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Salvatore Lombardo, 42 anni, lascia moglie e due figli. Da tempo era residente nel capoluogo ligure. È caduto da un’altezza di circa 20 metri

Cronaca

Era originario di Vibo Valentia, Salvatore Lombardo, l’operaio di 42 anni morto, nel pomeriggio di ieri, alla Fincantieri di Sestri Ponente, a Genova. L'uomo, sposato e padre di 2 figli, da tempo residente a Marassi, è caduto da un’impalcatura compiendo un volo di circa 20 metri. Sul posto i medici del 118, ma i soccorsi si sono rivelati inutili: il 42enne è deceduto sul colpo. Lombardo era dipendente della Carpenteria Ottaviani e al momento dell’incidente stava effettuando, insieme ai suoi due fratelli, dei lavori di saldatura su una nave in costruzione. Lombardo, in piedi su un’impalcatura su uno dei ponti, avrebbe perso l’equilibrio e sarebbe caduto in quello che sarà il vano dell’ascensore della nave, precipitando nel vuoto

La Procura di Genova ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo sulla sua morte. L'indagine, coordinata dal sostituto procuratore, Stefano Puppo, vede impegnati gli ispettori dell’Asl e gli agenti di polizia che hanno effettuato i primi rilievi e interrogato i colleghi della vittima. E' stato accertato che Salvatore Lombardo non indossava un'imbragatura di sicurezza obbligatoria quando si lavora in ambienti elevati da terra. L'area dove è avvenuta la tragedia è stata sequestrata. Otto ore di sciopero, nei tre turni, con presidio e blocco delle portinerie allo stabilimento Fincantieri di Sestri Ponente sono state proclamate dopo la morte di Lombardo. Un'ora di sciopero è stata indetta anche in tutte le aziende metalmeccaniche genovesi. Numerose le reazioni dal mondo politico e sindacale dopo l’ennesima morte sul lavoro. A parlare, tra gli altri, il deputato Pd eletto nel Vibonese Antonio Viscomi. «Ora più che mai - ha detto il parlamentare - è necessario dire ad alta voce che la sicurezza sul lavoro non è solo un diritto dei lavoratori ma interesse fondamentale di un sistema-Paese finalmente consapevole che la sfida competitiva non si vince puntando sul massimo ribasso dei costi, e del costo del lavoro in particolare, semmai sull'incremento di qualità di processo e di prodotto. Perciò - ha concluso - abbiamo bisogno di un piano strategico nazionale: alla politica il compito di tracciare la cornice, alle parti sociali il compito di disegnare il quadro, lavorando insieme per dire basta al lavoro che porta morte». 

 

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