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L’amicizia tra un uomo e il suo labrador è più forte della malattia. Ogni giorno lo porta a spasso su un carrello e dice: «Io non faccio nulla di straordinario, gli anormali sono quelli che usano violenza sugli animali» 

Tonino Vitale e il suo Dylan
Cronaca

Quelle immagini riprese a distanza attraverso uno smartphone e postate su Facebook hanno commosso il web. Una grande storia d’amore, d’amicizia, tra l’uomo e il suo cane. Più forte del tempo che passa, più forte della malattia. Certo, Tonino Vitale non è l’anziano padrone che i social e i media nazionali hanno descritto. E’ un uomo vigoroso, nel pieno della maturità. Già, perché ci vuole forza per fare ciò che tutti i giorni fa, per il suo amico Dylan. Ci vuole forza fisica, d’animo. Ci vuole cuore. «Non faccio nulla di straordinario - dice - mi ha sorpreso tutto il clamore che c’è stato dopo che quel video è finito su Facebook. Per me è una cosa normale, gli anormali sono quelli che non hanno amore per gli animali, quelli che pensano che un cucciolo sia un giocattolo da regalare ai bambini. Gli anormali sono quelli che usano la violenza. Io sono normale. E non ho voluto far rimuovere quel video, così come accetto di rilasciare questa intervista, solo perché spero di sensibilizzare coloro che non hanno questa sensibilità». Dylan è un Labrador, vecchio lui sì. Ha tredici anni. Affetto da una grave forma d’artrite non riesce più muovere le zampe posteriori, a fatica muove quelle anteriori. Ha il cuore debole, il respiro affannoso

Anche abbaiare, manifestare le sue emozioni, è per lui così faticoso. Ma Tonino se ne prende cura. Lo cura, lo accudisce, ogni giorno. Esce di casa, al mattino e alla sera, quando il sole brucia meno, solleva il suo Dylan, lo adagia su un carretto di metallo e lo accompagna per un giro dell’isolato. Vibo Valentia, zona residenziale di via Sant’Aloe, così tutti i giorni. Tonino vuole che il suo amico viva serenamente il tempo che gli resta. E vuole stargli vicino, così come Dylan gli è stato accanto, nei momenti più difficili della sua vita. «Per me, per mia moglie, che è una donna straordinaria, e che si è affezionata a lui ancor più di me, è come se fosse un figlio». Dylan - «in realtà, Dylan Dog», precisa il suo padroncino - apparve in casa Vitale tredici anni fa. Se ne prendevano cura i figli di Tonino, Viktor e Christian, che poi, giunto il tempo di prendere la propria strada, lasciarono casa dei genitori, affidati così proprio all’amore di quel Labrador. «Arrivò in un periodo particolare - ricorda Tonino -. Avevo appena perso mio padre. Certo, non ho mai pensato che Dylan potesse sostituire mio padre, ma mi è stato di grande conforto». 

Un amico fedele, un uragano di tanto in tanto. E giù a sorridere, pensando a quella volta che mise a soqquadro il giardino, sradicando perfino un albero. Col tempo, s’è educato: «Un soldatino, in casa… Merito di mia moglie». Già, un uragano, Dylan. Come Marley, il cane di Jhon Grogan, autore del romanzo autobiografico che ha ispirato il celebre film con Owen Wilson e Jennifer Aniston.  «Un cane - scriveva Grogan - non se ne fa niente di macchine costose, case grandi o vestiti firmati... Un bastone marcio per lui è sufficiente. A un cane non importa se sei ricco o povero, brillante o imbranato, intelligente o stupido... Se gli dai il tuo cuore, lui ti darà il suo. Di quante persone si può dire lo stesso?». Dylan e Marley, stessa razza. Capaci di un amore infinito. 

«Non potrò mai dimenticare quando mia madre è stata male - racconta Tonino -. Poi lei è morta. E Dylan è stato con me, sempre al mio fianco, per due mesi, in silenzio, al suo capezzale». Quel che fa per l’amico che due delle sue quattro zampe non le muove più è normale. E’ faticoso prenderlo in braccio, stare attento affinché non soffra, poggiarlo su quel carretto. Un bell’allenamento quotidiano. «Per Dylan però è importante. Gli piace uscire, sentire gli odori, vedere il gatto, il suo amico gatto… Gli piacciono le cagnoline. Perché sarà pure malandato, ma l’appetito sessuale non l’ha perso… Anche se lui la sua vita sessuale l’ha avuta e pure soddisfacente credo… E’ papà di diversi cuccioli». Negli ultimi giorni la routine è cambiata per via di una piacevole visita, quella dei cinofili della polizia. Un omaggio del questore Andrea Grassi in persona: «E’ stato bellissimo, veramente un pensiero splendido, del quale siamo davvero grati al questore, alla polizia e ai cinofili. Dylan ha giocato, s’è divertito, sono stati davvero bei momenti». Per lui contano le piccole cose. Il suo mondo è questo: questa passeggiata, la palla che mordicchia, il rancio quotidiano… E dopo Dylan? Ci sarà un altro Dylan? «Non mi ci fate pensare… No, non ci sarà…».

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