Strada del Mare chiusa: la vergogna continua e i cittadini si mobilitano (VIDEO)

Un comitato spontaneo chiede un incontro al prefetto di Vibo, mentre tecnici e politici propongono soluzioni già bocciate da un’inchiesta della magistratura. Un disastro ambientale con precisi responsabili

Un comitato spontaneo chiede un incontro al prefetto di Vibo, mentre tecnici e politici propongono soluzioni già bocciate da un’inchiesta della magistratura. Un disastro ambientale con precisi responsabili

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Si mobilitano i cittadini per ottenere la riapertura della Strada del Mare, chiusa dal mese di novembre nel tratto Coccorino-Joppolo, a causa della caduta di alcuni massi dal costone. Ben sei mesi non sono bastati alla Provincia di Vibo Valentia, ente sotto cui la cui responsabilità ricade la strada, ed alla politica locale per riaprire l’importante e strategica arteria, l’unica che collega Spilinga, Tropea e Ricadi a Joppolo e Nicotera e viceversa Rosarno e tutti gli altri centri del reggino a Tropea e Pizzo. Una vergogna contro la quale è nato il comitato spontaneo “Strada del Mare” guidato da Giovanni Capua, che su facebook ha già raggiunto i 900 iscritti. Il Comitato ha chiesto un incontro urgente al prefetto di Vibo Valentia, Guido Longo, al fine di trovare una soluzione per risollevare le sorti di tale importantissima arteria stradale. “Ad oggi apprendiamo che la Regione Calabria ha avviato l’iter per finanziare la risoluzione della problematica partendo dagli studi di fattibilità. Questo iter, tuttavia, a nostro avviso – sottolineano dal comitato – richiederà parecchi anni. Non vi sono soluzioni a breve termine a nostra conoscenza e, considerando la prossimità dell’estate, il pericolosissimo percorso secondario non può reggere il traffico veicolare in arrivo. Privo di barriere di protezione, segnaletica, con l’erba che invade la carreggiata e a strapiombo sui burroni, il percorso è persino più pericoloso della strada che sostituisce. Desideriamo pertanto al più presto – spiegano dal comitato – esporre le nostre ragioni al prefetto di Vibo, con la convocazione degli enti pubblici interessati e loro tecnici per avviare un dialogo ufficiale e produttivo”. Avevamo già sollevato il problema della Strada del Mare il 25 aprile scorso (LEGGI QUI:  Strada del Mare chiusa: una vergogna lunga oltre cinque mesi) denunciando la vergogna di una chiusura che andava avanti da ormai cinque mesi con gravi disagi per gli automobilisti, gli studenti, i carabinieri impossibilitati a raggiungere il comando di Tropea in tempi rapidi da Joppolo e Nicotera, oltre ai gravissimi danni all’intera economia della zona, specie alla vigilia dell’apertura della stagione turistica. All’indomani del nostro articolo, qualcosa si è mossa nella politica locale. Ma al di là delle belle parole e dei buoni propositi, sei mesi non sono stati sufficienti alla politica locale ed alla Provincia di Vibo Valentia neppure per spostare un solo masso caduto. Immobilismo più totale, al di là di singole prese di posizione da parte di qualche amministratore di Joppolo e Ricadi che non ha trovato ascolto – visti i risultati e lo scorrere del tempo – in chi avrebbe dovuto intervenire con mezzi di risoluzione del problema ben più celeri. Un intero anno scolastico è terminato senza che gli studenti abbiano potuto spostarsi in tranquillità da Joppolo a Coccorino o per raggiungere le scuole di Tropea senza doversi arrampicare in auto in un’arteria alternativa ben più pericolosa di quella chiusa. Per capire lo stato di abbandono totale della zona (senza che nessun politico locale abbia provato sinora rossore) basta considerare che sei mesi non sono stati sufficienti neanche per mettere un cartello stradale all’altezza di Panaia per indicare agli sventurati automobilisti che la strada dopo Coccorino è interrotta. 

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Nelle settimane scorse, quindi, e solo dopo il nostro articolo del 25 aprile, sul luogo della chiusura della Strada del Mare si è registrato un sopralluogo. Presenti il consigliere regionale del Pd, Michele Mirabello, il dirigente regionale alle Infrastrutture Luigi Zinno, il neo presidente della Provincia di Vibo Alfredo Lo Bianco, e il tecnico della Provincia Antonio Francolino (rup sulla Strada del Mare). E qui le “sorprese” non sono mancate. Due le alternative proposte: riprendere la realizzazione della galleria interrotta dal 2013 a Coccorino, oppure la possibilità di realizzare una galleria panoramica ripartendo da zero. Per scegliere fra le due alternative, si è proposto un nuovo studio di fattibilità dell’opera, quindi nuovi tempi “biblici”, atteso che uno studio del genere richiede almeno due mesi di tempo. E nel frattempo? Strada per la prima volta chiusa nei mesi estivi con gravi danni all’intero comparto del turismo. 

Ma in questa “storia” – il consigliere regionale Michele Mirabello ha assicurato la disponibilità nelle casse regionali di 12 milioni di euro rimanenti dall’Accordo di programma quadro n.14 del 2006, al fine di completare la Strada del Mare – c’è qualcosa che non quadra. Perché tecnici e politici dimostrano di non conoscere quanto scritto nelle relazioni presenti nell’ordinanza di sequestro del gip del Tribunale di Vibo Valentia, Gabriella Lupoli, nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Vibo e della Guardia di Finanza. Oppure, se al contrario politici e tecnici conoscono tale ordinanza, pensano di poterne fare tranquillamente a meno. Alternative non se ne vedono. Eppure il 7 marzo 2016 nel corso della conferenza stampa a seguito del sequestro della Strada del Mare (inchiesta con cinque indagati per la più costosa opera pubblica mai pensata nel Vibonese e rimasta un’incompiuta), l’allora procuratore Mario Spagnuolo era stato piuttosto chiaro: “Provo grande amarezza e grande sconforto nel dover constatare che la pubblica amministrazione nel Vibonese non assolve ai propri compiti e sperpera il denaro pubblico. L’intervento della Procura è purtroppo mirato ad accertare solo responsabilità penali –  aveva affermato il procuratore – mentre sulla Strada del Mare si è in presenza di un disastro ambientale con la realizzazione di opere inservibili dove addirittura è stato usato l’esplosivo per la galleria di Coccorino e Joppolo nonostante i pareri contrari all’uso della dinamite”. Secondo l’inchiesta della Procura, quindi, sono stati spesi inutilmente per la “Strada del Mare” 15 milioni di euro per un’opera tecnicamente irrealizzabile e che non sarà mai realizzata, occorrendo invece “altri 15 milioni di euro per ripristinare la situazione preesistente al disastro”. 

Ancora più chiari i passaggi dell’inchiesta sulla costruzione della galleria di Coccorino. Nel gennaio 2006, infatti, la società dell’imprenditore Vincenzo Restuccia – che si era aggiudicata i lavori – contrariamente alla riconosciuta cantierabilità dell’opera, segnalava al Rup alcune carenze nella progettazione definitiva con specifico riguardo alla necessità di approfondimento della galleria di Coccorino. Sulla scorta di ciò, secondo la ricostruzione della Procura di Vibo, “a seguito di apposite riunioni del febbraio 2006, il dirigente Ruffa, il rup Francolino, i progettisti esterni del progetto definitivo (Interdonato, Albino e il geologo Ietto) e i tecnici dell’impresa Restuccia concordavano modifiche nella progettazione esecutiva tali da condizionare la stessa fattibilità dell’opera. La disamina del riformulato progetto esecutivo fra le stesse parti, l’8 giugno 2006 evidenziò l’aumento dei costi dell’opera in ragione delle diverse indagini geologiche necessarie sul tratto di strada della galleria di Joppolo, interessato da una diversa categoria di roccia presente da scavare. Al riguardo si concordò di rivedere il progetto esecutivo in maniera da rientrare nelle previsioni di spesa del definitivo, rinviando alla fase costruttiva l’accertamento della situazione geologica di fatto esistente (classe di roccia) e valutando in tale sede le eventuali necessarie modifiche progettuali”. In pratica, pur evidenziandosi una significativa lacuna progettuale (classificazione delle rocce da scavare in galleria) tale da lasciar presagire una considerevole incidenza sull’importo complessivo del progetto e sulla sua reale fattibilità, si è concluso per la capienza nelle previsioni di spesa originaria. “Da un lato – ha scritto il gip – non si è in grado di definire compiutamente l’aumento dei costi della galleria di Joppolo, rimandando alla fase costruttiva l’accertamento della classe di roccia con le conseguenti valutazioni sulle necessarie modifiche progettuali, dall’altro lato inspiegabilmente si esprime certezza che ciò non si riverberà sulla previsione di spesa originaria”.  L’inchiesta della Procura di Vibo è del 2016. Dopo due anni, quindi, si rischia di ripetere gli stessi errori del passato, nonostante esista anche una relazione della Commissione interna d’inchiesta del 2013, voluta dall’allora commissario della Provincia Mario Ciclosi, che ribadisce tutte le perplessità su un’opera nata male, pensata peggio e che oggi mostra tutti i suoi limiti ed i limiti di una classe politica che da sei mesi nega ai cittadini il diritto alla mobilità su strade sicure e degne di tal nome. 

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