giovedì,Luglio 29 2021

I trent’anni dello Squadrone eliportato cacciatori Calabria: un orgoglio per l’Italia intera

Da Vibo messaggio fortissimo del generale Paterna: «Prima di essere uomini delle forze speciali, noi siamo carabinieri». Presente, assieme ai vertici territoriali dell’Arma, anche il giornalista sotto scorta Massimo Giletti

I trent’anni dello Squadrone eliportato cacciatori Calabria: un orgoglio per l’Italia intera

Sono gli uomini che catturarono Peppe Morabito ’u Tiradrittu di Africo, Pasquale Condello, detto “il Supremo” di Reggio Calabria e Gregorio Bellocco, alias “il Lupo solitario” di Rosarno. E centinaia di altri latitanti e capi mafia. Quelli che battono i sentieri e le scarpate impervie dell’Aspromonte, che stanano i bunker nelle viscere di Platì, San Luca e Natile di Careri. Con una cerimonia sobria, ma impreziosita dalla presenza e dall’appassionato intervento del comandante della Legione Carabinieri Calabria Andrea Paterna, lo Squadrone eliportato cacciatori di base a Vibo Valentia ha festeggiato i suoi trent’anni d’attività.

Nata su impulso di uno degli uomini del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, l’allora comandante regionale dell’Arma Nicolò Bozzo, l’unità speciale dell’Arma – grazie alle sue imprese – oggi è un orgoglio per le forze armate del Paese. Presenti alla cerimonia anche i vertici del comando provinciale di Vibo Valentia: dal colonnello Bruno Capece, il tenente colonnello Alessandro Corda, il maggiore Alessandro Papuli, il maggiore Gianfranco Pino. Ad omaggiare i Cacciatori anche il giornalista e conduttore tv Massimo Giletti, da tempo sotto scorta.

Una carriera da ufficiale nelle forze speciali, ex testa di cuoio del Gis, il generale Paterna si è rivolto con orgoglio ai “suoi” Cacciatori, in picchetto davanti al capitano Ivan D’Errico: «So come ci si sente a fare parte di una unità speciali. Ci si sente più forti fisicamente e mentalmente, ci si sente più preparati, migliori in tutto, migliori degli altri. E questo ti porta ad affrontare quasi con sfrontatezza la vita. Ma noi, prima di essere degli incursori, prima di essere uomini delle forze speciali, siamo carabinieri. Ed essere carabiniere significa essere esempio di coraggio, lealtà, onestà. Noi non abbiamo bisogno solo di bravi incursori, di bravi Cacciatori, abbiamo bisogno invece di carabinieri incursori, di carabinieri cacciatori».
L’intervento del generale Paterna è stato preceduto da quello del capitano Ivan D’Errico, attuale comandante dello Squadrone, che ha ringraziato i cacciatori, con i quali ha condiviso fatica, sacrificio, successi che hanno dato lustro all’intero Corpo.

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