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Sull’inferriata l’annuncio di chiusura per “ottemperare all’invito di sua eccellenza monsignor Luigi Renzo”. Davanti all’ingresso della Fondazione la protesta di alcune fedeli nell’anniversario della “morte apparente” della mistica con le stigmate 

Il cartello comparso sul cancello della Villa della Gioia
Cronaca

“Oggi 26 luglio la Fondazione resterà chiusa per ottemperare all’invito di Sua eccellenza monsignor Luigi Renzo che non ritiene opportuno che sia svolta alcuna manifestazione al suo interno”. Questa la comunicazione che campeggiava ieri su un foglio affisso sul cancello d’ingresso chiuso della “Villa della Gioia” di Paravati. Una frase che a tanti è apparsa come una frecciata indirizzata al vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, “reo” di aver invitato la Fondazione “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime” a non svolgere funzioni pubbliche in occasione dell’anniversario della “Giornata della Promessa”, tesa a ricordare uno dei momenti più significativi della vita di Natuzza Evolo, la mistica con le stigmate morta nel giorno di ognissanti del 2009. 

L’invito del presule, è frutto della mancata attuazione delle riforme dello statuto da lui richieste e del conseguente annullamento del decreto di religione e di culto alla Fondazione attuato nel 2017. Da qui la sottolineatura di monsignor Renzo, che Natuzza “non può essere oggetto in nessun modo di culto pubblico fino a quando la Chiesa non riconosce ufficialmente le sue virtù eroiche”. Ieri, dunque, a differenza di tutti gli altri giorni dell’anno in cui non vengono svolte funzioni religiose pubbliche, ma i cancelli rimangono aperti per la visita alla “Villa della Gioia”, la porta principale d’ingresso è rimasta chiusa. Da qui la lamentela nei confronti di monsignor Renzo, in loco e a livello mediatico, di alcuni pellegrini giunti per l’occasione in questa sparuta terra di Calabria, attratti dal carisma di “Mamma Natuzza”.

La “Giornata della Promessa”, come detto, ha rappresentato una delle tappe fondamentali della vita della mistica. Nello specifico, era il mese di luglio del 1940, allorquando la Madonna avrebbe predetto a Natuzza la sua “morte apparente”. Non comprendendo il significato del termine “apparente”, l’umile donna confidò a chi le stava vicino che il 26 dello stesso mese sarebbe deceduta e, finalmente, andata in cielo con il suo Dio. Quel giorno a Paravati si precipitò uno stuolo di gente, tra cui vari corrispondenti di testate giornalistiche nazionali. La mistica cadde in un sonno profondo durato ben sette ore, assistita da numerosi medici che ne seguirono le varie fasi. «Quello - confiderà più tardi Natuzza - è stato il giorno più bello della mia vita. Mi sono ritrovata in un posto bellissimo, in Paradiso, al cospetto di Gesù. Mi ha chiesto di portare a lui le anime, di amare e di compatire, di amare e di soffrire. C’era una luce bellissima, il Signore predicava e tutti gli altri pregavano. Tra i presenti - racconterà ancora - molta gente sollevata da terra, disposta su quattro, cinque lunghe file, tante anime di defunti con il viso per terra e in ginocchio che pregavano, altre avvolte in una grande luce».

Lacnews24.it
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