Ordinanze contro La Rada di Vibo Marina, denunciati i dirigenti comunali

La struttura di proprietà dell’imprenditore Francesco Cascasi finita al centro di un contenzioso con il Comune in merito ad alcune opere ritenute abusive. Il titolare: «Fare impresa così è impossibile»

La struttura di proprietà dell’imprenditore Francesco Cascasi finita al centro di un contenzioso con il Comune in merito ad alcune opere ritenute abusive. Il titolare: «Fare impresa così è impossibile»

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Dall’imprenditore Francesco Cascasi, titolare del ristorare La Rada di Vibo Marina, riceviamo e pubblichiamo: Caro direttore, con riferimento al contenzioso in essere tra il Comune di Vibo Valentia e La Rada, ho bisogno di intervenire anche per ringraziare i numerosi attestati di solidarietà che mi stanno pervenendo in queste ore e garantire ai dipendenti della struttura e dell’indotto che faremo di tutto per mantenere il loro posto di lavoro. E’ bene chiarire fin da subito che La Rada ha ottenuto tutte le autorizzazioni da parte della Capitaneria di Porto per ogni singolo intervento edilizio realizzato, previa naturalmente trasmissione degli atti al Comune di Vibo Valentia per il parere preventivo, a proposito dei quali vorrei ricordare vi è anche quello favorevole di una dirigente comunale (Adriana Teti, ndr) che oggi, contrariamente a quanto deciso a suo tempo, ha firmato uno dei provvedimenti illegittimi sottoposti al vaglio del giudice amministrativo.

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Non solo ma La Rada ha ottenuto il placet dell’ufficio di prevenzione e igiene dell’Asp di Vibo Valentia sull’attuale stato della struttura, la cui planimetria era stata trasmessa agli uffici comunali. Di cosa stiamo parlando allora? Degli esiti di una verifica della Polizia Municipale che si è determinata ad effettuare l’accesso sui locali della La Rada a distanza di tre anni dalla sub delega disposta dalla stazione dei Carabinieri di Vibo Marina a seguito di farneticante esposto di un concorrente commerciale già denunciato e smentito dall’autorità giudiziariaPolizia Municipale che, dopo non aver adempiuto tempestivamente alla richiesta d’indagine, diviene particolarmente severa e scrupolosa, tanto da travisare la realtà dei fatti, dimenticare di citare nella sua relazione autorizzazioni esistenti, ritenere dovuti permessi finanche per opere che lo stesso Comune ha ritenuto essere di edilizia libera. Relazione della Polizia Municipale che ha trovato nei dirigenti comunali una immediata considerazione tanto da rimanere sorda ad ogni istanza di riesame anche di fronte ad errori eclatanti ma pronta invece a minacciare anche con riferimenti normativi fuori luogo la chiusura del locale.

Un esempio: la famosa terrazza ritenuta abusiva dai vigili urbani perché chiusa e coperta di tegole non solo è stata autorizzata dalla Capitaneria di Porto e dallo stesso Comune di Vibo Valentia ma, come sanno tutti coloro che hanno frequentato il locale, è ricoperta da materiale impermeabile ed è aperta da tutti i lati (foto in alto, ndr). Ho incaricato un professionista di voler fare una ricognizione su tutte le opere presenti nello stabilimento La Rada per accertare se vi fosse una qualche irregolarità urbanistica da sanare ed ho ottenuto la conferma della piena legittimità delle opere realizzate. Abbiamo cercato di far ragionare gli uffici comunali ma ogni volta che veniva trovato un chiarimento su una posizione ecco che si apriva un’altra contestazione, l’ultima quella fondata sul piano di sicurezza elaborato dal prefetto che nulla ha a che fare con le norme edilizie ed urbanistiche.

Di fronte a tale pervicacia e grave illegittimità non è rimasto altro da fare che denunciare per abuso d’ufficio i dirigenti comunali coinvolti oltre che impugnare gli atti davanti al Tribunale amministrativo. Non solo ma visto che tutta questa vicenda è frutto di una relazione gravemente carente e non rispondente all’effettivo stato dei luoghi, redatta dalla polizia municipale nell’ambito dei compiti di polizia giudiziaria delegata dal comandante della stazione dei carabinieri di Vibo Marina, abbiamo chiesto, informando il Pubblico ministero, che venga ritirata la delega alla Polizia Municipale e che la verifica sullo stabilimento fosse condotta direttamente dai Carabinieri di Vibo Marina magari con l’ausilio della Capitaneria di Porto.

E’ bene ricordare che in città si sta celebrando il processo Costa Pulita nel quale sono persona offesa, costituita parte civile, perché vittima di un tentativo di estorsione che, come formulato dagli inquirenti, è stato messo in atto con la minaccia che qualora non avesse aderito a tale richiesta, non avrebbe ottenuto i necessari provvedimenti autorizzatori per la gestione del pontile, così evocando la notorietà dell’influenza della cosca sugli apparati amministrativi competenti. Nel corso degli ultimi anni ho presentato esposti e denunce alla commissione antimafia, al ministero dell’interno, alla direzione distrettuale antimafia ed al Prefetto sui cui contenuti non posso riferire per evidenti regioni di salvaguardia delle indagini. Ricordo anche che con un’altra mia società vi è da almeno 15 anni un contenzioso con il Comune di Vibo Valentia per la realizzazione di un pontile avviato dopo che la prima amministrazione Costa ha bloccato per anni il rilascio di autorizzazioni sul porto di Vibo Marina che guarda caso hanno riguardato soltanto le mie aziende, opera per la quale era previsto un investimento di 10 milioni di euro con ricaduta occupazionale di circa 120/150 persone. Ricordo che ho dovuto attendere dodici anni perché l’amministrazione comunale riconoscesse la legittimità della mia richiesta di approvazione del progetto preliminare salvo poi nuovamente bloccare l’approvazione del progetto definitivo, tanto da costringermi ad un contenzioso davanti al giudice amministrativo nel quale vi è la richiesta di condanna del Comune di Vibo Valentia al risarcimento dei danni per tre milioni di euro.

Ricordo che ho contrastato la riqualificazione del molo paraonde, celebrata opera voluta dalla Camera di commercio, guidata da Michele Lico, e dall’attuale sindaco da realizzarsi con i fondi pubblici per circa sei milioni di euro, sia davanti al Tribunale amministrativo, visto che la sua ubicazione era prevista sull’area sulla quale vi era la presentazione di un mio progetto per la realizzazione del pontile, e sia sulla stampa per denunciare la sua inutilità e la necessità di destinare i fondi, così come è stato poi disposto dal ministero dello Sviluppo economico, per opere infrastrutturali. Fare l’imprenditore in queste condizioni è veramente difficile visto che non solo bisogna guardarsi dalla pervicace attenzione della criminalità organizzata, sono ormai innumerevoli gli attentati che la mia famiglia ha subito, ma anche da un sistema burocratico pronto a contrastare le iniziative di quanti, come me, non sono legati ad alcun sistema di potere. Gli imprenditori che avevano a suo tempo deciso di affiancarmi nell’investimento sul porto confidando nello sviluppo della nautica da diporto hanno investito in altre località mentre io stesso ho deciso di sviluppare una progetto industriale in un’altra regione non avendo trovato nel Comune di Vibo le condizioni favorevoli. La Rada in pochi anni ha raggiunto un alto livello nella ristorazione di qualità ma a quanto pare sviluppo e occupazione non sono le priorità della nostra classe dirigente.

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