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Sigilli a cinque appezzamenti di terreno a Parghelia nelle adiacenze del villaggio Baia Tropea Resort. Da Nicotera a Gioia Tauro, la “scalata” del 71enne ritenuto vicino ai clan Piromalli e Mancuso

Cronaca

Beni per un milione e mezzo di euro sono stati sequestrati all’imprenditore Nicola Comerci, 71 anni, originario di Nicotera, residente a Gioia Tauro, ma con interessi imprenditoriali nel settore turistico a Parghelia. Il sequestro si inquadra in un’attività di indagine della polizia contro il clan Piromalli di Gioia Tauro al quale l’imprenditore è ritenuto vicino. Il sequestro è stato emesso dalla Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria. All’imprenditore si contestano anche rapporti e legami con il clan Mancuso di Limbadi e Nicotera e pure con i De Stefano di Reggio Calabria e il clan di Franco Coco Trovato attivo in Lombardia.  Il Tribunale aveva già disposto a ottobre 2016 il sequestro di numerosi beni mobili, immobili e società, ubicati nelle province di Reggio Calabria, Vibo Valentia, Bologna e Roma, per un valore di 50 milioni di euro, tra cui l'intero capitale sociale e il patrimonio aziendale della Blue Paradise Srl, prestigioso villaggio turistico a Parghelia di Vibo Valentia, noto come Baia Tropea resort. Dall'attività svolta è emerso il ruolo di Comerci nell'ambito di un procedimento avviato dalla Procura di Vibo Valentia, volto ad accertare eventuali responsabilità penali relative alla produzione Rai della fiction "Gente di mare". Ai fini dell'individuazione di una struttura alberghiera da utilizzare per la fiction, era stato fatto espresso riferimento a Comerci, quale proprietario del villaggio "Blue Paradise" a Parghelia, definito quale 'delfino dei Piromalli'. I responsabili di produzione Rai furono costretti, spiegano gli investigatori, a rivolgersi a Comerci, nonostante un imprenditore concorrente avesse presentato un'offerta di servizi più vantaggiosa sotto il profilo economico. Sotto sequestro ora cinque appezzamenti di terreno di fatto ricompresi all'interno o nelle adiacenze del perimetro del complesso turistico "Baia Tropea resort". Comerci era finito in carcere nell’ambito della seconda fase dell’operazione antimafia denominata “Provvidenza” contro il clan Piromalli, definito dalla Dda di Reggio Calabria “il più influente dell’intera ‘ndrangheta calabrese”. Nicola Comerci avrebbe creato un impero economico nel settore turistico-ricettivo avvalendosi dei capitali e della protezione dei Piromalli di Gioia Tauro, offrendo in cambio ricovero per i latitanti del clan, favorendo investimenti nel settore immobiliare attraverso l’inserimento di ditte di riferimento del sodalizio nelle forniture alberghiere. Collegamento che sarebbe emerso in modo ancora più palese – secondo gli inquirenti – in occasione del tentato omicidio del figlio Andrea, avvenuto nel giugno 2015 a Parghelia. Un episodio che avrebbe spinto Nicola Comerci a rivolgersi ad esponenti della cosca Piromalli per giungere all’individuazione dell’autore dell’azione delittuosa. La vicenda processuale si incrocia anche con il parallelo procedimento di prevenzione, attualmente pendente dinanzi al Tribunale di Reggio Calabria, Sezione Misure di Prevenzione, nell’ambito del quale nel novembre scorso, allo stesso imprenditore sono stati sequestrati beni per 50 milioni di euro. Comerci avrebbe inoltre avuto rapporti con il clan La Rosa di Tropea ed i Mancuso di Limbadi e Nicotera, gestenso un villaggio turistico a Parghelia.  Nel marzo scorso, la Suprema Corte di Cassazione per la seconda volta ha però accolto i rilievi del collegio difensivo formato dagli avvocati Giovanni Vecchio e Vincenzo Nico D’Ascola, ordinando un nuovo giudizio sulla misura cautelare adottata nell’ambito dell’operazione “Provvidenza” contro il clan Piromalli. Nel luglio scorso è infine ritornato in libertà avendo il Riesame annullato l’ordinanza di custodia cautelare. Nel novembre 2016, allo stesso imprenditore erano stati sequestrati beni per 50 milioni di euro. Dal 10 marzo 2016 Nicola Comerci, unitamente ad altri componenti del suo nucleo familiare, è inoltre indagato dalla Procura di Vibo Valentia per i reati di bancarotta fraudolenta e bancarotta documentale, scaturiti da un’indagine degli inquirenti vibonesi sul fallimento della società “Blue Paradise” di Parghelia.

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