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Tra i beni confiscati anche il bar "Dolce vita" nel centro della Capitale. Il Tribunale ha inoltre applicato la misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di residenza nei confronti sei esponenti del clan di Porto Salvo.

Il bar "La dolce vita" nel centro di Roma
Cronaca

Colpita la holding economica dei clan del Vibonese. Beni per un valore totale di 37 milioni di euro sono stati confiscati agli esponenti della cosca Tripodi di Vibo Marina con un provvedimento emesso dal Tribunale di Vibo Valentia su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. L'operazione, portata a termine questa mattina congiuntamente dal comando provinciale dei carabinieri di Vibo e dal Nucleo di polizia tributaria, è la prosecuzione dell'inchiesta Lybra condotta dal sostituto procuratore Pierpaolo Bruni che nel maggio 2013 portò all'arresto di 20 persone.

Il provvedimento eseguito oggi ha riguardato 13 aziende, tra cui alcuni bar e ristoranti nel centro di Roma ed in provincia di Milano ed imprese edili operanti in Milano, Padova, Roma e Vibo Valentia, quote di società operanti in provincia di Bologna, Roma e Vibo Valentia, 31 immobili, di cui 10 fabbricati di pregio in Milano e Roma e 21 terreni ubicati in parte in provincia di Roma ed in parte in quella di Vibo Valentia, 13 tra automezzi industriali ed autoveicoli.

Operazione “Libra Money”, maxi-confisca al clan Tripodi

Tra i beni confiscati anche il bar "Dolce vita" nel centro della Capitale. Il Tribunale ha inoltre applicato la misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di residenza nei confronti di Nicola Tripodi per la durata di 5 anni, Sante Mario Tripodi 4 anni, Antonio Mario Tripodi 4 anni e 6 mesi, Salvatore Vita per 4 anni, Francesco Comerci per 4 anni e Massimo Murano per 3 anni.

Ricordando la recente sentenza emessa dal gup di Catanzaro che ha riconosciuto l'esistenza del clan Tripodi, il Tribunale vibonese sostiene che gli elementi raccolti dalla Dda «formano un granitico compendio probatorio idoneo a fondare il convincimento della esistenza di un sodalizio criminoso ben radicato e operante sin dagli anni ‘90». Un gruppo criminale che aveva concentrato la sua azione nelle attività economiche, in particolare gli inquirenti hanno accertato l'utilizzo da parte del clan Tripodi di «imprese operanti nel settore edile volte al controllo illecito delle attività economiche legate agli appalti pubblici avvalendosi della forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo».

In pratica per il Tribunale di Vibo non c’è dubbio che «le attività di impresa siano utilizzate per coprire le attività illecite alle quali è finalizzata l'organizzazione criminale» capeggiata da Nicola Tripodi. I particolari dell'operazione sono stati illustrati in una conferenza stampa cui hanno partecipato il procuratore vicario Giovanni Bombardieri, l'aggiunto Vincenzo Luberto, il comandante provinciale dei carabinieri di Vibo, Daniele Scardecchia e il colonnello della guardia di finanza Carmelo Pallaria. Il procuratore Bombardieri ha voluto sottolineare come il provvedimento di oggi si inserisca in una «più ampia strategia messa in campo dalla Dda di Catanzaro e volta a colpire i patrimoni della 'ndrangheta. Tutto quello che è accumulato illegalmente deve essere sottratto ai clan». (Agi)

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Lacnews24.it
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