla popolazione residente – più elevate d’Italia, ma i furti d’auto, storicamente correlati al traffico clandestino di pezzi di ricambio, sono sempre stati nella media. «E il “cavallo di ritorno”- spiega una delle memorie storiche del contrasto al crimine in questa provincia – una sorta di “grazia ricevuta” con l’intercessione del capobastone del luogo che un tempo legittimava l’assunto secondo il quale la mafia fosse più efficiente dello Stato». 

L’allarme sociale crescente. Grazie al Cielo, anzi allo Stato, anzi ad alcuni uomini dello Stato, le cose non stanno più così. E laddove lo Stato è presente come Procura antimafia di Catanzaro, Procura di Vibo, Carabinieri e Polizia hanno dimostrato di essere nel corso degli ultimi anni a Vibo Valentia e dintorni, necessitano anche su questo fronte risposte forti. Perché è vero che qui esiste – come dice il procuratore Gratteri – «una ‘ndrangheta di Serie A, e per troppo tempo anche sottovalutata», il cui contrasto è prioritario, ma è anche vero che certi livelli di delittuosità rappresentano creano un allarme sociale che non può essere ignorato. 

Nel 2018 quasi cento furti. Quasi cento furti in provincia sin dall’inizio dell’anno. Chi possiede una Fiat Panda, l’auto più gettonata del momento, stia attento… Ma nessun modello rischia di essere immune da attenzioni malsane. Già, si presti attenzione. Anche perché gli antifurti, i gps o i più tradizionali bullock, rappresentano dei deterrenti (sempre meglio qualcosa che niente) che però le abilità dei topi d’auto, sempre più affinate, riescono sovente ad esorcizzare.

Luoghi ed eventi a rischio. Che fare, allora? Stare attenti, non sottovalutare il fenomeno. E soprattutto auspicare che al più presto arrivino le adeguate risposte in un territorio che “parla” da sé. Non servono master in criminologia per capire che ci siano gruppi organizzati dietro quest’escalation. Che agiscono non più solo la notte, nel silenzio e nelle tenebre, ma soprattutto nei dintorni di luoghi di ritrovo affollati, in occasione di feste o eventi. Il territorio “parla” da sé, dicevamo. E’ singolare come l’incidenza dei furti sia stata sin dal 2017 esponenzialmente maggiore su Pizzo che non su Tropea. E’ significativo, pensare, ad esempio, come a margine dei festeggiamenti per la Madonna di Portosalvo, nell’omonima frazione, si siano registrati contestualmente quattro furti pressoché simultaneamente. 

Ma c’è speranza. E allora… Attenzione. E alle forze dell’ordine, l’invito a dare risposte, anche perché nel recente passato alcuni risultati sono stati confortanti. Si pensi alle sette rubate nella stessa notte e tutte ritrovate dai carabinieri della Compagnia di Vibo Valentia. Accadeva esattamente un anno fa.