Il delitto di Matteo Vinci ed i contrasti nella famiglia Mancuso (VIDEO)

Le intercettazioni, le visite dalla madre della vittima ed il tentativo di "devastare la coscienza civile dei cittadini di Limbadi". Ancora da chiarire i ruoli dei boss Diego ed Antonio Mancuso

Le intercettazioni, le visite dalla madre della vittima ed il tentativo di "devastare la coscienza civile dei cittadini di Limbadi". Ancora da chiarire i ruoli dei boss Diego ed Antonio Mancuso

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L’incredibile violenza con la quale è stato eliminato Matteo Vinci doveva servire non solo a sradicare ogni velleità di opposizione da parte di Rosaria Scarpulla e del marito Francesco Vinci a cedere a Rosaria Mancuso e Domenico Di Grillo i loro terreni, ma anche “a devastare la coscienza civile dei concittadini, fino a giungere ad una loro resa totale”. E’ quanto sostiene il pm della Dda di Catanzaro, Andrea Mancuso, nel motivare il fermo di indiziato di delitto nei confronti di sei componenti della famiglia Di Grillo-Mancuso. Una vicenda, quella dei terreni contesi, per la quale si sarebbe mosso anche il boss Diego Mancuso, fratello di Rosaria Mancuso, recandosi pure lui sul fondo di Rosaria Scarpulla “con modi – sostiene la Dda – a dir poco sospetti”. Il delitto di Matteo Vinci con l’autobomba, in ogni caso, avrebbe allontanato Rosaria Mancuso da tutti gli altri Mancuso, sia il ramo degli zii, quanto quello dei nipoti. Se ne sarebbe lamentata la stessa Rosaria Mancuso con il nipote Domenico Mancuso, alias “The Red”, figlio di Diego Mancuso, ricordandogli di essere stata abbandonata dalla famiglia dopo l’evento omicida “nonostante tutto quello che lei aveva fatto per i suoi fratelli e la famiglia più in generale”, al tempo in cui il ricercato numero uno del clan era suo fratello Giuseppe Mancuso, alias ‘Mbroghja”, il boss che sta scontando 30 anni quale mandante di alcuni omicidi. In particolare, Rosaria Mancuso lamentava a Domenico Mancuso l’atteggiamento delle figlie di Giuseppe Mancuso le quali dopo l’attentato le avrebbero tolto anche il saluto, nonostante la stessa Rosaria Mancuso avrebbe chiesto – secondo gli inquirenti – il preventivo consenso dello zio Antonio Mancuso prima di decidere per l’attentato con l’autobomba. Sul punto, però, le intercettazioni sono ancora al vaglio degli inquirenti. Di particolare importanza al fine di capire ulteriormente la spaccatura che il delitto di Matteo Vinci ha causato nella famiglia Mancuso, anche altri episodi successivi alla partecipazione di diversi esponenti della famiglia di Limbadi alla fiaccolata organizzata il 14 aprile per ricordare la vittima dell’autobomba. Il 15 maggio scorso a casa di Rosaria Scarpulla si presenta infatti ancora una volta Silvana Mancuso, figlia di Giovanni Mancuso, e Rosaria Zinnato, moglie di Luigi Mancuso. Silvana Mancuso porta quindi a Rosaria Scarpulla i saluti dello “zio Luigi che la saluta tanto”. Lo stesso Luigi Mancuso che si era recato a casa della Scarpulla il 14 aprile ma non aveva poi partecipato alla fiaccolata dicendo che avrebbe dato troppo nell’occhio e di voler evitare una “gogna mediatica”. Rosaria Scarpulla, secondo la ricostruzione dei carabinieri, avrebbe quindi ringraziato Silvana Mancuso  per i saluti inviati da Luigi Mancuso: “Grazie…ricambia…, grazie…ricambia” preoccupandosi di chiedere se Luigi Mancuso avesse capito che la Scarpulla non aveva niente contro di lui. “Lui ha capito, Luigi vero? – chiede la Scarpulla. “Ha capito che io non ce l’ho con loro?”  E Silvana Mancuso di rimando: “Assolutamente”. A rassicurare la donna, anche Rosaria Zinnato, moglie dello stesso Luigi Mancuso: “E’ giusto, che a lui bastano già i suoi problemi”.  E’ a questo punto, secondo la ricostruzione degli investigatori, che Silvana Mancuso chiede alla Scarpulla il motivo per il quale non era stata informata dei problemi con Rosaria Mancuso:  “Noi tanto amici, non mi potevate dire qualcosa?” con la Scarpulla che rispondeva: “Ah Silvana mia, cosa ti dovevamo dire, cosa dovevamo dirti, che cosa”? Sarebbe stata quindi la stessa Silvana Mancuso a spiegare alla Scarpulla che sua cugina Rosaria Mancuso “Non sente a nessuno, ma che comunque Dio c’è e chi ha commesso questo verrà punito”, esprimendo poi – secondo le dichiarazioni della Scarpulla agli inquirenti –  disprezzo nei confronti di Rosaria Mancuso anche con riferimento al fatto che quando andava presso il suo atelier aveva le scarpe sporche di fango. A portare infine le condoglianze a Rosaria Scarpulla, anche altra figlia di Giovanni Mancuso (sorella di Silvana Mancuso) ed una figlia di Romana Mancuso, quest’ultima sorella defunta di Giovanni e Luigi Mancuso. In foto: Rosaria Mancuso, il marito Domenico Di Grillo, Diego Mancuso e Antonio Mancuso

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